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“Per quest’anno, non cambiare… Stessa spiaggia stesso mare …” diceva una famosa canzone italiana… L’abitudine, la solita routine che può far piombare in un loop continuo e quasi angosciante, spesso fa meno paura del cambiamento. Ma chi può dire che cambiare fa sempre male? Tutt’altro: il cambiamento, molte volte, fa bene. Eccome!

Sarà l’adrenalina di un possibile salto nel vuoto. O sarà la fame della novità. Una cosa è certa: in questo avvio del 2016 tanti professionisti del Tour hanno dimostrato come cambiare possa stravolgere – in meglio – la carriera golfistica . Ad es. Phil Mickelson, che – abbandonato Butch Harmon, non uno qualunque … anzi – si è tuffato in una nuova avventura professionistica con Andrew Getson, “uno quasi qualunque” fino a ieri, senza alcuna offesa. I fatti parlano chiaro, Phil ha cambiato e dopo due anni di silenzio sul Tour, nel 2016 ha già ottenuto tre top 10 in sei tornei giocati.

Ora però, nessuno più di Adam Scott può provare quanto faccia bene il cambiamento. Dopo quasi tre anni dalla vittoria del Masters – l’ultima sul PGA Tour – l’australiano è tornato a vincere e l’ha fatto persino per due settimane consecutive. Nonostante infatti aver dovuto abbandonare l’anchored putter perché bannato dal Tour, Scott ha dimostrato che, tutto sommato, anche il putter corto gli calza a pennello, stravolgendo così ogni aspettativa.

C’era chi pensava che sarebbe riuscito ad abituarsi  solo dopo mesi e con grande fatica. E c’era chi non lo considerava più un grande campione. Ma il golf è così, quando meno te lo aspetti stravolge ogni previsione e rimescola le carte in gioco. È successo ancora e questa volta è successo a Scott. Che non solo ha cambiato il putter, ma nel 2015 ha anche cambiato caddie. Per la precisione non totalmente: ha deciso, infatti, di contare su David Clark per la maggior parte della stagione 2016 ma con esclusione dei Major, durante i quali sarà affiancato dal fidato Steve Williams.

E i risultati comunque si vedono: ha vinto lo scorso weekend all’Honda Classic e ha vinto anche questo ultimo weekend a Doral. Aveva iniziato l’ultimo giro del WGC Cadillac Championship con tre colpi di svantaggio dal leader Rory McIlroy e sul tee della 6, con ancora 13 buche da giocare, aveva sei colpi di svantaggio. Colpa di due brutti bogey alla 3 e alla 5, entrambi par 4 ed entrambi frutto di colpi finiti in acqua. Ma Scott dalla buca 6 ha ricominciato la sua rimonta, incitato dal suo nuovo caddie David Clark, anch’egli parte del cambiamento subito dal giocatore.

Un copione simile a quello della scorsa settimana quando, nonostante i quattro colpi di svantaggio durante l’ultimo giro, è riuscito a recuperare portandosi in vantaggio di un colpo su Sergio Garcia e a vincere l’Honda Classic. È andata più o meno così anche questa volta, quando Scott ha conquistato due birdie alla 6 e alla 8, segnandone poi altri quattro nelle seconde nove. E, complice anche la negativa giornata di Rory McIlroy, Scott ne è uscito ancora vincitore.

Due vittorie consecutive, tredici sul Tour e un segno inequivocabile che il cambiamento a Scott fa bene eccome.

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