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Un po’ di altalena, un po’ di tensione, ma, al tramonto della prima, lunghissima giornata dell’Open Championship Molinari col suo -2 e. Manassero col suo -1 hanno lasciato Troon quantomeno sereni, se non pienamente soddisfatti. Bene in avvio Matteo, con l’eagle della 6, dopo 5 par, ottenuto stampando in asta un ferro 4 da circa 220 metri. Un birdie alla 7 lo ha proiettato subito in alta classifica, ma son bastate due sole buche sbagliate in tutta la giornata a complicare la situazione. Doppio al “Postage Stamp”, il terribile par 3 di 120 metri con i bunker a “vasca da bagno”: Matteo ci è finito dentro e ha dovuto per forza uscirne di lato: swingare in una vasca da bagno sabbiosa è tecnicamente impossibile se la pallina è vicina alla parete posteriore. Poi il triplo alla 11, la buca più difficile del campo, un tempo par 5 anche per i pro, oggi insidiosa e lunga. Fa rabbia che, in realtà, Matteo avesse tenuto in pista il delicato tee shot per poi spedire fuori limite il secondo. Ma quello che più conforta in questo suo ritorno al futuro dopo la lunga, angosciosa crisi è la capacità di metabolizzare gli errori e di ripartire. E ripartire, stavolta, avendo davanti le buche più delicate del campo non era facile. Invece, in particolare con la tripletta di birdies dalla 14 alla 16, Matteo ha risistemato lo score, disponendosi a una seconda giornata meno complicata. Considerando anche che il tempo non sarà così clemente: un’intera giornata asciutta, di sole caldo e con poco vento (quasi nullo nel pomeriggio: e quel marpione di classe chiamato Mickelson ne ha approfittato in pieno, sparando il suo 63) non è roba che in Scozia capiti di frequente.
“Meglio di così- commenta infatti Francesco Molinari dopo aver consegnato il suo score di -2 – le condizioni meteo non potevano essere. Dobbiamo aspettarci di peggio da domani.” L’altalena ha oscillato anche per lui, ma al contrario: subito male, poi decisamente bene. Alla 2 è successo l’incredibile: “Prima un socket dal tee – ricostruisce Chicco – che ha spedito la pallina in un bunker di fairway mai considerato perché normalmente non entra in gioco. Uscita forzatamente corta, poi flappa col ferro 8. E ancora approccio e due putt.” Totale, doppio bogey a mettere subito la strada in salita. Ma Chicco, non da oggi, ha la capacità di rigenerarsi in corsa e con pazienza ha risistemato tutto, fino a sfiorare il -3 finale con un ferro chirurgico a meno di due metri dall’asta della 18: “Ma la pallina non ha voluto scendere sulla pendenza come avevo immaginato e mi son fermato a -2″. Che, per come si erano messe le cose, non è niente male. E, per inciso, quella 18 è la stessa che, con un’incredibile sbordata, ha negato a Mickelson il 62 che sarebbe stato record assoluto in un Major.
Più di un’evoluzione in altalena si è fatto Stefano Mazzoli, il bravissimo amateur di Monticello. Issatosi presto sul -2, ha pagato dazio, come tanti, sulle seconde, finendo a +5. È andato via amareggiato, ed è comprensibile. Ma sta facendo una grande esperienza e, per scherzare, è divertente pensare che non abbiano aiutato la sua concentrazione gli smaglianti pantaloni costellati di ananas indossati da John Daly che giocava con lui. E che, alla fine, ha tirato un solo colpo in meno di Stefano. Chi l’ha detto che l’ananas fa bene ?
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