franco chimenti

Agli Stati Generali del Golf, convocati a Milano, il Presidente parla del passato e del futuro della “missione impossibile” e rivela: “Non aumenterò il costo delle tessera federale”

Quando riesci a realizzare un’impresa come l’assegnazione della Ryder Cup a Roma, dopo quasi due anni di lavoro intenso, difficile, altamente professionale, ne hai di cose da raccontare. E infatti di cose ne ha raccontate tante, Franco Chimenti, il presidente “visionario” che ha compiuto la missione impossibile e condotto in porto un’avventura destinata alla storia non soltanto del Golf, ma di tutto lo sport italiano. Le ha raccontate a lungo, con dovizia di particolari e quel suo stile autoironico che intriga l’uditorio anche quando la narrazione si fa torrenziale. E l’uditorio, radunato a Milano per questi “Stati Generali del Golf” convocati proprio per avviare la fase due dell’operazione-Ryder, era composto essenzialmente da dirigenti e Presidenti di Circolo che hanno rivissuto con Chimenti i tanti momenti, spesso difficili, che hanno portato al successo. Memorabili alcune “pennellate” presidenziali sui passaggi più delicati, come l’arrivo in extremis delle garanzie governative a due ore dall’ultima scadenza, gli slittamenti di data di presentazione delle garanzie (fondamentali per non rinunciare e “magicamente” verificatisi: con quel “magicamente” più volte sottolineato da Chimenti con una punta, e anche più di malizia), la telefonata al Presidente del Coni Malagò svegliato alle 4 di notte per comunicargli l’intenzione di mettere sul piatto l’ultimo, decisivo rilancio che ha portato a 7 milioni l’impegno per il montepremi dell’Open d’Italia dal 2017 al 2027. Un fuoco d’artificio di ricostruzioni che hanno ampiamente reso l’idea di un percorso accidentato e pericoloso, ma affrontato con una squadra vincente che ha costruito il successo, contro ogni pronostico.

Ma, celebrata la realizzazione del sogno, è ora di mettersi al lavoro, tutti. “Non abbiamo vinto niente se non vince il Golf italiano” ha scandito Chimenti che non ha nascosto le difficoltà di crescita che il nostro sport continua a lamentare. “Abbiamo pensato per anni di portare la gente al Golf; è ora invece di portare il Golf alla gente. E’ l’ultima spiaggia e insieme una grandiosa opportunità per far lievitare una buona volta il numero degli iscritti. Abbiamo degli studi condotti da società specializzate che ritengono possibile, da qui al 2022, di triplicare le cifre attuali. Sappiate però – ha detto chiaramente il presidente – che tutti i club devono a questo punto attuare una seria politica per la crescita.”

Chimenti ha annunciato che non ha ritoccato e non ritoccherà il costo annuo della tessera federale, come ha fatto, ad esempio, la Francia da che si è assicurata l’edizione 2018 e ha tratteggiato anche le prime mosse di questa lunga fase due del progetto Ryder. Sono già stati chiusi accordi con due quotidiani sportivi che prevedono la disponibilità di una pagina, al sabato, per tutte le settimane dell’anno da sfruttare per comunicare il Golf. Con Sky Tv è stato stipulato un accordo che prevede la trasmissione di 1300 spot che potranno essere utilizzati da tutte le regioni. Verrà costituita quanto prima una Commissione di Presidenti seriamente intenzionati a lavorare su un progetto per il Golf con la partecipazione anche dei Presidenti della PGAI, dei Tecnici, di Golfimpresa. Inoltre, per l’Open d’Italia che dal 2017 diventerà il più ricco torneo europeo dopo l’Open Championship, Chimenti ha chiesto ai Presidenti di segnalare la disponibilità di quei Circoli disposti a ospitarlo. In breve si vuol compilare una “short list” per poi arrivare alla designazione.

C’è tanto, tantissimo da fare e l’intenzione è di coinvolgere in questo intenso lavoro di rilancio professionalità specifiche e altamente qualificate. “La Ryder a Roma è come un motore potentissimo che adesso abbiamo per imprimere finalmente un’accelerazione forte alla crescita” ha detto Marco Durante, Consigliere Federale e componente tra i più impegnati del Comitato che ha lavorato alla costruzione della candidatura. Si tratterà di sfruttarlo al meglio, quel motore.

Lavinia Biagiotti, che ospiterà la Ryder nel campo di famiglia, il “Marco Simone”, è stata parte attivissima, entusiasta e coinvolta di quel comitato e ha brevemente accennato a un articolato progetto da lei già elaborato per sfruttare tutte le potenziali attrattive del golf (non solo quelle della classica cadenza di gare). Ha le idee molto chiare, si avvale della collaborazione di specialisti del marketing, e nutre l’orgoglio per un traguardo tagliato quando tutto sembrava remare contro: e infine, aspetto non secondario, lavora col cuore nel ricordo di suo padre, che volle fermamente far nascere il Marco Simone.

“Non ho mai voluto pensare a un piano B – ha confessato infine Franco Chimenti – che contemplasse l’ipotesi di un nostro insuccesso nella corsa alla candidatura. Sono stato, lo riconosco, testardo e quasi maniacale ma ero e resto convinto che, senza la Ryder, un futuro migliore per il Golf italiano non avrebbe potuto realizzarsi. Ora abbiamo una meravigliosa bicicletta, ma dobbiamo pedalare. Tutti.”

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