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Nel golf, così come in ogni altra area dell’esistenza, le peak-performance sono il risultato di una complessa combinazione tra accettazione di ciò che sfugge al nostro controllo e ciò su cui possiamo esercitarlo.

Se, infatti, nel gioco possiamo esercitare un controllo sulla qualità della nostra preparazione, possiamo assicurarci che la nostra convinzione ed impegno siano ai massimi livelli e possiamo essere completamente coinvolti rispetto alla sfida che stiamo affrontando sul campo da golf, ci sono tuttavia degli aspetti che, nonostante la nostra volontà, ci sfuggiranno sempre, presentandosi come degli spiacevoli imprevisti.

Elementi quali il clima, le condizioni atmosferiche, la velocità dei green, il tipo di terreno, la difficoltà del campo, la presenza di rumori inaspettati, il trovare la propria palla in un divot e così via, sono tutti fattori che pur potendo esercitare un’influenza sulla nostra prestazione, sfuggono totalmente al nostro controllo, impedendoci di poter fare concretamente qualcosa per poterli modificare, se non indirizzando le nostre energie verso ciò che, al contrario, possiamo cambiare, migliorare o modificare.

Nel golf, e nello sport in generale, è quindi fondamentale allenare la nostra mente ad affrontare “le cose giuste”, ossia quelle per cui valga realmente la pena spendere tempo e risorse per poter ottenere un buon risultato, considerando, pur senza fossilizzarsi, ciò per cui non possiamo fare nulla.

Riuscire ad affrontare situazioni difficili, altamente stressanti, che presentano una certa quota di imprevedibilità, come accade quotidianamente su un campo da golf, soprattutto in condizioni di gara, ha molto a che vedere con il concetto di resilienza.

Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente gli eventi, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.

Nello sport questa qualità può essere intesa come la capacità di persistere nel perseguimento di obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli eventi negativi che si incontreranno sul cammino (ad esempio recuperare uno score soddisfacente dopo una buca nella quale sono stati persi molti colpi, o risalire la classifica nonostante una prima giornata di gara negativa).

Il giocatore resiliente presenta una serie di caratteristiche psicologiche inconfondibili: è un ottimista e tende a “leggere” gli eventi negativi come momentanei e circoscritti, ritiene di possedere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull’ambiente che lo circonda, è fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato, tende a vedere i cambiamenti come una sfida e come un’opportunità, piuttosto che come una minaccia e di fronte a sconfitte e frustrazioni è capace di non perdere la speranza. Tutto ciò lo rende quindi estremamente performante sul campo, cercando di dare il meglio di sé in qualsiasi circostanza, come ci ricorda Tiger Woods: “E’ uno sport solitario (…) questa è una delle cose più difficili (…) ed è anche una delle cose migliori del gioco del golf. Quando sei su, nessuno ti può rallentare. Quando sei fuori, nessuno ti viene a prendere. E’ duro ma devi affrontarlo”.

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