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La costante ricerca di una performance al di sopra delle proprie possibilità può spingere l’atleta a sperimentare uno stato di continua tensione al di fuori della comfort zone. Questa continua spinta al miglioramento può favorire nella popolazione sportiva una tendenza perfezionistica che, associata alla preoccupazione di dovere raggiungere massimi livelli sia gara che in allenamento, può portare ad uno scadimento della performance e favorire un senso di crescente insoddisfazione.

In particolare, tra le situazioni di rischio più frequenti possiamo individuare il chocking, ossia un processo che porta ad un deterioramento della prestazione in un momento critico del gioco (v. impossibilità di mettere un colpo in pista in una gara particolarmente sentita). Esso può manifestarsi attraverso un deterioramento del timing e della coordinazione, un irrigidimento muscolare, una certa fretta nell’eseguire la routine ed il gesto tecnico (rushing) ed un’incapacità di concentrarsi su ciò che è importante in quel momento. Tra le situazioni che il golfista può trovarsi a vivere in questi momenti possiamo individuare una distorsione delle distanze a causa di illusioni ottiche, una difficoltà, durante la gara, nel riconoscere l’entità dell’errore commesso od un’impossibilità nel ricordare il gioco secondo la corretta sequenza.

L’atleta in questa situazione si trova nella condizione di non riuscire a riprendere da solo il controllo su ciò che deve fare; è quindi necessaria un’assistenza esterna che interrompa lo stato mentale provocato dal chocking attraverso uno stop (v. caddie). Il chocking può essere provocato da un’eccessiva preoccupazione per la situazione di gara, ad esempio in competizioni particolarmente sentite (quindi da un focus attentivo non orientato sul target corretto) o da un’attenzione eccessiva sull’esecuzione del gesto tecnico.

Un fenomeno simile ma differente per durata è lo slump. Esso consiste in un notevole scadimento delle prestazioni, sia dal punto di vista fisico che mentale, per un periodo piuttosto prolungato di tempo. Può essere provocato da fattori differenti: fisici, quali cattive condizioni fisiche o infortuni, oppure tecnici, come cambi d’impostazione od un aumento del livello di difficoltà della competizione, sproporzionato rispetto alle risorse attuali.

Lo slump può essere affrontato lavorando sul pensiero positivo, sulla fiducia nelle proprie capacità (self-efficacy) e favorendo la possibilità di beneficiare di un maggiore supporto sociale nei confronti dell’atleta da parte dello staff, della famiglia e delle persone a lui care.

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