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Da oggi inizia ufficialmente la settimana del Masters e la domanda che occuperà la mente dei tanti patrons – o più comunemente spettatori – sarà una sola fino alla fine della settimana: chi vincerà? Difficile prevederlo anche affidandosi a studi approfonditi di statistica e di probabilità. Quello che sappiamo è che l’80esimo Masters di quest’anno vedrà scendere in campo molti tra i migliori giocatori al mondo, tutti ‘stra’ favoriti.

Una lista lunghissima nella quale, se è impossibile pescarne il prossimo vincitore… potrete cercare di indovinare, scommettendo con amici o parenti, chi sarà il migliore.

Henrik Stenson. Partito in sordina durante questo 2016, nelle ultime due settimane ha ottenuto un terzo posto all’Arnold Palmer Invitational e un secondo posto allo Shell Houston Open conclusosi ieri. Non sarà tra i più forti in campo ma può vantare nel proprio palmarès un secondo posto al The Open Championship, un terzo posto al PGA Championship, una vittoria alla Race to Dubai e alla FedEx Cup. Il tutto avvenuto in un solo anno: il 2013.

Justin Rose. Si è vero, nel 2016 il campione inglese è partito decisamente sotto i suoi standard. Sesto a Pebble Beach e nono all’Arnold Palmer Invitational: non è certo quello a cui ci ha abituato Rose. Ma nonostante questo, stiamo parlando del campione dello U.S. Open 2013, che lo scorso anno al Masters ha chiuso secondo con uno score totale di -14. È stato l’unico a tenere testa a Spieth, tenendo in sospeso un esito quasi scontato. E anche se in 10 apparizioni ad Augusta ha ottenuto sei giri sopra il par… perché questa volta non dovrebbe sorprenderci?

Phil Mickelson. Quello di Lefty è un 2016, che ha un sapore di prossimo ritorno. Nonostante i suoi 46 anni, ha chiuso quinto a Doral, con ottimi score simili ai suoi abituali. All’At&T Pebble Beach ha mancato la vittoria, per colpa di un putt sbagliato da un metro e mezzo che non lo ha portato al playoff, ma ha comunque dimostrato grande solidità di gioco e voglia di tornare a vincere. Merito anche del suo nuovo allenatore, Andrew Getson. Non dimenticate anche il fatto che Lefty ad Augusta si sente proprio a casa: lo scorso anno ha chiuso in seconda posizione e in carriera ha ottenuto 15 top 10.

Dustin Johnson. Genio e sregolatezza. La riprova che non serve tirare la pallina a 290 metri se poi sbagli i putt da un metro, per vincere lo U.S. Open. Tanto meno per il Masters , nonostante il percorso di Augusta sia adatto ai grandi colpitori. Nel 2015 si è trovato due volte a competere contro Jordan Spieth e ha perso in entrambi i casi. Ha aperto il Masters in testa, ma il sabato ha chiuso in 73 colpi perdendo la strada verso la Green Jacket. Allo U.S. Open è andata ancora peggio: ha conteso la vittoria fino all’ultimo putt della 18, mancandolo. Nonostante non abbia ancora vinto un Major, non si può dire che non sia forte. Ha chiuso ieri in terza posizione lo Shell Houston Open e nel 2016 ha ottenuto altre tre top 10. Che sia questa la volta buona?

Rickie Fowler. È un nome caldo. Quinto nell’Official World Golf Ranking, è uno dei giocatori più forti al mondo a non aver ancora vinto un Major. Il gioco c’è e i risultati pure, anche per merito del coach Butch Harmon. Lo scorso anno ha conquistato il The Players Championship e quest’anno, dopo la vittoria sullo European Tour all’Abu Dhabi HSBC Championship, ha ottenuto sul PGA Tour un secondo posto, un sesto e un ottavo. È solo questione di tempo… Magari sarà proprio lui la rivelazione-conferma di Augusta?

Adam Scott. Un altro nome importante del Tour. Il cambiamento del putter ha fatto proprio bene al campione australiano, che a marzo ha dato spettacolo sul PGA Tour per tre settimane consecutive. Prima ha chiuso secondo il Northern Trust Open, poi ha vinto l’Honda Classic e il Cadillac Championship. Irrefrenabile, tanto da aver portato McIlroy a chiedere – per scherzo – di reintrodurre l’anchored putter sul Tour. Oggi solo Jason Day è più in forma di lui ma Scott è senz’altro più avvantaggiato per vincere il Masters: ha una media putt di 1,71 e ha già vinto nel 2013.

Rory McIlroy. Il Masters per Rory è più un’ossessione che un obiettivo. È l’unico Major che gli manca per completare il suo Grand Slam ma sembra, che questa vittoria non voglia proprio arrivare. Lo scorso anno ha chiuso quarto, il suo miglior piazzamento in carriera ad Augusta. Eppure nel 2011 ci andò davvero vicino: all’inizio del quarto e ultimo giro era in testa con quattro colpi di vantaggio sugli inseguitori. Niente da fare però, perché registrò un pessimo score di 80 colpi perdendo così la Green Jacket. Nel 2011 non giocò il Par 3 Contest, per evitare di deconcentrarsi. Farà  la stessa cosa anche quest’anno, un po’ anche per scaramanzia. Ma dovrebbe dimenticare tutto e giocare il Masters come se fosse un torneo qualunque – non è facile si sa – senza pensare al Carreer Grand Slam o al 2011. Ogni giorno è a sé, specialmente nel golf.

Bubba Watson. Impossibile non parlare anche di lui. Quarto nell’Official World Golf Ranking, Bubba ha conquistato la vittoria nel Northern Trust Open e un secondo posto dietro ad Adam Scott nel Cadillac Championship, dimostrando di essere pronto per una terza giacca verde. Già, la terza: l’Augusta National sembra essere stato disegnato apposta per il suo gioco. Solido, simpatico e tra i professionisti più lunghi – se non il più lungo – del Tour. Ha tutte le carte in regola per vincere il Masters facendo anche divertire il pubblico. Ma se oltre al gioco ci si mettessero i numeri? Perché come la Ryder Cup si svolge ogni due anni, anche le vittorie di Bubba al Masters sono arrivate sempre con la stessa puntualità. Ha vinto nel 2012 e nel 2014… e quest’anno siamo nel 2016.

Jordan Spieth. Il detentore del titolo che difenderà con tutte le sue forze. Per Spieth è iniziato tutto nel Masters 2014. Si non lo scorso anno, ma due anni fa quando cercò di avere la meglio su Bubba Watson. Era ancora giovane, inesperto e troppo nervoso per poter vincere. Ma quella sconfitta gli servì da lezione: non solo vinse nel 2015, ma fece il bis con lo U.S. Open e il tris con il tour Championship e la FedEx Cup. Il 2016 è iniziato un po’ più lentamente dello scorso anno, complici i tanti impegni e le tante pressioni da parte di sponsor e media. È comparso in appena sette tornei prima dell’arrivo del Masters, non giocando secondo gli standard a cui ci aveva abituati. Ma proprio per questo potrebbe vincere…  quando meno te lo aspetti, Spieth ti stupisce, rimontando e vincendo. È accaduto allo U.S. Open ma soprattutto nei match play della Fedex Cup, quando nei primi due tornei non superò nemmeno il taglio. Sappiamo tutti com’è finita…  ma ora come sarà?

Jason Day. I riflettori sono tutti puntati su di lui. È il nuovo numero uno al mondo. Ha vinto sul PGA Tour per due settimane consecutive, rispettivamente all’Arnold Palmer Invitational e al WGC-Dell Matchplay. È il giocatore del momento, quello da battere, e anche il più in forma. Dopo il primo giro al WGC si pensava dovesse ritirarsi a causa di un infortunio alla schiena, invece è andato avanti a giocare, vincendo addirittura il torneo. Ha conquistato il suo primo Major la scorsa estate con il PGA Championship e il suo miglior piazzamento ad Augusta è stato un secondo posto nel 2011. Certo negli anni successivi è stato un outsider del Masters, ma ora arriva a giocarci in una posizione e con un gioco ben diverso. Conquisterà la sua prima Green Jacket?

Tanti nomi e tante possibilità. Non dimentichiamoci anche di Sergio Garcia e di Zach Johnson. O anche degli outsider, visto che quattro dei precedenti nove campioni non erano tra i favoriti. Del resto il Masters è spesso imprevedibilmente a sorpresa … Speriamo in un golf spettacolo,  con quel tocco di suspence che fa gioire, tifare e rimanere “appiccicati” alla TV fino a notte fonda.

E secondo voi …  chi vincerà?

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