Gianluca Vialli fitting

Ci sono momenti nella vita in cui è necessario guardarsi dentro, porsi domande coraggiose e andare alla ricerca delle risposte giuste. Ci sono decisioni che vanno prese senza troppe esitazioni. Per esempio: meglio scegliere la grafite o l’acciaio? Il legno 5 o il rescue? Quando ci si aggira sui 50 anni (come nel mio caso) e si ha una piccola ossessione per il golf, unita all’ambizione di poter ancora migliorare piuttosto che doversi rassegnare a un inevitabile declino, non bisogna lasciare nulla al caso. Lo so, non c’è niente di più patetico che vedere un golfista mediocre, con uno swing improbabile e un ego smisurato, presentarsi sul tee di partenza con una sacca dal valore inestimabile che nemmeno un pro si potrebbe permettere. Il bello del golf è che non ti regala niente, non ci sono scorciatoie. Se vuoi un gioco solido e delle soddisfazioni, te li devi guadagnare sul campo pratica. Su questo punto siamo tutti d’accordo, vero?

Eppure, “approfittando” del furto della mia vecchia (ma sempre valida!) sacca, avvenuto quasi in coincidenza del mio compleanno, e convinto dall’insistenza di un amico, ho deciso di farmi un regalo e ho prenotato un fitting professionale. «Vedrai», mi ha assicurato il compagno di tante battaglie, «con i bastoni giusti ti abbassi almeno di due colpi!”. Affermazione rischiosa e quantomeno discutibile. Semplificando: i bastoni fatti (veramente) su misura sono quelli in cui la lunghezza, ma soprattutto il peso dello shaft vengono scelti e successivamente applicati alla testa in base a una serie precisa di parametri, il più importante dei quali è la velocità dello swing. Un po’ come scegliere gli pneumatici giusti a seconda del peso e della velocità di una macchina. Tutti i dati necessari vengono raccolti durante una sessione di pratica e registrati da un “marchingegno” chiamato “Tracker”. Premesso che la testa del bastone può essere stampata (più adatta a giocatori di medio-basso livello) oppure forgiata (per i pro) e che questa è una decisione personale che poco ha a che vedere con i dati raccolti e che la scelta del grip dipende soprattutto dalla grandezza delle mani, l’ultimo intervento viene fatto sul lie (si pronuncia “lai”), ovvero il modo in cui il bastone passa lungo il terreno durante l’impatto, che dipende dalle caratteristiche dello swing.

Così, pieno di speranze e aspettative, ho prenotato un fitting da Hatton Golf in Marlow Heartfortshire, un piccolo business indipendente che dal 2004 offre un servizio personalizzato a golfisti in cerca di fortuna. Un’ora in compagnia di Jeff, papà di quel Tyrrell Hatton che sta ottenendo ottimi risultati sull’European Tour, seguita da un’altra visita a distanza di una settimana per un ulteriore controllo ed il gioco è fatto. 1.500 euro più tardi (prezzo scontato) sono entrato in possesso del mio primo nuovo fiammante set di bastoni fatti su misura o, per dirla come Jeff, “ “Custom made clubs”. Risultato: per tre o quattro settimane non sono stato in grado di effettuare un colpo decente! Durante il backswing mi sembrava di sollevare un macigno… Non solo: durante il follow-through non riuscivo a “sentire” il peso della testa del bastone e avevo la sensazione di swingare una piuma. Tutti quei soldi buttati… Poi, inaspettatamente, quando avevo quasi perso ogni speranza, è successo qualcosa di incredibile: come per incanto ho cominciato a “sentire” i ferri, e mentre il ritmo migliorava, il movimento diventava molto più armonioso. È aumentata la fiducia e con essa sono cominciati ad arrivare anche i risultati. Primo lordo e secondo netto nei due tornei che ho disputato in agosto, mentre ero in vacanza a Puntaldia. Nel mio piccolo, una bella soddisfazione. Durerà? Non credo. Intanto, però, lasciatemi godere! Alla prossima. E buon gioco.

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