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Molto spesso ci capita di pensare che a limitare la possibilità di un atleta di ottenere dei buoni risultati in gara sia il timore di perdere, tuttavia, contrariamente alle aspettative, esiste una paura altrettanto potente e pericolosa nello sport, la cosiddetta paura di vincere.

Questo fenomeno, in gergo tecnico definito Nikefobia (dal greco “paura della vittoria”), colpisce 1 atleta su 4 di qualsiasi livello tecnico o disciplina sportiva e consiste in una serie di auto-sabotaggi, più o meno consapevoli, che portano l’atleta a non esprimere al meglio il proprio potenziale in gara, soprattutto in occasione degli appuntamenti più significativi della stagione.

Questa particolare forma di blocco psicologico può nascere per ragioni diverse.

L’atleta può trovarsi a vivere il carico di aspettative eccessive, tali da fargli temere di deludere le proprie figure di riferimento, quali genitori, allenatori o sponsor. In alcuni casi invece può essere legato al fatto di dover affrontare il “momento della verità”, nel quale dimostrare a sé e agli altri il proprio vero valore, con il timore per l’atleta nikefobico, che ha una forte insicurezza di base, di poter rivelare la propria inadeguatezza. In altri casi l’atleta può sperimentare dei conflitti che non gli permettono di sperimentare a pieno l’aggressività agonistica necessaria a raggiungere la vetta della classifica, oppure può vivere una sorta di resistenza nei confronti dei cambiamenti, delle abitudini e delle responsabilità che potrebbero conseguire ad una vittoria importante.

Questa paura può insorgere in momenti diversi della carriera sportiva od essere una costante della propria pratica golfistica (pensiamo per esempio alla frequenza con la quale molti giocatori concludono una prestazione soddisfacente con delle sequenze di cattivi risultati sulle ultime buche, oppure allo scadimento delle prestazioni nell’ultimo giorno di gara). In alcune circostanze, tuttavia, la paura di vincere può insorgere, in modo apparentemente inaspettato, come ad esempio dopo un successo agonistico, in quanto il golfista può temere, in modo più o meno consapevole, di non riuscire a riconfermare il risultato precedentemente conseguito o di mantenere uno standard prestativo altrettanto elevato.

La Nikefobia può essere sconfitta, ma non da soli, spesso infatti è fondamentale essere affiancati e supportati da uno psicologo esperto in psicologia dello sport che possa fornire all’atleta una guida nell’indagare le cause di questo “empasse psicologico”, aiutandolo a tornare ad esprimersi al massimo del proprio potenziale anche nelle gare più importanti. Come dice Tiger Woods, infatti: “Se è il primo giorno o l’ultimo giorno, non importa. Bisogna giocarsela tutta”.

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