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Non esiste colpo più spaventoso. Nessun altro tee shot mette di più sotto pressione i campioni del golf, neppure quello alla buca uno di Augusta durante il Masters. Tirare il primo colpo alla buca uno durante la Ryder Cup è qualcosa di indescrivibile. L’adrenalina e la tensione salgono alle stelle. Il pubblico ti circonda, esultando, urlando e applaudendo. Le grida si sovrastano, quasi come se persino il tifo fosse una gara tra supporters europei e supporters americani. Il tutto avviene sugli spalti: non i classici che siamo abituati a vedere durante le gare del PGA Tour e dello European Tour. Sono più alti, più grandi e più accoglienti. Abbracciano, in maniera invadente, il tee della 1 per tutta la sua lunghezza e larghezza formando una sorta di arena scatenata. Impossibile non essere tesi. Impossibile non lasciarsi trasportare dall’emozione.

In ogni edizione della Ryder Cup gli organizzatori sembrano volere migliorare il lavoro dei propri predecessori. A Medinah nel 2012 c’era un vero anfiteatro, mentre a Gleneagles nel 2014 un tunnel accompagnava i giocatori fino al tee, in una ‘pioggia torrenziale’ di applausi e acclamazioni.

Quest’anno ad Hazeltine sarà ancora più spettacolare. Il pubblico circonderà il tee della 1 in lungo e in largo, su spalti da stadio. L’obiettivo è far sentire il tifo in tutto il Minnesota: che sia un’accoglienza senza precedenti. Una notizia che ci rende davvero felici ma che preoccuperà senz’altro parte dei giocatori presenti. Quest’anno infatti la Ryder Cup conterà in campo ben sei matricole. Sei giocatori che non sanno cosa voglia dire colpire quel tee shot, che non sanno l’effetto di quel tifo e soprattutto del silenzio assordante, che lo segue durante i colpi. Chissà, che i racconti dei loro predecessori possano aiutarli e rincuorarli.

Darren Clarke, che quest’anno è il capitano europeo, ha raccontato come nessuna parte del suo corpo riuscisse a stare ferma, a Valderrama nel 1997. Tremante dalla tensione, cercò di compiere lo swing più lentamente del solito, per ottenere un buon contatto con la palla. Ci riuscì, ma nessun altro colpo lo spaventò, mai più, così tanto.

Lo stesso accadde a Rory McIlroy, a Celtic Manor nel 2010. Il neo campione della FedEx Cup e del Tour Championship, che allora aveva appena 21 anni, raccontò di non essere mai stato così nervoso come su quel tee shot.

Persino Lee Westwood, uno che di Ryder Cup ne ha giocate e persino vinte (7 vittorie e 2 sconfitte, per un totale di 9 partecipazioni), si sentì come esplodere il cuore durante la sua prima apparizione a Valderrama nel 1997.

“Ero così nervoso nel 1997 che non riuscivo a far stare la mia palla sul tee. È divertente rivedere quelle immagini adesso. Sembro calmo e composto, come se avessi il controllo di quello che stavo facendo. Ma in realtà le mie mani tremavano e i miei occhi si erano leggermente appannati. È stata un’esperienza completamente nuova e diversa da quelle alle quali ero abituato sul Tour”.

… Niente al mondo è come la Ryder Cup!

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