troon

 

Il vento canticchia allegro tra le sue buche per tutti i mesi dell’anno, specialmente in estate quando si scatena quasi fosse un soprano in un’opera lirica. La baia di Clyde lo accompagna per quasi tutta la sua lunghezza, rendendosi complice di quelle giornate in cui Eolo decide di trasformare il suo canto in urla disperate. Troon è li, fermo nella sua maestosità e nella sua fierezza da più di un secolo. A guardarlo dall’alto, ricorda molto la selva oscura di Dante narrata nel primo canto dell’Inferno. Una “selva oscura, la cui diritta via era smarrita”. Smarrire la via qui a Troon non è difficile, basta un colpo sbagliato per ritrovarsi tra i tanti pericoli che lo caratterizzano. Bunker, rough, ginestre, dune di sabbia e persino i green non rendono la vita facile. Una Selva aspra e forte, che rinnova sempre la paura nei golfisti che la percorrono. Quando nacque nel 1878 da 24 amanti del golf, aveva appena cinque buche. Poi, sette anni più tardi, si trasformò in un classico 18 – che di classico ha poco e niente – e ora il Club ospita ben 45 buche: l’Old Course di 18 buche, Portland di altrettante e nove buche par 3.

Nel 1978, a un secolo dalla sua nascita, per festeggiarne l’importante compleanno gli venne dato il titolo ‘reale’, diventando così ufficialmente Royal Troon. Anche se per tutti è sempre e semplicemente Troon. Situato sulla costa della Scozia occidentale, si tratta di uno dei percorsi più difficili della storia del golf. Ha ospitato il The Open Championship per ben nove volte – compreso il 2016 – e tra queste ha visto trionfare per sei volte degli americani. Il rough si mescola alle ginestre e il vento che soffia forte sul viso quasi in segno di sfida non rende mai la vita semplice. Troon ha sempre lasciato il segno nei golfisti che sono passati tra le sue grinfie. A sorvolarlo sembrerebbe quasi innocuo… Ma già dal cielo si intuisce la difficoltà della sua buca 8.

Lunga appena 123 yards (112 metri) è la buca più corta dei percorsi che ospitano abitualmente il The Open. Questa settimana la troveremo ancora più corta, arrivando appena ai 100 yards. Una buca così, dovrebbe essere un gioco da ragazzi per i campioni che vi giocano. Dovrebbe, appunto. Perché Postage Stamp non è una buca qualunque. Disegnata nel 1878 da Willie Fernie e modificata successivamente da James Braid, inizialmente era più lunga e implicava un tee shot cieco su una collina di sabbia per arrivare al green. Nel 1909 raggiunse le sembianze di adesso e venne accorciata. Vennero aggiunti i bunker e anche il suo nome cambiò in Postage Stamp per merito di William Park, che scrisse su Golf Illustrated come la buca 8 di Troon somigliasse a un francobollo.

Inizialmente il nome era ben più romantico, Alisa, perché dal tee si gode di una vista perfetta sull’omonimo isolotto roccioso. Ora, viste le tante cicatrici lasciate nella mente dei giocatori che sono passati di qui, molti si riferiscono a lei come “piccola bestia”. E di bestia ha molto: non ci sarà un ruscello come alla 12 di Augusta. Non c’è acqua come alla 17 di TPC Sawgrass. Ma c’è la baia di Clyde che come già detto alimenta il vento, trasformando la buca in un vero incubo. L’obiettivo è certamente quello di prendere il green, un obiettivo non così semplice. Questo è infatti lungo appena 27 metri e largo 9. Intorno ci sono cinque bunker agguerriti pronti a difenderlo dall’attacco dei tee shot, che avvengono da un tee sopra un canale di rough e ginestre. Non solo: a sinistra del green c’è una collina sabbiosa coperta di rough, che se colpita fa inevitabilmente scivolare le palline in bunker. E rimanere corti è un incubo.

Proprio davanti al green si trova Coffin Bunker, aggiunto nel 1922 e creato per evitare che i giocatori rimanessero corti con il tee shot. Rory McIlroy nella giornata di martedì ha impiegato sei colpi per uscirne, chiudendo la buca in 9. Henrik Stenson ha avuto lo stesso problema una settimana fa. Ma questa buca racconta anche storie di colpi incredibili, rimasti indelebili nell’eredità del The Open. Qui Ernie Els nel 2004 fece hole in one, per aggiudicarsi il playoff contro Hamilton. Mentre Gene Sarazen, tornato a Troon dopo mezzo secolo, a 71 anni fece Hole in One il primo giorno e birdie il secondo, sconfiggendo definitivamente Postage Stamp. Il problema con questa piccola e corta buca è non sottovalutarla: l’apparenza qui inganna più che mai.

Non solo Postage Stamp, perché Troon è ricca di insidie anche nelle altre buce. La buca 7 si chiama Tel-el-Kebir ed è lunga 401 yards (367 metri). Il nome richiama una battaglia avvenuta in Egitto nel 1882 ed è una delle poche buche di Troon a trovarsi lontano dalla costa. Il tee è arrampicato su una duna, davanti a un dog-leg a destra che sull’angolo presenta un’altra duna di sabbia e, tanto per cambiare, un bunker. È un par 4 corto, ma il green racchiude tutta la sua difficoltà. Piccolo e a forma di pera, presenta un bunker per ogni lato e si trova tra due collinette.

Anche la buca 6 non scherza. Lunga 601 yards (550 metri), era la buca più lunga dei percorsi del The Open Championship, prima di essere superata dalla 14 di St. Andrews. Si chiama Turnberry, perché in distanza si può vedere il faro dell’omonima città. Il suo lungo e stretto green è racchiuso da dune sabbiose su tutti i lati. Un par 5 lungo e difficile da prendere in due colpi, a meno che non ci sia vento e non si tratti di professionisti molto lunghi come Bubba Watson e Dustin Johnson. Normalmente, i campioni preferiscono sempre colpire un lay up – preferibilmente sulla destra – come secondo colpo e poi tentare di trovare la via dell’asta con il terzo colpo, chiudendo magari in birdie.

Attenzione anche alla 18, l’ultima buca di questo video emozionante. Si chiama Craigend, richiamando il nome di una vecchia fattoria ormai demolita, ed è un par 4 di 458 yards (419 metri). Ha il green più lungo del percorso (38 yards – 34 metri) e un fuori limite appena dietro. L’obiettivo dell’ultima buca è più semplice a dirsi che a farsi: occorre colpire il tee shot in centro fairway, tra i bunkers e lontano dal rough. Attenzione però agli approcci da questo punto: il vento potrebbe portare la palla in fuori limite.

Lasciate ogni speranza voi che entrate, verrebbe da dire.

Non perdetevi la chance di sapere tutto sul The Open: visitate la pagina dedicata al Major più antico del golf sul nostro sito Golftoday.it http://golftoday.it/the-open/

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