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È stato un finale drammatico quello di ieri allo US Open. Un finale che avrebbe potuto prendere una piega ben diversa da quella a cui abbiamo assistito. Oggi col senno di poi, possiamo ringraziare e fare i complimenti a Johnson per aver vinto sì, ma per aver vinto con più di un colpo di vantaggio sugli avversari. La prima a ringraziare dovrebbe essere la stessa USGA, che ha rischiato di rovinare un Major ma anche se stessa, prendendo una decisione più che discutibile su un episodio, che di discutibile aveva ben poco.

È accaduto al par 4 della buca 5, quando Dustin Johnson ha sbagliato il putt per il birdie e si è ritrovato a giocare il par da un metro. Ed è qui che inizia il dramma. Il campione americano prova il putter come se niente fosse e come ha fatto in altri casi. Si mette sulla palla per l’address ma senza posizionare il putter sul terreno. È in quell’istante che la pallina di DJ si muove impercettibilmente. Allora il campione si ferma e cerca l’aiuto del giudice Mark Newell presente sulla buca. Gli spiega cosa sia successo e lo stesso Newell gli chiede: “quindi non hai appoggiato il bastone?”. La risposta è no, ma Newell chiede anche al compagno di gioco Lee Westwood, che conferma quanto già raccontato. Allora decide, giustamente, che la regola 18.2 non è stata infranta e che quindi non c’è penalità. Una decisione giusta e sensata visto che così è andata.

Ma accade poi ciò che sarebbe sempre meglio evitare. Dopo che Johnson ha chiuso la 9 e si è portato in testa a -5 insieme a Lowry, Jeff Hall – Managing Director of rules and competitions per la USGA, comincia a visionare il replay della buca 5 e decide di parlare con Thomas Pagel – USGA Senior Director of Rules of Golf and Amateur Status. E a quel punto, dopo aver analizzato e studiato l’episodio per almeno venti minuti, decidono di recarsi al tee della 12 e di parlare con Johnson. Gli dicono che alla 18 avrebbe potuto incorrere in un colpo di penalità perché è stato lui stesso a causare il movimento della palla. Non è stato il vento o più probabilmente le pendenze incredibili e la velocità dei green di Oakmont ma lo stesso DJ. Una decisione assurda, che ha fatto scatenare l’ira dei campioni del golf, che stavano assistendo al Major da casa o in club house.

“È ridicolo. Nessuna penalità per DJ. Fate giocare questo ragazzo in santa pace. Se fosse successo a me non avrei più tirato nemmeno un colpo finché questa farsa non fosse finta”, ha twittato McIlroy.

Duro anche Jordan Spieth: “Fatemi capire. DJ non ha appoggiato il bastone e non ha mosso lui la palla. È stato anche chiarito. E ora gli dite che potrebbe averlo fatto? Ora? È uno scherzo?”

Johnson ha continuato a giocare, senza pensarci. Ha fatto par alla 12 e alla 13, poi alla 14 è arrivato il bogey che l’ha riportato in parità con Lowry. Il destino ha poi salvato in parte la USGA. L’irlandese ha fatto tre bogey di fila andando a -1 e DJ, grazie al fantastico birdie della 18, ha vinto con ben tre colpi di vantaggio nonostante la penalità. Johnson ne esce doppiamente vincitore, ma la USGA non si è comportata come avrebbe dovuto.

Ha comunicato la decisione a Johnson con sette buche di ritardo: perché non prima? Perché non direttamente alla 5 o alla 18? Ha messo in discussione la decisione di un giudice del livello di Newell, senza motivo.

Persino Nicklaus si è complimentato con Johnson per come sia riuscito a continuare a giocare: perfettamente, nonostante quella fastidiosa “pulce nell’orecchio”.
E tutto il mondo del golf – da Tiger a McGinley, da Donald a Fowler – si è congratulato con lui su Twitter, criticando anche con forte irritazione la USGA per la sua sciocca decisione.

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