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La guerra tra la Cina e il golf continua. Se la legge del 2004 – ancora in vigore – che vieta la costruzione di nuovi percorsi sul territorio cinese fece scalpore in tutto il mondo golfistico e non, al momento della sua emanazione, la trovata attuale del partito comunista al potere lascia esterrefatti.

Da oggi una parte – circa 88 milioni – degli 1.3 miliardi di cittadini cinesi non potrà più essere socia di un golf club, di una palestra o di qualunque altro luogo sportivo e non, che richieda un tesseramento.

“Ottenere, tenere o utilizzare una membership card per palestre, circoli, golf club o essere in possesso di tutti gli altri tipi di tessere o anche solo entrare in circoli privati sarà vietato per i membri del partito comunista. Pena l’espulsione e l’essere bannato dallo stesso”. Questo è stato deciso per i membri del partito, di qualsiasi livello e grado, su tutto il territorio della repubblica popolare.

Una decisione diversa dalla legge del 2004, è vero… , che tra l’altro sembra proprio non sia stata assolutamente rispettata, visto quanto dimostrato dalla BBC: nessun altro paese negli ultimi dieci anni ha costruito così tanti percorsi come la Cina. E proprio per questo, il partito leader del paese più popolato al mondo vuole correre al riparo, considerando i circoli di golf come luogo di corruzione. Non solo: oltre a vietare l’ingresso ai membri del partito, pare che da marzo ben 66 percorsi siano considerati “illegali”.

Senza contare, che proprio quest’anno il torneo LPGA, che doveva tenersi a inizio stagione, è stato cancellato – senza alcun motivo – qualche settimana prima dell’inizio.

Sull’onda di quello che accadde negli anni 50 con Fidel Castro, che vedeva il golf come uno sport per ricchi e aristocratici, l’odio della Cina per il golf ha radici lontane. Il primo a non vedere di buon occhio questo sport fu il leader comunista Mao Zedong che, come Fidel, lo considerava uno sport per milionari, credendo che andasse contro i principi e gli ideali del suo partito. E visti i problemi di acqua, che la Cina deve affrontare ogni anno a causa dell’alto numero della popolazione, il golf era anche visto – forse lo è tutt’ora – come uno spreco di preziose risorse idriche.

Nonostante le decisioni prese, c’è ancora chi crede e coglie opportunità in questo paese. Proprio quest’anno Tiger Woods ha firmato un assegno da 16.5 milioni di dollari per ristrutturare due percorsi presenti sul territorio cinese, mentre lo stesso PGA Tour si è trasferito a Shanghai per il WGC-HSBC Champions. Dulcis in fundo, proprio il governo cinese sembra stia investendo milioni, … per formare una squadra vincente in vista delle prossime Olimpiadi…

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