ryderitalia

La notizia è clamorosa e clamorosamente bella. L’Italia ospiterà a Roma la Ryder Cup 2022: è ufficiale da questa mattina e corona il sogno coltivato in prima persona dal Presidente della Federgolf Franco Chimenti e, col traino del suo granitico ottimismo, da tutti gli appassionati d’Italia. Il Comitato Organizzatore della più prestigiosa manifestazione golfistica del mondo (e terzo evento per audience televisiva dopo Olimpiadi e Campionati Mondiali di Calcio) ha sciolto gli ultimi dubbi questa mattina, deludendo le attese delle altre candidate (la fortissima Germania, l’Austria, la Spagna) e aprendo per il Golf italiano una prospettiva storica.

Quando Franco Chimenti lanciò la sfida che pareva impossibile, definimmo la sua una “pazza idea” ma guardandoci bene dal considerarla una semplice velleità. Da sempre, queste furono testualmente le parole, Chimenti aveva dimostrato nella sua storia di dirigente sportivo di saper “flirtare con l’impossibile” ovvero di saper condurre in porto imprese che parevano irrealizzabili (l’ultima: l’elezione alla Presidenza del Coni dello sfavoritissimo Giovanni Malagò, di cui fu il vero “king maker”). Con il successo della candidatura italiana alla Ryder, però, l’uomo porta a compimento la sfida che sembrava più folle di tutti. Se il rigoroso lavoro di formulazione del “bid”, la proposta di ospitare l’evento, è riuscito ad avere la meglio su avversarie tanto forti e credibili, bisogna concluderne che il credito riscosso è stato straordinario. Se pensiamo alle dimensioni del movimento golfistico di Germania o Spagna in rapporto al nostro; se pensiamo ai giocatori di vertice di quelle Nazioni; se pensiamo alla forza di uno sponsor come la BMW che ha appoggiato la candidatura tedesca con tutta la credibilità di un brand che investe tantissimo nel golf mondiale; se pensiamo anche ai dubbi, legittimi, sul sistema-Italia che potevano rendere impervio il nostro cammino, si deve necessariamente ricavare che il successo è davvero straordinario.

Molto, forse tutto, potrà cambiare adesso nella storia del Golf italiano, che mai aveva ricevuto un simile attestato di credibilità. Lieviterà il montepremi dell’Open d’Italia e il livello tecnico crescerà in proporzione. Tutta l’immagine del nostro sport ne risulterà ingigantita.

Si apre davvero una pagina tutta nuova: impegnativa, stimolante, affascinante. Non si può non esserne grati a chi ha avuto il coraggio visionario di sognare un esito del genere.

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