open jaguar de luca

Più di 2.000 km al volante della rivoluzionaria Jaguar 2.0 XE per andare all’Open Championship, facendo tappa in luoghi storici del golf. Le piacevoli sorprese di una guida comoda, brillante ed economica

Quando l’Open Championship fa tappa a St Andrews, si sa, la storia si fa diversa e aspira a essere scritta con la “S” maiuscola. Partendo da questa considerazione, grazie alla collaborazione fra Golf Today e Jaguar Italia, è nata l’idea di vivere una “Road to St Andrews”, un viaggio speciale a bordo della neonata Jaguar XE, che da Milano ci portasse nella città-tempio del Golf attraverso un paio di tappe in luoghi storici del nostro sport. Testare, quindi, le caratteristiche della nuova e rivoluzionaria auto del marchio-simbolo dell’industria automobilistica inglese in un percorso lungo (dunque anche molto significativo ai fini del test) e ispirato a una duplice, storica tradizione: quella del golf e quella del marchio del Giaguaro.

La Jaguar XE, commercializzata proprio dal luglio scorso, nelle intenzioni dei progettisti si propone di ridefinire il concetto stesso di berlina sportiva nel segmento delle medie. Più compatta della sorella maggiore “XF” (la cui nuova versione verrà lanciata in autunno), è figlia di un progetto innovativo: il motore, battezzato “Ingenium” è di nuova concezione e fa da apripista alla nuova generazione di propulsori dell’intera produzione Jaguar; la monoscocca, ad alta densità di alluminio, è la prima del genere nella sua classe e garantisce alta rigidità, peso più contenuto e consumi bassissimi, come annuncia la Casa e come abbiamo voluto verificare sulla strada. Per questa autentica svolta produttiva è stato realizzato un nuovissimo impianto di fabbricazione a Solihull, presso Birmingham. Anche con la proprietà indiana, dunque, ogni Jaguar continua ad essere “Made in England”. Per il nostro viaggio ci è stata affidata la versione 2.0 Diesel 4 cilindri in linea, 170 CV. La gamma è completata dalla 2.0 Benzina e dalla 3.0 Benzina, 6 cilindri a V, 340 CV.

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