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Squadra che vince non si cambia, si dice spesso nell’ambiente sportivo. Ma in questo caso verrebbe da dire: regola che fa vincere non si cambia. Già, nei sei anni in cui il Team Europe ha conquistato per tre edizioni consecutive la Ryder Cup contro la squadra americana, a nessuno era mai venuto in mente di criticare e chiedere di cambiare il regolamento europeo. Poi però quest’anno la vittoria non è arrivata. Ad Hazeltine il Team USA ha meritato di trionfare, grazie a un team più forte certo ma anche grazie a scelte giuste e ben studiate da parte del capitano Davis Love III.

Così, dopo un mese dalla brutta sconfitta, è normale che piovano le critiche sul regolamento che decide la qualifica dei giocatori europei. Nonostante siano regole in vigore da diversi anni e che non siano mai finite sotto attacco in tempi di vittoria, ora le principali indiziate della disfatta di Hazeltine sono proprio loro. In particolare il fastidioso cavillo che per qualificarsi o per essere scelto come wild card, non solo occorre essere membri dello European Tour ma è anche necessario prendere parte ad almeno cinque eventi validi per la Race to Dubai, ad esclusione dei WGC e dei Major.

È proprio per questa ‘norma’ che Paul Casey, nonostante sia europeo, non ha potuto far parte del Team Europe e forse la sua presenza avrebbe dato una mano ai suoi compagni. Ed è proprio per questa regola che Rory McIlroy ha chiesto ufficialmente allo European Tour di cambiare il sistema di qualifica, mettendone in dubbio l’efficacia. A lui si è unito successivamente Lee Westwood e, anche se silenti, anche tutti quei giocatori europei residenti negli Stati Uniti che si risparmierebbero qualche viaggio transoceanico in più, se la regola venisse abrogata.

Ora, più di tutti gli altri, conta il parere del Chief Exeutive Keith Pelley, che si è spesso dimostrato propenso a cambiamenti e a novità per il bene dello European Tour. A chi gli ha chiesto cosa ne pensasse, il 52enne canadese non si è sbilanciato né a favore né contro la modifica del regolamento. Di certo ci penserà alla fine delle Final Series.

“Parliamo sempre con i nostri grandi giocatori”, ha affermato. “Ascoltiamo sempre quello che hanno da dirci. Cerchiamo sempre di migliorare e di valutare se il nostro regolamento sia il più efficace per formare il team della Ryder Cup. Vogliamo anche avere il migliore team in campo. Ecco perché stiamo discutendo sulla possibilità di cambiare il sistema di qualifica. Continueremo ad avere discussioni. Le avremo con i nostri giocatori e con gli organizzatori dei nostri tornei e con il nostro comitato nelle prossime settimane e mesi. Cambieremo il sistema di qualifica della Ryder Cup, se ne sentiremo la necessità. Ora come ora, si è appena conclusa una Ryder Cup e siamo nel momento chiave delle nostre Final Series. Non appena si concluderemo affronteremo queste discussioni. Se sarà necessario cambiare, non avremo paura di farlo”.

E se il cambiamento ci sarà, rischia di pagarne le conseguenze proprio lo stesso European Tour. Non in termini di Ryder Cup, ma in termini di giocatori e di appeal per gli stessi. Molti ne approfitterebbero per rimanere in territorio americano a disputare i tornei del PGA Tour, ‘snobbando’ così quelli europeo. È anche per questo motivo che Pelley vuole temporeggiare ed evitare il drastico cambio.

“Parte del nostro lavoro consiste nel convincere i giocatori a venire a giocare i nostri tornei”, ha continuato Pelley. “Giochiamo in resort di punta, come quello in Turchia della scorsa settimana. Giochiamo su grandi percorsi di importanti città. Per ogni campione lo European Tour è un luogo fantastico in cui competere. Il nostro lavoro come guardiani del Tour è di fornire sempre più alti stimoli, esperienze indimenticabili e percorsi impareggiabili, in modo che i giocatori vogliano giocare qui più di quanto ne abbiano bisogno per qualificarsi alla Ryder Cup. La Ryder è una componente importante del Tour e un evento sensazionale. Ma non dovrebbe essere la sola ragione per far parte del Tour Europeo”.

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