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La squadra è fatta (l’ultimo inserimento riguarda Raimondo Astarita, responsabile Relazioni Istituzionali) e la “mission” è chiara: costruire un evento, la Ryder Cup, che dia maggiore visibilità all’Italia del golf, e un post evento, che prosegua e sfrutti il successo che la grande sfida tra Europa e Stati Uniti dovrebbe portare, in termini di immagine e di diffusione.

Il compito più difficile, per i responsabili del Progetto Ryder Cup 2022, sarà però quello di far entrare il golf nella testa degli italiani e dargli una sua dignità, da sport “vero”: una “mission”quasi “impossible”, tanti sono i vincoli da abbattere e i pregiudizi da sfatare.

Programmi e risorse sono stati illustrati da Gian Paolo Montali, direttore generale del Progetto, un uomo di sport che accetta volentieri le sfide, nel corso di un incontro con la stampa al Royal Park I Roveri. “Stiamo lavorando per obiettivi e in poco più di due mesi abbiamo già un ricco dossier di cose fatte e da fare”, spiega Montali. “Il nostro nemico è il tempo, il 2022 sembra lontano ma non lo è, anche per la ricerca delle risorse”.

Una delle linee strategiche prevede la valorizzazione dell’Open d’Italia, con edizioni itineranti, aperti a tutti e con montepremi appetibili anche ai giocatori più quotati. “Nella mente ci sono già l’Open 2017, che si disputerà a Roma, e quelli successivi: in questo senso stiamo vagliando le candidature inviate da alcuni circoli interessati ad ospitarli. Cifre alla mano – continua Montali – si tratta di un cammino verso, e dopo, la Ryder Cup, lungo e costoso”.

Per ogni avvenimento, infatti, è previsto un impegno economico di oltre 10 milioni di euro: 7 di montepremi e 3,5 di organizzazione, per un totale di oltre 120 milioni di lire, da destinare a una dozzina di edizioni. “Molto ci attendiamo dagli sponsor, che vorremmo però legare all’intero progetto e non solo al singolo evento, offrendo loro anche dei pacchetti onnicomprensivi. E poi c’è l’impegno del Governo, che ha visto di buon occhio il nostro Progetto e ha garantito il suo impegno, anche economico, oltre alle risorse che dovrebbero arrivare dal Coni e da altri enti istituzionali”.

Nel Progetto compare anche un intervento “talent”, per creare nuovi giocatori, con l’appoggio dei maestri di golf e del mondo della scuola, che potrebbe costituire un grande serbatoio dal quale attingere forze nuove: in un istituto di Roma il golf è materia di educazione fisica. Ed è un primo passo… “Giorno dopo giorno, Open dopo Open – conclude Montali – vorremmo riuscire a trasmettere a tutti la passione che ci anima e le sensazioni che questo evento è in grado di trasmettere. La Ryder Cup è emozione allo stato puro, un’emozione che si prova incontro dopo incontro, soprattutto quando i giocatori arrivano sul green della buca 18 tra gli applausi della folla e concludono la loro prova sotto gli occhi di 30.000 persone”. (plg)

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