tiger

È un golf orfano di Tiger. Un golf orfano degli anni 90 e 2000 quello andato in scena per tutta la stagione 2016. Un golf orfano di un grande campione, come lo è stato lui per anni. Uno di quei campioni capace di dominare in ogni Major e in ogni torneo. Capace di essere sempre lì, tra i primi posti in classifica. Capace di far tifare ogni sostenitore e spettatore per una sua vittoria. Di emozionare e di catturare l’attenzione per tutte le 72 buche di gara. E infine, un vero numero uno, forte, imbattibile, da record. Lo dimostrano i numeri appunto, per niente da record, di tutti i Major stagionali.

Non si parla di risultati, sia chiaro. Sappiamo tutti quale strepitosa opera d’arte abbiano creato Henrik Stenson e Phil Mickelson durante il The Open Championship di Troon. Ma si parla di giocatori, che fino a qualche anno fa non ti saresti mai aspettato che potessero vincere un Major. Questo dimostra come sia cambiato il golf negli ultimi anni, come sia diventato “per tutti” e come, ancora una volta, manchi un leader.

Eppure proprio lo scorso anno pensavamo che quel leader, quella nuova promessa capace di consolare i nostri cuori orfani di Tiger, potesse celarsi in Jordan Spieth. Non che non possa continuare a farlo, ma rispetto al 2015 la sua stagione 2016 è stata piuttosto deludente. Se solo avesse centrato il suo secondo Masters consecutivo… allora sì forse sarebbe stato diverso. Il Masters appunto, vinto da Danny Willett, che fino a una settimana prima di Augusta, vista l’imminente nascita del figlio, non sapeva nemmeno se sarebbe stato nel field. Poi il baby Willett ha deciso di anticipare i tempi, nascendo prima della scadenza e permettendo così a papà di giocare e di vincere anche quella preziosa giacca verde, che forse mai avrebbe immaginato di poter conquistare.

Ma Willett non è il primo della lunga lista di giocatori ad aver vinto un Major per la prima volta in carriera. Questa strana “tendenza” è iniziata proprio un anno fa, quando a vincere il PGA Championship fu un certo Jason Day. Fu il suo primo Major e l’inizio della sua ascesa. Ad onor del vero, tutto iniziò con il Masters di Augusta, vinto dal giovane Spieth, che riconfermò la sua forza nel successivo US Open imponendosi su Dustin Johnson. Già, stessa storia stesso Major, stesso protagonista ma un anno dopo. Perché DJ lo US Open è riuscito finalmente a vincerlo in questo 2016, conquistando il suo primo Major in carriera, tra errori arbitrali e polemiche.

Un altro Major e un altro campione “neofita” ad averlo conquistato. Ma la lunga lista non si ferma certo a Oakmont. Perché come in un disegno già scritto dal destino, quando al The Open Championship sembrava che Phil Mickelson potesse conquistare la sua seconda Claret Jug in carriera, è entrato in gioco il campione che non ti aspetti. Quello che ha vinto tutto, una FedEx Cup e una Race to Dubai nello stesso anno 2013, ma mai un Major. Henrik Stenson ha scalato lentamente la classifica e, come in una rivincita di quel The Open del 2013 in cui chiuse secondo a tre colpi proprio da Lefty, si è scatenato nell’ultimo giro, ha registrato ogni possibile record e ha vinto il suo primo Major in carriera a  quarant’anni. 

Si arriva così al PGA Championship, il quarto e ultimo Major stagionale. Chi avrebbe mai immaginato che anche questa volta, avrebbe vinto un campione che di Major nel proprio palmares non ne vantava ancora  alcuno? La sorpresa però è stata doppia. Perché non hanno vinto Rickie Fowler oppure Sergio Garcia, campioni da cui potevamo anche aspettarcelo. Ma Jimmy Walker. Una vittoria incredibile e inaspettata, proprio contro il campione uscente Jason Day, arrivato secondo per un colpo.

Nessuno se lo sarebbe mai aspettato, proprio per i risultati che ha registrato lo stesso campione americano negli altri Major stagionali. Non ha mai brillato, non è mai arrivato nelle prime posizioni e ha sempre sofferto per tutta la stagione. Ha migliorato qualcosa la settimana scorsa durante il Canadian Open ma nemmeno lui – forse – avrebbe mai immaginato di potercela fare a Baltusrol. Anzi, togliamo il forse, dopo aver centrato il par alla 18 che gli ha permesso di vincere per un colpo su Day, era davvero sorpreso della sua stessa impresa.

“Non ci avrei mai scommesso, ma è grandioso”, ha affermato Walker. “È bello essere tra le prime posizioni e continuare a fare birdie, giocando bene. È surreale. È grandioso. Non ho giocato bene per tutta la stagione ma ho sentito come se qualcosa fosse cambiato durante la scorsa settimana. Ho cominciato a essere più positivo, anche in questi giorni. Non ho parole per descrivere tutto questo”.

Un nuovo “outsider”, se così si può definire. Walker prima della vittoria di ieri era 48esimo nel ranking mondiale e quest’anno non aveva superato il taglio né allo US Open e neppure al The Open Championship. Il golf è anche questo, soprattutto il golf degli ultimi anni. È il golf in cui Rory McIlroy si ritira da Rio e non supera il taglio né allo US Open e neppure al PGA Championship.

È il golf in cui Tiger sta fuori un anno intero, saltando per la prima volta tutti i Major stagionali. È il golf in cui Spieth butta via un Masters già vinto, che sarebbe stato il secondo consecutivo. È il golf in cui vincono anche i campioni che non ti aspetti, lasciandoti così a bocca aperta … da essere un po’ malinconico. Non che non sia bello, sia chiaro. È sempre spettacolare e sorprendente, perché regala vittorie incredibili. Ma in fondo, siamo tutti innamorati del golf che ci ha lasciato Tiger… Quello fatto di un leader, capace di registrare risultati e vittorie da record. Questo è quello che ci manca davvero.

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