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Rory McIlroy difende il titolo nel WGC-Dell Match Play (23-27 marzo), il secondo dei quattro tornei stagionali del World Golf Championships, il mini circuito mondiale, che si disputa all’Austin Country Club di Austin nel Texas. In campo 64 giocatori, quasi tutti i migliori del mondo, tra i quali non ci saranno italiani.

Dallo scorso anno è stata adottata una nuova formula che garantisce a tutti almeno tre match. Infatti i concorrenti sono stati divisi in 16 gruppi di quattro, che si affronteranno in un girone all’italiana, ossia ognuno incontrerà gli altri tre. Al termine i 16 vincitori di ciascun raggruppamento saranno ammessi agli ottavi che si svolgeranno insieme ai quarti sabato 26 marzo, con semifinali e finali per primo e terzo posto domenica 27 marzo.

I primi 16 giocatori del ranking mondiale sono teste di serie in ciascun girone, mentre gli altri componenti del gruppo sono stati designati da un sorteggio con i rimanenti partecipanti divisi in tre fasce secondo l’ordine che ha dato diritto all’iscrizione (17°-32°; 33°-48°; 49°-64°). Causa qualche assenza, le posizioni sono andate a scalare in tutti i gruppi, così, nel primo, sin sono ritrovati teste di serie Brandt Snedeker (n. 17 del world ranking) e Louis Oosthuizen (n. 18) favoriti dalle defezioni di Henrik Stenson (n. 7) e di Jim Furyk (n. 16).

Ci sarà sicuramente un deciso attacco di Jason Day a Jordan Spieth per la leadership mondiale. Lo statunitense ha solo 0,31 punti di vantaggio e se l’australiano, che si è già imposto in questa gara nel 2014, dovesse dare un seguito al successo conseguito la scorsa settimana nell’Arnold Palmer Invitational tornerebbe sul trono.

Con tanti campioni in campo è comunque difficile azzardare previsioni e ulteriori contributi all’incertezza sono dati anche alla formula a eliminazione diretta, dove non tutti si trovano a proprio agio, e dalle condizioni di forma di alcuni big non ancora al top. Jordan Spieth e Rory McIlroy non sono stati convincenti nelle ultime uscite e lo stesso si può dire di Bubba Watson, Justin Rose, Sergio Garcia e di Phil Mickelson, che peraltro sembra ormai nella parte discendente della carriera. Invece è in grande spolvero l’australiano Adam Scott, che si è preso una pausa nell’Arnod Palmer Invitational (12°) dopo aver infilato due vittorie di fila anticipate da un secondo posto.

Da tenere in considerazioni alcuni elementi che non sono nella prima fascia dei favoriti, come ad esempio Chris Kirk, Danny Willett (terzo lo scorso anno), Paul Casey, Louis Oosthuizen e Marc Leishman, che solitamente offrono buone prestazioni in questi eventi.

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