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Il Masters 2016 è ricominciato da dove lo avevamo lasciato lo scorso anno. E in fondo, forse un po’ lo speravamo per soffocare l’assenza di Tiger e per tornare a credere, che nei prossimi anni ci sarà un nuovo fenomeno del golf. Jordan Spieth, nonostante le ultime prestazioni incolori delle recenti settimane e dopo essere stato sottovalutato da molti, è tornato al suo gioco migliore proprio per Augusta. Come se lo stesse tenendo gelosamente pronto e in “disparte” per il primo Major dell’anno, per dimostrare ancora una volta a tutti, che il golf comunque – anche con l’assenza di Tiger e gli altalenanti risultati di Lefty o Bubba – è davvero in ottime mani.

Spieth è primo – momentaneamente è vero – con un ottimo meno sei. E, chi ben comincia… Il campione texano ha ottenuto uno score equilibrato, fatto di tre birdie nelle prime nove e tre birdie nelle seconde e, quindi, senza nemmeno un bogey. Anzi al par 3 della 16, nonostante il tee shot a destra del green, è riuscito a salvare tranquillamente il par mantenendo lo score di -5 e portandolo poi a -6 con un birdie alla 18. Si è poi diretto in clubhouse mentre gli altri grandi rivali – Jason Day e McIlroy in primis – erano all’inizio del loro primo giro.

Day è partito alla grande, portandosi subito a -5 sul tee della 10. Le prime nove sono state eccezionali, ma peccato che i problemi siano arrivati nelle seconde e già dalla 10. Al par quattro, è finito lungo in green con il secondo colpo e, complici anche le ombre degli alberi che non permettevano di leggere bene la linea, ha chiuso con tre putt perdendo terreno. Ha poi recuperato con un birdie alla 13, ma dalla 15 è stato il buio più totale. In tre buche, ha chiuso con un bogey alla 15, un triplo bogey – alla 16 il tee shot è finito in acqua – e con un ulteriore bogey alla 17, chiudendo poi il primo giro in par. Un brutto colpo, soprattutto perché era a un passo dal portarsi in testa con Spieth.

Nel frattempo c’era un certo Rory McIlroy, che cominciava lentamente e in maniera un po’ altalenante la sua salita verso i primi posti in classifica. In par fino al tee della 7 dopo un birdie alla 2 e un bogey alla 4, il campione irlandese ha chiuso le prime nove con -2: nove buche, quindi, ancora da giocare e la possibilità di portarsi vicino a Spieth, se non alla pari. Peccato che anche per lui le seconde nove non siano state molto regolari. Ha fatto bogey alla 11, recuperando poi al par 5 della 13 con addirittura con un eagle, che lo ha  catapultato a -3. Poi è arrivato il birdie alla 15 e con ancora tre buche da giocare avrebbe potuto almeno portarsi da solo in seconda posizione o forse in testa.

Il difficile par tre della 16, con l’asta corta, oggi non ha però risparmiato quasi nessuno: McIlroy ha giocato un ferro sette, senza calcolare il vento, finendo lungo in fondo al green e chiudendo così la buca in bogey. Portatosi quindi a -3, ha ottenuto il par alla 17, seguito ahimè alla 18 da un bogey, che gli ha fatto chiudere lo score del primo giro a -2. In seconda posizione con due colpi di svantaggio dal leader Spieth troviamo due “outsider”: Danny Lee e Shane Lowry: quest’ultimo, dopo aver mancato il taglio lo sorso anno ha già fatto passi da gigante, con cinque birdie e un solo bogey.

Da rilevare è l’incredibile giornata di Erinie Els, con una disastrosa buca1 nella quale ha registrato un record negativo: ha chiuso in 10 colpi – sestuplo bogey – con sette putt. Sì, clamorosamente, da appena 60 cm.

La strada verso la giacca verde è ancora lunga, ma Jordan ha messo un primo importante score verso un’ipotetica seconda vittoria.

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