GOLF-US-MASTERS-ROUND4-FINAL

Michael Greller che gli pone una mano sulla spalla, in un gesto di consolazione per alleviare la sua immensa tristezza e la delusione che lo sta affliggendo. Jordan Spieth che esce dal green della 18, volto cupo e sguardo basso, con la mano sulla testa, mentre il pubblico si alza in piedi, in una standing ovation, ad applaudirlo e a sostenerlo nonostante tutto. Così è il golf e soprattutto Augusta: il Masters 2016 verrà ricordato soprattutto per questa immagine. Verrà ricordato per il “collapse” di Spieth alla 12, che gli ha fatto perdere la seconda giacca verde. Willet ha vinto, è stato bravo a fare il suo gioco giorno dopo giorno, buca dopo buca, senza pensare che la corsa al titolo potesse essere già finita. Era nella posizione di vincere e l’ha fatto: quando gli altri perdono colpi, se sei un campione devi esserci e devi cogliere l’attimo per la vittoria. Ma possiamo senz’altro dire che sia stato anche demerito di Spieth, a parte – se vogliamo essere fatalisti – lo stesso Augusta National con il suo Amen Corner, che “quando ci si è messo” è entrato nella storia decidendo più di un Masters.

Ieri, ad appena un giorno dalla fine del primo Major annuale, sul web e sui Social si è letto di tutto. Soprattutto di sfottò e di prese in giro per questo ragazzo di 22 anni, che alla buca 12 ha sbagliato prima il ferro, finendo in acqua, per poi droppare e fare addirittura flappa. “Impossibile, che campione è ?!”. “Meglio che non abbia vinto lui!”. “Come ha fatto a fare flappa?!”. Semplice: come il grande Ernie Els ha fatto sei putt alla buca 1 del primo giro. Sono umani e possono sbagliare, anche compromettendo una grande gara, per un attimo di “blackout” –  per qualsiasi motivo possa essersi presentato – nel corso di una settimana di intensa e dura competizione. Ma sebbene entrambi abbiano sbagliato, sprofondando in un mix di rabbia e delusione, hanno continuato a giocare come se niente fosse. A testa alta. E i tanti critici del lunedì, l’avrebbero saputo fare?

Spieth ha fatto quadruplo bogey al par 3 della 12, perdendo quattro colpi e la leadership. Fino a due buche prima, sul tee della 10, era in testa con cinque colpi di vantaggio. Se avesse vinto, se avesse portato a casa la sua seconda giacca verde, avrebbe compiuto qualcosa di incredibile e meraviglioso. Avrebbe raggiunto Jack Nicklaus, Nick Faldo e Tiger Woods, gli unici tre campioni al mondo ad aver vinto per due anni consecutivi il Masters. Ma andrò controcorrente, perché Spieth ha comunque fatto qualcosa di meraviglioso. In tre partecipazioni ad Augusta da professionista – sì, tre partecipazioni, già alla sua giovane età – ha chiuso con un secondo posto, un primo posto e un altro secondo posto. Senza contare che sia stato in testa per ben sette giri consecutivi, tra lo scorso anno e quest’anno. Altri campioni, molti tra i favoriti di questo Masters, non hanno mai vinto o ottenuto piazzamenti così importanti.

E poi, nonostante il quadruplo bogey, non ha rinunciato a combattere. Ha reagito subito con un birdie alla 13, attaccando il green in due colpi e mandando la folla presente – ma direi anche a casa davanti alla televisione – in delirio. Ha creduto e fatto credere che potesse farcela, recuperando il disastro imprevedibile della buca 12. E, infatti, poi è arrivato un altro birdie alla 15 e i colpi di svantaggio per poter andare al playoff sono scesi a solo due. Purtroppo alla 16, quel putt per il birdie, difficile per la pendenza e sbagliato da poco più di un metro, ha fatto capire a tutti e a lui per primo, che ormai la giacca verde gli era inevitabilmente scivolata tra le mani. Un colpo durissimo da sopportare: forse solo chi ha avuto la stessa esperienza, può meglio descriverlo. Noi possiamo immaginarlo, vedendo lo sguardo spettrale di Spieth durante la premiazione e durante l’intervista finale. …Tratteneva a stento le lacrime.

“È dura, è davvero dura. Fa male e ci vorrà tempo”. Il tempo, che guarisce tutte le ferite, guarirà anche questa grande delusione. Una delusione, che ci riporta indietro di vent’anni, quando nel 1996 fu lo Squalo Greg Norman a perdere il Masters nei confronti di un altro inglese, Nick Faldo. Aveva iniziato l’ultimo giro con sei colpi di vantaggio: finì in acqua non solo alla 12, ma anche alla 16. Arnold Palmer fu un’altra vittima di Augusta nel 1961. Sul tee della 18 era in vantaggio di un colpo su Gary Player, ma con il secondo colpo finì in bunker e fece addirittura doppio bogey, perdendo così la sua terza giacca verde. Tante delusioni che hanno aiutato a formare questi grandi campioni. Greg Norman aveva già 41 anni è vero e perse per sempre l’occasione di conquistare il suo primo Masters in carriera. Palmer beh, ha collezionato 7 Major e 62 vittorie sul PGA Tour. E Spieth, che ha solo 22 anni, potrebbe fare come Palmer … se non di più. Di Masters ne vincerà ancora così come di altri Major.

Nel frattempo, si può consolare con la vicinanza dai molti amici del mondo del golf. Butch Harmon ha affermato, che potrà superare il momento solo se riuscirà a trovargli un piccolo posto nella sua mente, imparando dagli errori commessi. E Jack Nicklaus, ha detto: “Penso che tutto il mondo del golf sia triste per Jordan Spieth. Aveva l’opportunità di fare qualcosa di molto speciale e qualcosa, che in pochi sono riusciti a compiere, diventando anche il più giovane professionista a riuscirci, ma non ce l’ha fatta. Il mio cuore e tutto il mio affetto sono per lui. So che Jordan è un giovane ragazzo, che riuscirà a imparare da questa esperienza e ne trarrà solo il bene. È un campione meraviglioso e un ragazzo incredibile”. E detto dall’Orso d’Oro che nella sua carriera, oltre a 18 Major, ha ottenuto anche 19 secondi posti nei Major stessi… Non è affatto cosa da poco.

Spieth, a soli 22 anni, ha tutto il tempo per vincere altri Masters. È vero, il suo gioco rispetto al 2015 è cambiato, è meno spumeggiante, quasi se mancasse qualcosa. Può essere simpatico o antipatico ma, in conclusione  è innegabile che sia il nuovo vero fenomeno del golf. Come lo sono stati Bobby Jones, Sam Snead, Nicklaus, Palmer, Player. E come lo è lo stesso Woods. La Next Big Thing, che impareremo a conoscere e apprezzare appieno: per cui un giorno tutti potranno tifare, riconoscendone il grande valore.

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