tiger

Il classico caso dell’allievo, che supera il maestro. Il grande campione, che insegna i trucchi per vincere al più giovane, sancendone così l’ascesa. Sono cose che spesso accadono solo nei film, quelli più belli che hanno sempre una morale per la vita. Insegnamenti preziosi, che nella vita reale passano spesso inosservati: solo i più fortunati e i più attenti sono in grado di coglierli, mettendoli in pratica.

Succede così anche nel golf, in cui uno di questi insegnamenti preziosi ha sancito l’affermarsi di un nuovo campione e fenomenum mondiale. I due protagonisti sono il vecchio – se così si può definire – e il nuovo del golf. il passato senza il quale non potrebbe esserci il presente e né tanto meno il futuro di questo sport. Tiger Woods e Jordan Spieth: un campione, il primo, che ha segnato radicalmente la storia del golf. E un novizio, il secondo, che sebbene sia già numero 1 al mondo ad appena 22 anni (va per i 23 quest’anno), di strada deve ancora percorrerne.

Del resto è stato lo stesso Spieth ad affermare che senza Tiger, così come senza Jack e senza Arnie, i tanti giovani che vediamo oggi sul PGA Tour non ci sarebbero. Tanto meno quelli, che si avvicinano al golf con l’obiettivo di raggiungere il Tour. Una rivoluzione, iniziata anni fa, che continua ancora oggi e dalla quale i nuovi – possibili – talenti del golf traggono insegnamento e continuano a imparare molto. Come non comprenderli: sono cresciuti a pane e Tiger in TV. 

Anche solo poterlo osservare più da vicino, per studiare il suo gioco e il suo comportamento sul campo, è già un grande insegnamento. Figuriamoci giocarci insieme in un giro di prova del Masters. È quello che – udite udite – è successo proprio a Spieth lo scorso anno, guarda caso quando il giovane Golden Boy quel Masters l’ha conquistato alla grande. È stato egli stesso a ringraziare Tiger, durante la conferenza stampa del Valspar Championship di questa settimana, per il prezioso aiuto – quasi un contributo -  datogli nella vittoria di Augusta del 2015.

Durante un giro di prova, Woods si è unito inaspettatamente – e senza invito come affermato scherzosamente da Spieth – alla coppia Ben Crenshaw-Jordan per giocare insieme. Proprio alla 16 di quel giro, Tiger ha illuminato la mente di Spieth dandogli un consiglio preziosissimo. “Stavo allontanandomi dal green della 16 durante la prova campo per studiare le pendenze da un’altra prospettiva e a un certo punto ho visto Tiger puttare dalla parte sinistra verso la pin position, che ci sarebbe stata domenica e forse anche venerdì”, ha affermato Spieth.

“Mi ricordo che il solo guardare quel putt mi confondeva le idee. Ho osservato Tiger tirarne un pò. Sapeva benissimo che si trattava di un colpo difficile e sembrava certo, che mi sarei trovato in quella situazione, magari con un angolo diverso, per il putter decisivo della conquista del Masters”.

E così è stato, proprio la domenica e proprio per il putter della vittoria. I due putter per il par che Spieth ha ottenuto mantenendo il vantaggio di quattro colpi su Justin Rose.

“Quel putt ha sigillato la mia vittoria”.

Nessuno più di Tiger, che ha nell’armadio ben quattro Giacche Verdi, avrebbe potuto aiutarlo meglio.

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