lefty

Immenso. Incredibile. Perfetto. Potremmo stare qui ore a spendere aggettivi per descrivere la splendida performance di Phil Mickelson nel primo giro del The Open. Lefty ha dato una bella lezione a tutti i nuovi giovani talenti e campioni del golf. Li ha svegliati, con un sonoro “Ehi, ci sono anche io”. L’aveva già fatto più volte quest’anno, quando ha registrato un secondo posto sia all’AT&T di Pebble Beach che al più recente FedEx St Jude Classic. È in forma da quasi un anno,  da quando ha deciso di cambiare allenatore. Una decisione che, vista l’età, in molti hanno giudicato azzardata.

Ma Lefty li ha smentiti ancora dimostrando che come il buon vino, invecchiando si migliora. Avrebbe voluto vincere lo US Open, per conquistare il suo Carreer Grand Slam. Ma ora, dopo due anni dal successo di Muirfield – preceduto dal successo a Castel Stuart – il campione californiano è in testa al The Open di Royal Troon con un fantastico score in 63 colpi. A Royal Troon già, dove arrivò secondo a un colpo da Els e Hamilton nel 2004, mancando per un soffio il playoff. Phil torna ancora oggi, dopo 12 anni, e registra un 63 un po’ stretto, nonostante il grandioso score e il vantaggio sugli avversari.

Già perché proprio alla 18 avrebbe potuto centrare un record che in molti hanno corteggiato per anni, ma che nessuno ha mai raggiunto: lo score in 62 colpi, il più basso mai registrato nella storia dei Major. Aveva un putt per il birdie da quattro metri e mezzo. L’aveva letto giusto, dandogli la giusta forza e puttandolo sulla giusta linea. Ma ha sbordato, lasciando un Mickelson un po’ deluso nonostante il grande risultato e l’ottimo primo posto. È in testa e questo è quello che conta. Uno score comunque perfetto, con quattro birdie nelle prime nove – persino a Postage Stamp – e quattro nelle seconde nove.

Non sappiamo come andrà a finire ma le stelle sono dalla sua parte…Ha giocato una settimana fa a Castle Stuart, un campo che gli porta bene visto che nel 2014 vinse lì e poi al The Open… Senza contare che è americano e gli americani hanno sempre riscontrato un ‘discreto’ successo qui a Troon (sei vittorie in otto The Open). Vederlo in testa dopo il primo giro è emozionante, perché dimostra come non serva avere 20anni per continuare a vincere.

Alle calcagna ha due grandi e giovani campioni con -5. Patrick Reed e Martin Kaymer. Quest’ultimo è stato autore di una prestazione lineare, senza nemmeno un bogey e con cinque birdie. Un po’ più altalenante la prestazione di Reed, partito alla grande nelle prime nove con un eagle e tre birdie. Nelle seconde nove ha perso due colpi, recuperati con altrettanti birdie che lo hanno portato temporaneamente in testa… Prima ancora che arrivasse il ciclone Phil.

A seguire ben otto giocatori a -4, tra cui il Defending Champion Zach Johnson. C’è stato un momento nella serata in cui il campione americano era in seconda posizione da solo con -6 e due buche ancora da giocare. Peccato che abbia registrato due bogey consecutivi, sia alla 17 che alla 18, scaraventandolo in quarta posizione parimerito. La strada è ancora lunga e, come lo scorso anno, Johnson potrebbe riservare diverse sorprese. Del resto, non voleva separarsi dall’amata Claret Jug per niente al mondo. A seguire ben nove altri giocatori a -3, tra cui Justin Rose, Henrik Stenson e Sergio Garcia.

Con uno score giornaliero di -2 troviamo Rickie Fowler, Rory McIlroy, Adam Scott e il nostro Francesco Molinari, il migliore tra gli italiani.

Ottima prestazione anche quella di Matteo Manassero, che dopo essere partito alla grande con un eagle e un birdie alla 6 e alla 7, ha trovato il doppio bogey nell’incubo di Postage Stamp. Poi ancora un altro doppio nelle seconde nove e tre birdie che l’hanno fatto recuperare. Mancano ancora tre giri e siamo sicuro che Matteo possa fare bene.

Hanno chiuso in par sia Jordan Spieth che Dustin Johnson, mentre Jason Day è quasi in fondo alla classifica con +2, segno che i Major – a parte il PGA Championship dello scorso anno – non sono il suo forte.

Molto Bene anche il nostro Amateur Mazzoli. Stefano ha chiuso in 76 (+5), ma ha tenuto duro con -1 fino alla 11, quando è incappato nel doppio bogey. L’emozione – com’è normale che sia – deve avere avuto il sopravvento perché il doppio bogey è tornato anche alla 13, seguito da un bogey. Poi ha recuperato con un birdie ma alla 18 un altro bogey. Il +5 è comunque un risultato incredibile e domani potrà migliorare.

Un The Open emozionante e dal sapore un melanconico. C’è in testa Phil, che ha contribuito a scrivere la storia del golf. Montgomerie, che è nato e cresciuto a Troon, ha chiuso in par. Così come Ernie Els e Jimenez… Insomma, mancherebbe solo Tiger a chiudere il perfetto cerchio.

Appuntamento a domani, con un’altra straordinaria giornata del Major più magico del golf!

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