Phil Mickelson ha vinto l’Aberdeen Asset Management Scottish Open

Phil-Mickelson

Phil Mickelson ha vinto con 271 colpi (66 70 66 69, -17) l’Aberdeen Asset Management Scottish Open. Lo statunitense ha superato con un birdie alla prima buca di spareggio il sudafricano Branden Grace (271 – 71 65 66 69) con il quale aveva terminato alla pari il torneo.

Ha ottenuto un apprezzabile 17° posto Lorenzo Gagli (279 – 67 67 70 75, -9), ha guadagnato quattro posizioni Matteo Delpodio, 38° con 282 (67 73 69 73, -6), e ne hanno perse numerose Francesco Molinari, da 23° a 42° con 283 (69 66 72 76, -5), e Matteo Manassero, da 42° a 57° con 285 (69 70 70 76, -3).

Mickelson, 43 anni e 41 titoli nel PGA Tour comprensivi di quattro major, ha centrato il primo successo su un links e questo lo lascia ben sperare per l’Open Championship.

Gagli è partito male e dopo dieci buche si è trovato gravato di tre bogey, poi ha avuto una impennata ed è tornato in par con la sequenza birdie-eagle, ma nelle ultime cinque buche altri tre bogey hanno fatto 75 (+3).

Delpodio è andato a corrente alternata mescolando cose buone ad errori comunque con il 73 (+1), dovuto a quattro birdie, tre bogey e un doppio bogey ha migliorato, sia pure di poco, la sua posizione.

Identico 76 (+4) in un giro modo difficile per Francesco Molinari e per Manassero: il torinese ha segnato due birdie, quattro bogey e un doppio bogey e il secondo tre birdie, cinque bogey e un doppio bogey.

Da ricordare la sua prima “hole in one” da professionista del veronese ottenuta nel terzo giro alla buca 8 (par 3, metri 199) utilizzando un ibrido.

Obiettivo programmazione

francesco molinari

Una stagione fatta bene è anche il risultato di una pianificazione attenta. Perché il calendario è molto fitto. E allora bisogna sapere quando “darci dentro” e quando, invece, rallentare

La nuova stagione è iniziata, dopo una pausa invernale fatta di “riposo attivo”: tranquillità, casa, ma anche tanto allenamento, lezioni, preparazione e programmazione. A proposito di pianificazione, devo dirvi che si basa sia sulle gare più importanti (i Major), sia sugli eventi World Golf Championship; anche se quello che ha cercato di insegnarmi Denis Pugh in tutti questi anni è che non ci devono essere troppe differenze nell’affrontare i Major e le altre gare dell’European Tour o WGC. In pratica, le 28 o 30 gare che gioco ogni anno dovrebbero essere affrontate nello stesso modo, per evitare che capiti come a qualche mio collega che si carica di troppa pressione.

Per far questo cerco sempre di lasciare – nei limiti del possibile – un periodo libero prima di una gara importante, per recuperare energie mentali e mettere a punto dei ritocchi che sarebbero più difficili da sistemare nel corso di un torneo. Per esempio, io mi sono fermato dopo Abu Dhabi saltando le altre due settimane del “Desert Swing” per prendermi il tempo di allenarmi e fare preparazione fisica in vista dell’Accenture Match Play Championship in Arizona e, due settimane dopo, del Cadillac Championship al Doral. Prendersi una pausa è quasi automatico per tutti quei giocatori che entrano nel field delle gare più importanti. Quando si riesce, ovviamente: il terzo torneo del WCG sarà la settimana prima del PGA Championship e in questo caso non ci sarà la possibilità di prendersi molto riposo o di prepararsi in modo mirato, dal momento che solo due settimane prima è in calendario l’Open Championship.

Al di là delle pause e dei tempi di recupero, che sono personali, tutti noi abbiamo un vantaggio se conosciamo un po’ i campi. E non è sufficiente qualche giro di prova, perché durante il torneo il percorso può rivelarsi del tutto differente. È quanto succede, ad esempio, ad Augusta, per restare in tema “Masters”, ormai imminente. Io ormai conosco l’Augusta National, così posso praticare colpi specifici come il draw, in particolare con i tee shot, per aumentare il controllo. Così dedico gran parte del tempo in campo pratica, abituandomi a tirare più colpi in quel modo: so che mi torneranno utili. Allo stesso modo, prima dell’Open Championship, sarebbe bene giocare su un links. E io, infatti, giocherò lo Scottish Open al Castle Stuart Golf Links di Inverness. Purtroppo, quest’anno non conosco nessuno dei tre percorsi sede degli altri Major. Per l’US Open, che si giocherà a Merion, credo che arriverò la domenica e cercherò di avvalermi dei suggerimenti di Dodo.

Mi ricordo qualcosa di quanto ho visto in televisione; ma certamente non è la stessa cosa. Anche a Muirfield non ho mai giocato, ma mi preoccupa meno, perché arriverò dal links dello Scottish Open e sarò già abituato. Infine, non conosco nemmeno Oak Hill, vicino a New York, dove hanno giocato la Ryder Cup del 1995; per di più, non l’ho visto nemmeno alla tv. Per cui studierò attentamente le “mappette”. Oggi sono redatte con una precisione strabiliante: tre giorni ormai bastano per conoscere qualsiasi campo sede di torneo. Peraltro ormai succede raramente che in Europa io debba giocare su tracciati sconosciuti. Ormai mi considero un “veterano”.

Per quanto riguarda il ritmo nella preparazione di una gara, le mie “tappe di avvicinamento” sono ormai assodate: nei tornei regolari del Tour finisco la domenica; lunedì mi riposo o viaggio se non c’è possibilità di farlo la sera prima; il martedì provo 9 buche e il mercoledì gioco la Pro Am. A volte faccio 18 buche sia il martedì che il mercoledì. Ma mai per tre giorni: prima della gara sarebbero troppe per le mie caratteristiche di gioco e fisiche. Magari ne gioco 18 lunedì e altre 9 gli altri due giorni; oppure 9-18-9.

Ci sono campi che mi piacciono in tutti i continenti. Non ho preferenze su europei, americani o asiatici. Mi piacciono i tracciati abbastanza tecnici indipendentemente da dove si trovino. I campi troppo facili invece non mi entusiasmano. Ed essendo nato in Europa, preferisco i parkland. Ma di solito vado molto “a sensazioni”: quando arrivo in un posto per la prima volta, percepisco subito se è un campo che mi piacerà o meno. E questo accade a tutti noi.

Francesco Molinari protagonista di una grande prestazione allo Scottish Open

Francesco Molinari si è reso protagonista di una grande prestazione nell’Aberdeen Asset Management Scottish Open.

Sul percorso del Castle Stuart Golf Links in Scozia, in un finale dalle emozioni molto forti il torinese ha concluso la gara con 271 colpi (62 70 67 72, -17) alla pari con l’indiano Jeev Milkha Singh (271 – 66 70 68 67) che poi ha prevalso con un birdie alla prima buca di spareggio.

E’ stato un giro finale emozionante. Molinari, leader solitario dopo tre turni tutti conclusi in vetta, ha iniziato senza scollarsi dal par, ma rimanendo comunque al comando anche se raggiunto da altri. Quando i primi avevano ancora alcune buche da giocare è apparso in cima al leaderboard Singh, in rimonta con un 67 (-5 con altrettanti birdie) dalla 16ª posizione.

All’improvviso è scattato decisamente Marc Warren, che si è portato fino a “-20″ alla 12ª dopo cinque birdie. Sembrava tutto deciso, ma nelle ultime buche è successo di tutto: Warren è andato in crisi alla vista del traguardo e con un doppio bogey e due bogey si è chiamato fuori anche dal play off (71, -1). La stessa cosa ha fatto Noren con un bogey sull’ultimo green, mentre Molinari ha perso l’occasione per rimanere da solo in vetta fallendo un corto putt pagato con il bogey alla 15 e mancando un altro putt abbordabile per il birdie alla 16.

Quando è arrivato sull’ultima buca ha trovato un solo interlocutore, ossia Singh con il quale condivideva il “-17″, ma per disputare lo spareggio ha dovuto fare un miracolo imbucando un putt abbastanza lungo, dopo essere rimasto corto con il primo da lontano. Per lui 72 (par) colpi con due birdie e due bogey.

Nel playoff Singh e il torinese hanno tirato i primi tre colpi quasi simili, entrambi arrivando in green con palla a portata di birdie. Molinari ha toccato male la pallina, che si è fermata a un metro abbondante dalla buca, mentre Singh è andato a segno con sicurezza per il birdie che gli ha fruttato il titolo.

Con il secondo posto Francesco Molinari sale dal settimo al secondo posto dell’ordine di merito  alle spalle dell’inglese Justin Rose. E ne ha tratto beneficio anche la sua corsa verso la Ryder Cup.

Francesco Molinari solo al comando dello Scottish Open.

Francesco Molinari è rimasto solo al comando con 199 (62, 70, 67, -17) colpi, nell’Aberdeen Asset Management Scottish Open, che si sta disputando sul percorso del Castle Stuart Golf Links (par 72), a Inverness in Scozia.

Un terzo giro pulito con 5 birdie e nessun bogey. La solidità di Francesco Molinari si è vista sia sul gioco lungo sia su quello corto.

Peccato per Matteo Manassero (69, 64, 73, -10), scivolato dalla terza posizione alla 32esima, per colpa di un terzo giro sfortunato. Un doppio bogey alla buca 16 ed un bogey alla 17, quando il suo score di giornata segnava -2,  lo allontanano dalle posizioni di testa.

Anche Andrea Pavan (70, 67, 69, -10) è 32esimo. Un terzo giro, chiuso in 69 colpi, effettuato in coppia con Phil Mickelson (73, 64, 65, -14), autore di un -7 di giornata.