Questo colpo non s’ha da fare

turnberry

Sta per iniziare l’Open Championship. Bene, ma non dimentico che nei vari campi su cui ruota il torneo ci sono alcune buche odiose. Che sarebbe bello modificare così

Ogni volta che mi trovo sul tee della 9 a Muirfield, mi passano per la testa due pensieri. Primo: la consapevolezza che sto per giocare uno dei migliori par 5 del golf riempie sempre l’animo di trepidazione e piacere. Ma poi, secondo momento, i miei occhi si spostano verso sinistra lungo l’argine di pietra che corre fino al green. E qui, scuoto la testa e rabbrividisco. La ragione dei miei dubbi è la fascia di rough denso e gommoso che parte dal tee e arriva fino a più o meno i tre quarti dei 510 metri di questa magnifica buca. A destra del rough, dopo poco più di 200 metri, c’è un bunker. Più a destra il fairway. Poi un altro bunker. Infine, ancora più a destra, c’è dell’erba ancora più alta della varietà munchy (non che ne esista di altro tipo nella storica casa della Honourable Company of Edinburgh Golfers). Tutto questo va bene se sei dell’idea che il target per il tee shot in questa meravigliosa buca debba essere uguale per tutti i giocatori. Cioè: mandare la palla tra gli ostacoli sui due lati della stretta striscia di erba tagliata che rappresenta la salvezza. Stando lì, sul tee, questa conclusione mi rende sempre triste e frustrato. E mi domando cosa succederebbe se eliminassimo il rough a sinistra e lasciassimo uguale tutto il resto; o se concedessimo ai giocatori più intraprendenti e creativi l’opzione di sfidare il fuori limite e drivare dritto lungo la linea dell’argine, a sinistra del bunker, accorciando così la buca di quasi 40 metri; o se aggiungessimo un’altra dimensione a quella che è già una buca brillante. A me sembra ovvio. Le buche migliori, nel gioco più grandioso, offrono delle alternative ai giocatori, obbligano a processi decisionali, offrono delle tentazioni al banale scenario: “Fai così, oppure così”. La 9 di Muirfield, per queste sue squisite qualità è sì una sfida, ma senza particolare immaginazione.

Già che siamo in ballo, balliamo: ho un altro suggerimento per un’altra sede scozzese dell’Open Championship. E ancora coinvolge una buca 9, questa volta l’incredibilmente pittoresco par 4 di 415 metri dell’altrettanto incredibilmente pittoresco percorso Ailsa di Turnberry. È una buca che, nonostante colpisca senza dubbio per l’aspetto estetico, non ha posto nel puro golf competitivo. Per il semplice motivo che il fairway (che altro non sembra che i due spioventi del tetto di una casa) è del tutto irraggiungibile. Se non mi credi, chiedi a Jack Nicklaus. Questa è l’esatta descrizione che ne ha fatto l’Orso d’Oro durante l’Open del 1986. E una buca che non offre alcuna soddisfazione tangibile per il drive più perfetto è chiaramente imperfetta. Anche i tee shot spediti direttamente sul famoso cumulo di pietre in cima al pendio è quasi garantito che manchino il fairway a destra o a sinistra, a seconda del lato della collina che la palla colpisce quando atterra. Quindi dimentica tutto quanto hai mai letto (cioè i salamelecchi sdolcinati, leggeri e ossequiosi) su questo apparentemente infinito par 4. E ricorda solo una cosa: non è nulla di più di un’atroce e brutta buca, cattiva fino al midollo. Quindi qual è l’alternativa? Facile. Trasformare la buca 9 in un par 3 dagli attuali tee – non c’è modo di farne a meno – verso il mitico faro. Immagina che green memorabile sarebbe. E immagina lo spettacolare par 5 che un grande architetto potrebbe costruire da lì all’attuale green della 10, che spazza via la palla, intorno e giù lungo le sponde frastagliate della costa dell’Ayrshire.

Ci sono altre buche che potrei citare nella rotazione dell’Open. La 4 e la 7 a Carnoustie sono impegnative. Il nuovo bunker subito a destra del secondo green di Muirfield è una disgrazia e dovrebbe essere rimpiazzato. Il tee della corta 13 dovrebbe essere spostato di lato, abbastanza da creare un angolo più difficile per il tee shot. Il green della 17 al Royal Birkdale – rimodellato e, per alcuni, rovinato prima dell’Open 2008 – dovrebbe essere distrutto, fatto esplodere e rifatto da zero. Sarebbe più veloce ricordare quelle buche al Royal St George’s che non possono essere rifatte in alcun modo, forma o dimensione. E che dire dei relativamente nuovi, ma senza speranza e non appropriati, green “Donald Steel” al Royal Liverpool? Oh.. my God! Nulla è perfetto. Vorrei scommettere che, dando la possibilità di rifare la Monna Lisa, anche il grande Leonardo apporterebbe qualche cambiamento. I campi da golf non sono diversi. Anche i migliori possono essere migliorati.