Se il calcio imparasse dalla Ryder…

ryder cup

Tutti parlano della fantastica rimonta europea (e il suo relativo successo), ma nessuno ha sottolineato l’emozione e la forza della cerimonia di apertura. In “altri” sport non succede

Ogni due anni aspetto settembre per la Ryder Cup, il terzo evento sportivo mondiale dalla fama planetaria. Il giorno prima della cerimonia di inaugurazione sentivo alcuni numeri: la manifestazione viene trasmessa in 180 Paesi ed entra in mezzo miliardo di case! Devo dire che la guardo con grande piacere, perché ho la fortuna di seguirla da spettatore neutrale. Ovviamente ci tenevo tantissimo che vincesse l’Europa, per via di Molinari; ma al tempo stesso mi sarebbe piaciuto che vincessero gli Usa, perché ho un debole per gli americani. Mi sono simpatici, trovo che siano figure particolari e mi intriga la sostanza che esce dalle loro interviste, che li fa risultare come idoli. Ormai lo sapete: in mio Idolo, quello con la “I” maiuscola, è Tiger Woods, anche se mi piacciono altri giocatori statunitensi. Poi mi capita di pensare che se non ci fossero stati gli americani oggi parleremmo con accento tedesco… Pertanto, per via di questa mia “ambi-tifoseria” il pareggio sarebbe stato il mio risultato preferito; ma sono contento della rimonta e della vittoria europea.

La Ryder Cup è bella perché per tre giorni il golf, disciplina individuale per eccellenza, diventa uno sport di squadra. Cambiano le dinamiche psicologiche, il modo di vivere il torneo, e il capitano deve guidare un team e non una serie di individui. Queste situazioni le ho vissute per anni e anni rapportate al calcio e non al golf. La sfida è di un’importanza straordinaria perché tutte le persone coinvolte – giocatori, caddie, organizzatori – sanno che gli obiettivi sono due: l’aspetto sportivo, di battersi al massimo per vincere la sfida; e lo sforzo per rispettare l’etichetta ed esprimere i valori dello sport. L’unica pecca per me sono i tifosi un po’ troppo “calcistici”.

Come sempre, la cerimonia d’apertura è stata straordinariamente affascinante. Mi piace l’idea che sia molto formale, a volte troppo; però a Medinah hanno dato un tono anche casual rispetto a qualche anno fa, quando sembrava la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. Ora, forse per via delle recessione, si guarda più alla forma che alla sostanza, nel senso che contano principalmente gli “speech” dei capitani. Sia Olazabal che Love III sono stati meravigliosi nello stile dei messaggi che hanno trasmesso e nel modo in cui l’hanno fatto, con ironia e sentimento. Si percepiva un’atmosfera emozionale.

Mi immagino – e mi scuso, ma non posso non fare paragoni – una finale di Coppa Italia con la cerimonia e gli allenatori che presentano le squadre: “Questi sono i miei 11 contro i tuoi 11, cerchiamo di divertirci domani”. Mi piacerebbe che nel calcio fosse così. Si sente sempre il profumo della tradizione, con gli inni e le bandiere; però la presenza, ad esempio, di Justin Timberlake ha mostrato la volontà di renderla al passo con i tempi. Per una volta, poi, si vedono anche le pettinature dei giocatori che siamo abituati a vedere sempre col cappellino; io non sapevo che taglio avesse Kuchar… E nel caso di qualcuno è imbarazzante notare la linea dell’abbronzatura a metà fronte. Mi diverto anche a valutare le divise, che a volte non mi sembrano particolarmente eleganti… Suggerirei al prossimo capitano di farsi consigliare da Marco Semino, vero “arbiter elegantiae”.

Vorrei chiudere ricordando uno dei nostri eventi che si è svolto alla Bagnaia, appena dopo l’Open d’Italia. Un posto incantevole vicino a una città meravigliosa come Siena, in un resort dove c’è tutto: piscina, Spa, cavalli, sale conferenze, ristoranti. Abbiamo scoperto un posto che soddisfa tutte le esigenze e che mi sento di consigliare a chiunque per un lungo weekend. Anche a chi abbia il partner non appassionato di golf. Faccio i complimenti alla Bagnaia per la grande organizzazione e li ringrazio dell’accoglienza. Alcune notizie a margine dell’evento: anzitutto, abbiamo raccolto 50mila euro, il che è bellissimo. In secondo luogo, ho giocato con Cabrera Bello che ha siglato il record del campo. E, per finire, tanto per cambiare, non ho vinto. Ma questa non è una notizia!