Il Belly putter: l’arma segreta di Adam Scott

The Masters - Preview Day 2

Tutti i supereroi hanno un’arma segreta, l’asso nella manica che li aiuta a vincere. Superman aveva il dono di volare alla velocità della luce e di essere invulnerabile. E Batman, che non aveva alcun particolare potere, puntava sulla propria astuzia e forza per vincere ogni battaglia.

Se il mondo della DC Comics ha i propri eroi, anche il mondo del golf può vantarne alcuni. Uno tra questi è sicuramente Adam Scott che ha concluso la stagione 2013 da grande campione. Ha vinto il Masters di Augusta dopo un agguerrito play-off con Angel Cabrera, ha chiuso in terza posizione il British Open, in quinta il PGA Championship, ha superato 16 tagli di fila e ha concluso l’anno, secondo nell’Official Golf World Ranking.

Ebbene, come ogni eroe che si rispetti, anche Scott ha la sua arma segreta: il ‘Belly’ putter. Proprio così. Secondo le statistiche il successo del giocatore Australiano potrebbe proprio dipendere dal lungo putt. Quando ancora giocava con il putt tradizionale, Scott si posizionava fuori dai primi 100 professionisti PGA Tour nella classifica dei migliori “pattatori”.

Pensate, che nel 2010 fu addirittura 186esimo nella statistica dei putt totali stagionali e, tra il 2007 e il 2010, non riuscì a chiudere alcun Majors sopra la decima posizione. Fortunatamente, il suo gioco è sempre stato preciso e perfetto da permettergli di vincere tornei minori, senza però pattare in maniera stellare.

Tutto è però cambiato con il Belly, che ha contribuito al fantastico exploit di Scott di quest’anno, portandolo dalla 186esima posizione alla 62esima nella statistica finale dei putt totali. Merito del Belly putt? Molto probabile. Tuttavia alcune nuvole nere, già all’orizzonte, potrebbero oscurare questa presunta arma segreta di Adam Scott.

Pare, infatti, che l’USGA e la R&A faranno entrare in vigore una nuova regola, dall’1 Gennaio 2016, per bandire dai percorsi il lungo putt. Glen Nager, presidente della USGA, ha così affermato: “La decisione 14-1b regola una delle sfide più importanti che si affrontano giocando a golf: -il libero movimento dello swing-. Giocando con il Belly putt, si appoggia intenzionalmente una parte del corpo al bastone per compiere il colpo, impedendo così che vi sia -il libero movimento dello swing-“.

Mancano ancora due anni è vero: ben pochi, però, per far sì che un professionista si abitui a giocare con un nuovo bastone, specialmente se si passa dal putt lungo al classico corto. Cosa farà il grande Scott? Continuerà a giocare con il Belly putt fino al 2016 o forse passerà a un nuovo putt già da questa nuova stagione? Certo il putt tradizionale non gli rievoca dolci ricordi ma siamo sicuri che Scott, come tutti i supereroi, saprà affrontare anche questa nuova sfida.

Il gioco vero è quello dei links

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A Muirfield abbiamo visto come questo tipo di percorsi permettano molti modi di giocare ogni buca. Ci vuole ingegno e concentrazione, più che forza bruta da driver

Quest’anno l’Open si è tenuto a Muirfield. È un percorso fantastico, un meraviglioso test di golf: devi veramente fare attenzione a rimanere fuori dai bunker, se vuoi farcela. Non vedevo l’ora di tornarci. Adoro i links. È un vero peccato che esistano per noi golfisti del Tour solo una o due occasioni durante l’anno per giocare su un tracciato puramente links, ma è così. Il mio campo preferito nella rotazione dell’Open è senza dubbio St Andrews. L’Old Course è stato il percorso dove ho giocato il mio primo Open Championship nel 2000, dopo la qualifica al Ladybank. Molti ragazzi andavano a St Andrews in giornata, giusto per dare una sbirciata. Io no. Io non ho mai voluto permettermi di “spiare” quel terreno sacro a meno che non mi fossi qualificato per meriti. Alla fine, molti di quei ragazzi che erano andati a dare un’occhiata furtiva hanno mancato la qualifica. Mentre io mi sono guadagnato un posto e sono andato là da solo, ho prenotato un B&B e ho trascorso una settimana davvero fantastica.

Dopo l’Old Course, nella mia lista personale Carnoustie e Royal Birkdale sono entrambi al secondo posto. Molto impegnativi e strategici per come sono disegnati: per ogni buca non c’è un modo giusto o sbagliato di giocare, ma molte opzioni diverse. Sfidare i bunker? O appoggiarsi corti prima degli ostacoli e andare in green con quattro bastoni in più rispetto a qualsiasi altra parte nel mondo? Ovviamente, ci sono alcuni campi nella rotazione dell’Open che non fanno per me: tra quelli che mi piacciono meno c’è il Royal St George’s, che considero “ingiusto”; un percorso che penalizza i buoni colpi può darti sui nervi. I grandi percorsi hanno tutti un senso. Non come quelli dell’US Open, che sono test di sopravvivenza. E nemmeno come quelli dell’US PGA Championship, che non ti danno alcun’altra possibilità dal tee se non il driver. Non puoi usare un ferro per il primo colpo in un par 4 da 450 metri, perché non riusciresti mai a raggiungere il green con il secondo. Invece, la bellezza dei links è che esistono molti modi diversi di giocare ogni singola buca. Devi solo aguzzare l’ingegno e rimanere concentrato. È golf “puro”. E quando sei sul tee provi un gran senso di libertà, perché non ti senti obbligato in una strada che non vuoi percorrere.

Se i nostri campi sono migliori, l’America ha comunque i suoi vantaggi. Io ho deciso di trasferirmi là, per motivi sia di famiglia sia professionali. Amo l’Inghilterra, sia chiaro. Ma andare avanti e indietro tra Gran Bretagna e USA ogni settimana mi stava uccidendo. Se poi penso a come sono stati gli ultimi inverni, è chiaro che non c’è paragone con il potersi infilare un paio di pantaloncini e uscire a praticare. La Florida è un ottimo posto per prepararsi per una gara. Lee Westwood si è trasferito in America quest’anno e mi ha detto di essersi pentito di non averlo fatto dieci anni fa. Oggi ci sono così tanti buoni giocatori, che, se non sei preparato alla perfezione per la gara il giovedì mattina, sei già nei guai.

Questo Tour fa un po’ fatica

Non è necessario essere dei geni per capire che l’European Tour stia attraversando un momento difficile. Il calendario gare è interessante a inizio anno in Medio Oriente e alla fine in Asia, Paesi dove ci sono molti soldi e le cui economie sono al momento davvero solide. Ma quando si torna nel continente europeo, a metà stagione, le cose sono meno promettenti. E vista l’attuale precarietà dell’economia, non penso che le cose miglioreranno molto nei prossimi anni. Speriamo che l’inizio e la fine del calendario continuino a crescere, e se si riuscisse a inserire uno o due grandi eventi ogni anno si potrebbe tornare ai vecchi fasti. Il fatto è che se sei uno dei migliori giocatori al mondo non puoi giocare in tutte le gare più importanti del mondo: la maggior parte di noi riesce a partecipare a 20/25 gare all’anno. È semplicemente impossibile giocare tutte le settimane!

Finalmente senza belly

Proibire l’ancoraggio è una decisione corretta e mi fa piacere che ora finalmente ci sia chiarezza sulla questione, con l’accordo comune di R&A e USGA. Ritengo, ripeto, che si tratti di una decisione giusta: quattro degli ultimi sette Major sono stati vinti da giocatori che usavano il long putter e il numero di chi lo ha adottato è cresciuto in continuazione negli ultimi anni. Pertanto è una buona cosa che le autorità abbiano preso una decisione prima che i numeri esplodessero e diventassero ingestibili: se ancori il bastone, snaturi la sfida che sta alla base del gioco. Far oscillare liberamente tutto il bastone è un elemento importante. Mi meraviglia che questa decisione ci abbia messo così tanto tempo ad arrivare. Il PGA Tour ha messo i bastoni tra le ruote durante il periodo di consultazione quando in pratica hanno dimostrato di non volere che si dicesse loro cosa fare. Mi auguro che adesso si trovi il modo di applicare la decisione presa da entrambi i corpi governativi.

E’ ufficiale: da gennaio 2016 i putter lunghi saranno banditi

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L’R&A e la USGA hanno finalmente preso una decisione definitiva: da gennaio 2016 non sarà più possibile ancorare qualsiasi tipo di bastone al corpo. E questo vale principalmente per i belly putter – utilizzati per esempio da Ernie Els e Webb Simpson – e i broomstick – come quello di Adam Scott.

Sarà la regola 14-1B che proibirà e penalizzerà – con conseguente divieto – di effettuare i colpi ancorando il bastone al corpo. Questo non significa che tutti coloro che posseggono un belly lo dovranno cambiare. Giocatori come Matt Kuchar, che utilizza un putter di 43″ ma non lo appoggia al corpo bensì all’avambraccio, potranno continuare come hanno fatto fino ad adesso perché il tappo del bastone non appoggia e non fa perno sul corpo.

Dopo una lunga diatriba che dura ormai da diversi anni, con lotte intestine nei Tour tra i professionisti, alcuni a favore alcuni ovviamente contro, si è così risolto uno dei problemi maggiori attinenti al regolamento dall’inizio del nuovo millennio.

Le associazioni che regolamentano il golf (USGA e R&A) hanno deciso di rendere effettiva e in vigore la regola a partire dall’inizio del 2016  in modo da offrire l’opportunità a coloro che ora usufruiscono dei putter lunghi di rimettersi in gioco e riadattarsi al putter classico.

Per tutte le informazioni http://www.randa.org/en/Rules-and-Amateur-Status/Anchoring.aspx

Oggi è il grande giorno, il belly e il broomstick verranno banditi?

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Oggi si saprà finalmente cosa sarà del futuro dei putter ancorati al corpo.

Alle ore 2 italiane ci sarà una conferenza stampa della USGA unita alla R&A – le due istituzioni che regolamentano e gestiscono il golf mondiale – che decreterà le sorti di belly putter e broomstick.

Per seguire l’evento live:

http://www.usga.org/anchoring

 

Senti un po’, Mr. Finchem…

Tim-Finchem

Il commissario del PGA Tour si è definito contrario alla proposta di abolizione di belly putter e broomstick. Ne prendiamo atto. Ma a questo punto ci deve qualche spiegazione

In seguito alle recenti affermazioni che vedrebbero il PGA Tour contrario all’abolizione di bastoni che si “ancorano” al corpo, ho diverse domande al Commissario Tim Finchem:

1. Il campione Open in carica Ernie Els ha giudicato l’utilizzo dei putter lunghi un “rubare”. Mi sembra chiaro che lei non sia d’accordo. Ci può dire perché lei non consideri un evidente vantaggio ancorare la punta del grip alla pancia o al petto?

2. Mark King, CEO di TaylorMade crede che entro dieci anni la R&A e la USGA saranno istituzioni obsolete e superate. È d’accordo? Se sì, chi dovrebbe prendere le decisioni? Le aziende? I vostri membri? O forse solo lei, Mister Finchem?

3. Perché adesso? Perché lei – che in vent’anni da capo non ha mai dato una multa per il gioco lento, (il che rende il suo Tour inguardabile) – ha deciso che questo è il momento buono per mettere in discussione le regole imposte da USGA e R&A?

4. Ted Bishop, presidente della PGA americana, è un altro personaggio contrario all’R&A e USGA. Ma chi è costui per contestare queste istituzioni? E perché lei ritiene che la sua irrilevante organizzazione abbia dei problemi con i corpi dilettantistici minori, che non devono avere una minima considerazione quando si fanno le regole?

5. Se il PGA Tour e la PGA of America si dovessero separare e cominciassero a fare regole diverse, cosa crede che penseranno i giocatori che si vedranno costretti a non utilizzare i puttoni in tre Major su quattro? Crede che le stelle – il cui unico interesse è un posto nella storia, non i soldi – resteranno dalla sua parte o giocheranno da qualche altra parte?

6. Ha mai preso una decisione per il bene del golf e non per il solo bene del PGA Tour?

7. I numeri dimostrano come l’adesione al golf sia in declino negli ultimi anni, il che comporta una diminuzione del divertimento che il golf regala negli spettatori, porta via troppo tempo e costa sempre di più. Il che ha senso quando i dilettanti si trovano davanti percorsi di 6.900 metri da fare in cinque ore, invece che campi mille metri più corti per tre ore e mezza di gioco. Lei si rende conto di cosa comporterà per il golf questo trend, se continuerà?

8. Per tutti è chiaro come a lei importi poco di ciò che non la riguarda direttamente; ma non sente alcun obbligo morale per tutti gli altri piccoli Tour del mondo?

9. Quando ha affermato: “Non siamo convinti di vietare i putter lunghi”, lei ha sostenuto che “un amateur su cinque” gioca con bastoni che si ancorano al corpo. Ci può dire qual sia la fonte di questa informazione? Noi non riusciamo a trovare un riscontro nemmeno lontanamente aderente ai suoi numeri.

10. Secondo lei non esiste un’evidenza provata dei vantaggi portati dai putter lunghi. Allora ci spiega perché giocatori di alto livello – Ernie Els e Adam Scott, solo per dirne due – hanno migliorato di molto le loro prestazioni sui green? È solo una coincidenza? O magari esiste un qualche possibile collegamento tra i puttoni e i miglioramenti avuti?

Torna la polemica sull’abolizione dei “puttoni”: favorevoli o contrari?

Tim Finchem del PGA Tour ha dichiarato che il circuito americano non è in guerra con le istituzioni che governano il golf nella querelle sulla proposta di rendere fuori norma i belly o i long putter.

Mentre Matt Kuchar stava per vincere il WGC – Accenture Match-Play Championship grazie al suo belly, Finchem ha incontrato i media per spiegare che il Comitato dei Giocatori del PGA Tour aveva discusso il problema: “Abbiamo comunicato all’USGA la nostra posizione la scorsa settimana e il nostro Consiglio ha concluso che dovremmo essere contrari. Ho letto che i media ci dicono in guerra con l’USGA sulla questione ma voglio chiarire che noi abbiamo sempre dato il nostro sostegno e manteniamo il giusto rispetto. Tuttavia, ci è stata chiesta la nostra opinione e abbiamo capito che perseguire su quella strada era un errore. Per noi e per i nostri giocatori, questo tipo di bastoni esiste da generazioni e il gioco del golf è sempre andato bene. Quindi se non esiste una ragione valida per cambiare le cose non è necessario farlo”.

“L’USGA ha dichiarato che l’ancoraggio non apporta un vantaggio reale per la performance e vista la ricaduta che la decisione avrebbe con i dilettanti e con giocatori come Webb Simpson e Keegan Bradley, e coloro che sono cresciuti con questo bastone, si può parlare più che altro di aspetti negativi. I nostri giocatori sono divisi in due schieramenti perchè è una decisione soggettiva: c’è chi è d’accordo e chi sostiene che l’ancoraggio non dia particolari vantaggi e quindi non ci sia bisogno di abolirlo. Abbiamo sottoposto la nostra opinione e la PGA of America è risultata contraria. Vedremo cosa farà l’USGA”.

Se le istituzioni che governano il golf decideranno di introdurre un divieto, Finchem si chiede se il PGA Tour continuerà, da solo, a portare avanti un Tour che consente l’ancoraggio del belly o long putter. “Ma in realtà speriamo che l’USGA possa cambiare idea”.

Belly putter sì o no? Infine, si pronunciano le istituzioni

R&A e USGA, le istituzioni che regolano il gioco a livello mondiale, hanno annunciato mercoledì una proposta di revisione delle Regole al fine di proibire l’ancoraggio del bastone al corpo durante un colpo.

La proposta Regola 14-1b, che arriva dopo una lunga opera di studio messa in atto dalle due autorità, proibirebbe quindi i colpi effettuati con un bastone – o la mano che lo impugna – appoggiato direttamente contro il corpo del giocatore, o con l’avambraccio mantenuto contro il corpo per stabilire un punto di ancoraggio indiretto per il bastone.

La nuova regola proposta non altera le attuali norme sull’attrezzatura e permette quindi l’uso di tutti i bastoni conformi, inclusi i belly e long putter, se questi non vengono ancorati al corpo. La regola in questione si riferisce strettamente a pochi tipi di colpo, preservando invece l’abilità del giocatore di trovare il suo stile.

Prima di prendere una decisione finale sulla proposta, R&A e USGA considereranno qualsiasi commento e suggerimento da parte della comunità golfistica. “Crediamo di aver analizzato la questione da qualsiasi punto di vista, ma visti i tanti interessi in gioco vogliamo dare a chiunque sia coinvolto l’opportunità di portare avanti qualsiasi considerazione in merito”, ha detto Peter Dawson, CEO di R&A (nella foto).

Il cambiamento diventerebbe effettivo dal 1 gennaio 2016, in rispetto del ciclo quadriennale delle Regole. La scadenza fornirebbe anche un lungo periodo di tempo in cui qualsiasi giocatore possa, se necessario, adattare il proprio gioco ai nuovi parametri.

La pronuncia delle istituzioni arriva dopo un lungo periodo di dibattito in merito, con giocatori schierati pro e contro. Tre degli ultimi cinque vincitori di Major usano un putter ancorato al corpo e il nuovo talento cinese Guan Tian-lang si è guadagnato l’accesso al Masters 2013 con un belly putter.

Mike Davis di USGA ha così commentato: “Nei 600 anni della storia del golf l’essenza del gioco è stata quella di impugnare il bastone con le mani ed effettuare liberamente lo swing. La sfida, per il giocatore, è controllare il movimento dell’intero bastone all’impatto con la palla, e ancorare il bastone altera la natura di questa sfida. Dobbiamo quindi cambiare le regole per preservare il carattere originario dello swing”.

Belly putter, odio e amore

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Chi non lo può vedere, chi non ne può fare a meno: il puttone divide le opinioni dei golfisti, pro e non solo. La questione è aperta. Come, del resto, anche tante altre faccende

Non sono sicuro che tu lo sappia, ma il primo belly putter risale agli anni Sessanta. Una licenza per “body pivot putter” fu rilasciata a Richard Parmley nel 1965 e Phil Rogers lo utilizzò per primo sul PGA Tour alla fine di quel decennio. Quest’anno, Keegan Bradley ci ha vinto un Major, il PGA Championship ad agosto; e poi, nell’arco di poco tempo, ci sono state altre vittorie ottenute utilizzando il “puttone”, tra cui le due di Webb Simpson e quella di Adam Scott al Firestone. Se poi guardiamo il Senior Tour, c’è da non crederci a vedere quanto venga adottato. Questa moda recente è stata lanciata dall’ex capitano di Ryder Cup Paul Azinger. Il quale, intorno alla fine degli anni Novanta, iniziò a vacillare con il suo putter; lesse allora il libro di Dave Pelz in cui il guru del putt suggeriva di tenere puntato lo shaft del bastone nell’ombelico durante tutta la durata del colpo, per ottenere un risultato migliore. Trovato un nuovo putter che raggiungesse perfettamente il suo ombelico, Azinger iniziò a imbucare da qualsiasi distanza. Anche Phil Mickelson ha iniziato a usarlo. Certamente Phil è sempre stato uno che ama sperimentare l’attrezzatura. Ha avuto un lob wedge con 64 gradi di loft, quattro o cinque wedge diversi nella sacca, due driver… una volta ha anche giocato un US Open senza il driver. Mi sembra di ricordare che quando i puttoni fecero la loro comparsa, R&A e USGA dibatterono a lungo in merito alla loro legalità nel caso che un giocatore li avesse utilizzati per droppare la palla.

Al giorno d’oggi è una pratica comune: sono accettati in buona fede e la maggior parte di coloro che li utilizza spesso li usa proprio per droppare la palla. Del resto, adesso che qualcuno è riuscito a vincerci un Major, sarà molto difficile che vengano dichiarati non regolamentari, cosa che implicherebbe la vittoria di Keegan Bradley non più legittima. Personalmente, a me il puttone non è mai piaciuto e non ne sono un estimatore. Chiamatemi “tradizionalista” o “conservatore”, però quello non è golf. Anche se non c’è dubbio che sia il puttone sia il belly putter abbiano reso migliori molti puttatori mediocri, bisogna sottolineare che sono anche meno affidabili, perché, proprio per la loro natura, lasciano meno feeling nelle dita; per non parlare del fatto che quando c’è vento sono molto meno stabili. Ad ogni modo, un paio di anni fa ne ho provato uno, perché ero curioso. Ma mi sono bastati cinque colpi per scartarlo. Non ne ho mai usato uno in gara e – per come stanno le cose in questo momento – non riesco neanche a immaginarmi con un bastone del genere. Recentemente Donald ha affermato che non gli piacciono i belly putter e spera di non aver mai bisogno di usarli; ecco, io la penso esattamente come lui!

Sempre a proposito delle evoluzioni tecnologiche, molti oggi sostengono che la palla vada troppo lontana. Citano posti come St Andrews o i classici campi inglesi come The Berkshire e Sunningdale, sostenendo che sono diventati quasi ingiocabili per i professionisti moderni, per via della loro scarsa lunghezza. Ma anche qui, io la penso diversamente. Basta dare un’occhiata alla forza e alle modalità di allenamento dei giocatori di oggi, che sono radicalmente diverse da quelle di 10/15 anni fa. Finché qualcuno non farà uno studio dettagliato sulla testa dei bastoni e sulle velocità della palla generate dieci anni fa e lo confronterà con i risultati di altrettanti studi relativi a oggi, non si avrà una risposta definitiva. Riconosco che la palla è uno dei fattori di queste nuove “infinite” distanze, e probabilmente una manciata di metri in più se la fa; ma ci sono altri fattori alla base delle nuove distanze. Giocatori come Dustin Johnson, Gary Woodland, Bubba Watson e Robert Garrigus tirano molto forte e molto lontano. La velocità delle loro palle può superare i 280 km/h. Ma io, che non ho la loro potenza, sfioro pur sempre i 260 km/h. Non vorrei sfidare le ire delle autorità del golf, ma io invece della distanza vorrei la palla meno stabile in aria. Questo significherebbe un aumento di spin e obbligherebbe i giocatori a dare un effetto a ogni colpo, rendendo le cose molto più difficili. Così, credo che il golf avrebbe un fascino infinitamente superiore…