L’anno che verrà per Manassero…

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Con il 2013 ormai agli sgoccioli non ci resta, che immaginare cosa potrà riservarci la nuova stagione 2014. Tra i professionisti dello European Tour e del PGA Tour, ce n’è uno in particolare, che non vede l’ora di scendere in campo nell’anno che verrà: Matteo Manassero.

Il giovane campione di Verona è pronto ad accogliere tutto quello che la nuova stagione gli riserverà, ma su una cosa è certo: farà di tutto per difendere il titolo del BMW PGA Championship, conquistato a Wentworth lo scorso maggio.

Una grande e importante vittoria, che ha accostato il nome del giovane professionista a quello dei tanti famosi vincitori del passato come, Colin Montgomery, Seve Ballesteros, Bernhard Langer e Costantino Rocca. E una vittoria, la quarta nello European Tour, che ha confermato Manassero ai livelli più alti del golf internazionale.

Un trionfo che il nostro Matteo non vede l’ora di poter difendere a spada tratta, ritornando a Wentworth a maggio e riconquistando dunque il titolo. Intanto, le emozioni dello scorso maggio sono sempre vive nella mente del giovane professionista: ” Wentworth occupa un posto speciale nel mio cuore. Non vedo l’ora di farvi ritorno e di poter difendere il titolo del BMW PGA Championship nel miglior modo possibile”.

E Manassero ha così continuato: ” Ci sono tanti giocatori incredibili ad aver vinto questo titolo e ciò lo rende ancora più speciale. È un onore essere stato il secondo italiano dopo Costantino Rocca ad aver messo le mani sul trofeo”. Un Manassero sempre più determinato, con il quale tutti dovranno fare i conti.

È sempre la gara più bella

Il Masters rimane il torneo più avvincente, perché regala uno spettacolo unico e mille considerazioni. Che adesso valutiamo insieme

Il Masters è sempre la gara più bella in assoluto.

Per merito del campo piuttosto che del field, perché queste gare le giocano sempre gli stessi giocatori, di base i 50 migliori al mondo. Devo dire che hanno un capolavoro di campo, che esalta lo spettacolo. Ti ricordi le ultime edizioni? Una più bella dell’altra. Le ultime tre, poi, sono state pazzesche: Schwartzel, con i quattro birdie finali; Bubba, con quel colpo straordinario; e il rush finale di Scott. Il tutto senza che ci fosse Tiger in contention. Anche questa volta è definitivamente uscito dalla lotta per la vittoria dopo le prime 9 di domenica e si è visto un gran golf con Cabrera e Scott che hanno giocato veramente bene sotto pressione a grande vantaggio dello spettacolo. Cabrera, se ha voglia di giocare, è ancora fortissimo. Solo che ora sembra l’abbia solo tre o quattro settimane all’anno. Ha cambiato un po’ lo stile di vita: ha divorziato, si è messo un po’ più a regime. Lui è proprio della vecchia guardia, se gli fai fare la vita da atleta dopo un anno scappa. Ancora adesso ogni tanto sparisce dalle gare e si prende una pausa, è un personaggio unico che, secondo me, non ha mai guardato o fatto un video. Assolutamente il contrario di Scott, che è molto costruito. In questo caso ha vinto la macchina sull’istinto. Sono contento per Adam, dopo quanto gli è successo all’Open Championship. E pensare che ha vinto senza imbucare. Ha messo pochissimi putt, quasi nulla, tranne quello decisivo e alla 72ma buca: un putt mostruoso di una difficoltà rara.

Poi c’è stato il pasticcio Tiger. La verità non è piacevole, in quanto il comitato si era accorto del droppaggio errato ma l’aveva giudicato ininfluente. Si sono trovati spiazzati quando Woods ha parlato del suo errore in conferenza stampa. Non potevano certamente dire: “Lo sapevamo”. A quel punto sarebbe partita una raffica di domande: “Perché glielo avete fatto fare?”, “Perché non glielo avete detto alla 18?”. Hanno cercato di salvarsi, appellandosi alla decisione 33.7 che dice che poteva essere comminata la penalità a discrezione del comitato anche a score chiuso, riconoscendo la buona fede del giocatore. A quel punto sono scattate le polemiche sul web (twitter in testa) con metà mondo favorevole alla squalifica, perché la maggior parte dei suoi detrattori sosteneva che – anche se tecnicamente la regola esiste – moralmente Tiger avrebbe dovuto ritirarsi. Quando questi impicci diventano di pubblico dominio il Comitato si trova con le mani legate. Trovo che Tiger non ne esca male; chi ne esce male è il Comitato.

C’è poi la questione dell’attribuzione delle penalità o delle squalifiche, che talvolta non è molto giusta. Bisogna cominciare a punire dall’alto non dal basso. È troppo comodo punire un ragazzino come Guan quando, ad esempio, un Jason Day è lentissimo. È comunque fortissimo e sono certo che a breve vincerà un Major. Ha doti maggiori (e 24 anni) rispetto a un Donald o un Westwood, che sono sempre lì ma manca loro l’acuto.

I nostri due italiani hanno toppato completamente la gara. Francesco ha giocato malissimo intorno ai green (cambia poco lo score finale), mentre Matteo non era contento del gioco con i ferri. All’Augusta National se si mancano più di cinque o sei green è un niente fare doppio bogey, perché se si finisce pure dalla parte sbagliata non si può metterla vicino con l’approccio e i tre putt sono dietro l’angolo.

Per concludere, due considerazioni.

La prima riguarda Bernhard Langer: stiamo parlando di un giocatore di un altro livello, che su tre giri può ancora vincere. Ha ancora, a 56 anni, un gioco fantastico (anche se non mi dà molta emozione) con un’altissima qualità di colpi. Si è sempre detto che gioca i ferri in modo straordinario, però mi sono reso conto che è ancora migliore col gioco corto. Potrei dire che approccia quasi come Seve. La seconda è sui giocatori europei, che stanno giocando male: in tutte le gare non fanno risultato. Sono stati “bastonati” da gennaio e questo nonostante giochino tutti in America. Non ce la fanno. A un certo punto, il migliore era proprio Langer; poi, chi è terminato più in alto è stato il bravissimo Olesen. L’unico che ha brillato è stato Martin Laird, nato in Scozia. Ma è scozzese come io sono comasco…