Nessuno tocchi Tiger

Tiger Woods of the United States gestures to a fan to be quiet from the fifth green during first round play at the WGC Bridgestone Invitational golf tournament in Akron

Brandel Chamblee, che ha osato criticare Woods, è stato subito bollato come traditore. Il paludato ambiente del gioco non sopporta chi disturba i suoi equilibri

Brandel Chamblee, ex giocatore del PGA Tour diventato opinionista di spicco di Golf Channel America, di recente aveva descritto Tiger Woods come “poco cavaliere verso le regole” nella passata stagione. Chamblee ci ha azzeccato e ha ragione da vendere: Woods è stato, a volte, proprio così. Dimostrando un mix di ignoranza, arroganza e – secondo alcuni – ambiguità, il golfista migliore al mondo durante la scorsa stagione si è ritrovato coinvolto in quattro incidenti legati alle regole, per ognuno dei quali ha ricevuto una diversa penalità. Ad Abu Dhabi, Woods è stato penalizzato con due colpi per droppaggio errato dopo aver trovato la sua palla incagliata nella sabbia. È stato un errore comprensibile; uno dei suoi compagni di gioco, Martin Kaymer, ha fatto lo stesso quando, per sbaglio, ha convenuto che a Woods doveva essere permesso un droppaggio senza penalità.

Al Masters, Woods aveva tecnicamente il diritto di continuare la gara dopo che gli incompetenti giudici arbitri dell’Augusta National gli avevano concesso una clausola di uscita da una situazione che normalmente l’avrebbe portato alla squalifica. Ma la sua decisione di continuare è stata, per molti osservatori, quantomeno moralmente discutibile. Durante l’ultimo giro del Players Championship, poi, l’accordo con un altro partner di gioco, l’americano Casey Wittenberg, ha assolto Woods da qualsiasi illecito tecnico dopo un droppaggio che è stato, per molti testimoni, altamente discutibile. Infine, al BMW Championship di Chicago, Woods è stato obbligato ad aggiungere due colpi al suo score quando la sua palla si è mossa leggermente nel tentativo di spostare un rametto che le stava vicino. Sarebbe stato onesto, ma la reazione sprezzante di Woods è stata a dir poco inquietante.

Di fronte a un’evidenza inconfutabile si è rifiutato ostinatamente e irrazionalmente di accettare il verdetto. In seguito a questi fatti, Chamblee ha dato dell’imbroglione a Woods. È stato, secondo una successiva ammissione dello stesso Chamblee, un’uscita un po’ troppo forte. Ma ciò che è davvero inquietante è come Woods ha esercitato, per rivalsa, una forte pressione per screditare Golf Channel. Così è stato che, invece di celebrare un’emittente informata, professionale e abbastanza coraggiosa da avventurarsi dove pochi altri hanno osato nell’analizzare Woods, Golf Channel ha capitolato. Purtroppo è un atteggiamento tipico nel comodo e conservatore mondo del golf, un mondo dove nessuno imbroglia, dove tutti i giocatori sono veri esempi di virtù e dove chiunque superi i confini invisibili dell’accettabilità è tranquillamente estromesso. Il sistema golf è un’entità potente, ed è meglio lasciarla tranquilla se ci si vuole assicurare il lavoro anche in futuro. Come disse una volta un famoso ex giocatore, diventato opinionista televisivo: “Oggi è stata una bella giornata. Non ho detto nulla, ho mantenuto il mio lavoro”. Il che è forse l’aspetto più patetico dell’intera questione. Invece che essere sostenuto nel suo punto di vista ragionevole e ben motivato, Chamblee è stato scaricato da un gran numero di cosiddetti giornalisti: per proteggere il proprio futuro accesso al grande uomo (che, peraltro, regolarmente non dice nulla o quasi), alcuni membri del Quarto Stato sono stati disposti a buttare a mare un collega.

Alla stessa stregua, Rory McIlroy ha subito sostenuto il suo “amico”. Il giovane irlandese è arrivato a dire che il mondo non avrebbe mai sentito parlare di Chamblee, se non fosse stato per Tiger. Un’uscita infelice, ingenua e sciocca (anche se magari non per forza in quest’ordine). Ancora più sgradevole, comunque, è stata la dichiarazione pubblica di Mark Steinberg, l’agente storico di Woods. “I commenti di Brandel Chamblee sono vergognosi, senza fondamento e fuori luogo”, ha tuonato Steinberg che, per inciso, è stato recentemente condannato per guida in stato di ebbrezza. “Nelle sue decisioni Tiger ha dato voce alla sua posizione, ha accettato le sue penalità ed è andato oltre. Non c’era intenzione di ingannare nessuno. Le opinioni disinformate e maliziose di Chamblee – passate per fatti – e il suo deplorevole tentativo di guadagnare l’attenzione sono miserevoli”. Si tratta, naturalmente, di un vecchio trucco. Spostando il dibattito su Chamblee, Mark Steinberg ha portato lo sguardo del sospetto e del dubbio lontano dal suo cliente. E ha funzionato, come succede sempre nel golf. Soprattutto quando si tratta di Tiger Woods. Sfidarlo è semplicemente troppo rischioso, come dimostra molto chiaramente questo episodio.

Non c’è due senza tre: l’infrazione di Tiger sta diventando un “vizietto”?

Tiger-Woods

BMW Championship, secondo giro, buca 1. Tiger Woods sposta un ramoscello vicino alla sua palla dietro al green, e la palla si muove leggermente.

Nessuno se ne accorge (a quanto pare), nè Tiger, nè i suoi compagni di squadra Adam Scott e Henrik Stenson, nè gli official della gara. Nessuno a parte un giornalista del PGA Tour Entertainment che, mentre sta montando un girato della troupe in loco, nota il movimento della palla e chiama il Club di Conway Farms.

Secondo la Regola 18-2a, l’incidente dovrebbe essere penalizzato con un colpo. Ma visto che Tiger non ha ripiazzato la palla i colpi di penalità sono diventati due.

Tiger ha saputo della vicenda solo al termine del giro, quando gli è stato detto di non firmare lo score. Ma non si è convinto che la palla si fosse mossa neanche dopo aver visto il video. Eppure nel filmato si vede che la palla si muove impercettibilmente mentre Tiger tocca un piccolo rametto alla sua destra, e non ritorna in posizione. A quanto pare, Woods non poteva accorgersene guardando dall’alto.

Si tratta della terza volta quest’anno che Tiger si prende due colpi di penalità a seguito di un’infrazione segnalata da qualcuno ai giudici della gara. La prima è stata all’Abu Dhabi Championship di gennaio, quando pensò – sbagliando – di poter droppare una palla infossata, ma il terreno su cui poggiava era sabbioso e quindi, in conformità con la Regola 25-2, la palla doveva essere giocata come trovata.

La seconda volta è stata al Masters, quando Tiger non ha droppato dal punto giusto dopo aver mandato la palla in un ostacolo durante il secondo giro. Uno spettatore – un ex giudice arbitro – ha visto la violazione in tv e ha chiamato i colleghi dell’Augusta National per avvisarli, visto che loro non avevano allertato il giocatore della possibile infrazione. Per questo Woods non è stato squalificato, anche se aveva firmato lo score scorretto. Si è preso due colpi di penalità

il giorno dopo. L’Augusta National citò in quell’occasione la Regola 33-7, il che portò a un acceso dibattito sul fatto che Tiger avesse avuto un trattamento speciale.

Che Tiger debba ripassare un pochino le regole? In rete si scatena la polemica… che abbia chiuso un occhio di proposito?

Rory McIlroy vince il BMW Championship (VIDEO)

Rory McIlroy vince, sul percorso del Crooked Stick GC a Carmel nell’Indiana, il  BMW Championship,  terzo dei quattro PlayOffs della FedEx Cup, battendo un gruppo di contendenti fortissimo.

Secondi a 2 colpi di distanza Lee Westwood e Phil Mickelson; quarti a 3 colpi Tiger Wood e Robert Garrigus. Dustin Johnson e Adam Scott chiudono sesti, mentre uno tra i protagonisti del torneo, Vijay Singh, termina il torneo in ottava posizione.