PGA Tour: Brandt Snedeker conquista il Farmers Insurance Open

Con un perentorio 67 64 74 67 (272, -16) l’americano Brandt Snedeker ha conquistato il Farmers Insurance Open, quarto torneo stagionale dell’US PGA Tour, che si disputato sui due percorsi del Torrey Pines (North e South) a La Jolla, in California.

Snedeker ha superato ai playoff Kyle Stanley, autore di un quarto giro da suicidio, dopo aver dominato i primi tre (62 68 68, -18), durante i quali aveva posto una pesante ipoteca sulla vittoria. Al punto che lo stesso  Snedeker, seguendo al Centro Media il giro dell’avversario, era convinto che il suo margine di vantaggio fosse ormai incolmabile. Poi il crollo (improvviso e verticale) con la palla che passa troppo a sinistra della 18 e prosegue, dannatamente sospinta dall’inclinazione, verso l’acqua. Il rough sembra rallentarla, ma non è sufficiente e le speranze di Stanley annegano con quel colpo galeotto.

Brandt Snedeker, nato nella luccicante Nashville, in Tennessee, è “nipote” d’arte, essendo stato introdotto al golf dalla nonna materna che gestiva in Golf Course in Missouri. Nel 2007 è stato designato Rookie of the Year sul PGA Tour e, in quell’anno, ha vinto il suo primo torneo nella challange a stellestrisce (il  Wyndham Championship). Ad aprile 2011, il bis (The Heritage, domando uno scatenato Luke Donald) e ieri la terza affermazione sul PGA Tour.

Il torneo presentava un field di grandissimi: al tee di partenza Bradley Keegan (Mister PGA Championchip 2011), Hunter Mahan, Rickie Fowler, Bubba Watson, nonché il “nostro” opinionista Geoff Ogivly, l’argentino Angel Cabrera, il giapponese Ryo Ishikawa, il sudafricano Ernie Els, il colombiano Camilo Villegas e molti altri big. Tra i quali Phil Mickelson, che non è riuscito a riscattare la prestazione opaca nell’Humana Challenge: il primo giro con il freno a mano tirato (77) ha inficiato un buon 68 del secondo, sicché al taglio ha fatto le valigie (145, +1).

Spenti i riflettori su La Jolla, occhi puntati a Scottsdale, in Arizona, dove giovedì 2 febbraio inizia il Waste Management Phoenix Open: montepremi di sei milioni e centomila dollari, dei quali 1.098.000 andranno al vincitore.

Belly putter, odio e amore

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Chi non lo può vedere, chi non ne può fare a meno: il puttone divide le opinioni dei golfisti, pro e non solo. La questione è aperta. Come, del resto, anche tante altre faccende

Non sono sicuro che tu lo sappia, ma il primo belly putter risale agli anni Sessanta. Una licenza per “body pivot putter” fu rilasciata a Richard Parmley nel 1965 e Phil Rogers lo utilizzò per primo sul PGA Tour alla fine di quel decennio. Quest’anno, Keegan Bradley ci ha vinto un Major, il PGA Championship ad agosto; e poi, nell’arco di poco tempo, ci sono state altre vittorie ottenute utilizzando il “puttone”, tra cui le due di Webb Simpson e quella di Adam Scott al Firestone. Se poi guardiamo il Senior Tour, c’è da non crederci a vedere quanto venga adottato. Questa moda recente è stata lanciata dall’ex capitano di Ryder Cup Paul Azinger. Il quale, intorno alla fine degli anni Novanta, iniziò a vacillare con il suo putter; lesse allora il libro di Dave Pelz in cui il guru del putt suggeriva di tenere puntato lo shaft del bastone nell’ombelico durante tutta la durata del colpo, per ottenere un risultato migliore. Trovato un nuovo putter che raggiungesse perfettamente il suo ombelico, Azinger iniziò a imbucare da qualsiasi distanza. Anche Phil Mickelson ha iniziato a usarlo. Certamente Phil è sempre stato uno che ama sperimentare l’attrezzatura. Ha avuto un lob wedge con 64 gradi di loft, quattro o cinque wedge diversi nella sacca, due driver… una volta ha anche giocato un US Open senza il driver. Mi sembra di ricordare che quando i puttoni fecero la loro comparsa, R&A e USGA dibatterono a lungo in merito alla loro legalità nel caso che un giocatore li avesse utilizzati per droppare la palla.

Al giorno d’oggi è una pratica comune: sono accettati in buona fede e la maggior parte di coloro che li utilizza spesso li usa proprio per droppare la palla. Del resto, adesso che qualcuno è riuscito a vincerci un Major, sarà molto difficile che vengano dichiarati non regolamentari, cosa che implicherebbe la vittoria di Keegan Bradley non più legittima. Personalmente, a me il puttone non è mai piaciuto e non ne sono un estimatore. Chiamatemi “tradizionalista” o “conservatore”, però quello non è golf. Anche se non c’è dubbio che sia il puttone sia il belly putter abbiano reso migliori molti puttatori mediocri, bisogna sottolineare che sono anche meno affidabili, perché, proprio per la loro natura, lasciano meno feeling nelle dita; per non parlare del fatto che quando c’è vento sono molto meno stabili. Ad ogni modo, un paio di anni fa ne ho provato uno, perché ero curioso. Ma mi sono bastati cinque colpi per scartarlo. Non ne ho mai usato uno in gara e – per come stanno le cose in questo momento – non riesco neanche a immaginarmi con un bastone del genere. Recentemente Donald ha affermato che non gli piacciono i belly putter e spera di non aver mai bisogno di usarli; ecco, io la penso esattamente come lui!

Sempre a proposito delle evoluzioni tecnologiche, molti oggi sostengono che la palla vada troppo lontana. Citano posti come St Andrews o i classici campi inglesi come The Berkshire e Sunningdale, sostenendo che sono diventati quasi ingiocabili per i professionisti moderni, per via della loro scarsa lunghezza. Ma anche qui, io la penso diversamente. Basta dare un’occhiata alla forza e alle modalità di allenamento dei giocatori di oggi, che sono radicalmente diverse da quelle di 10/15 anni fa. Finché qualcuno non farà uno studio dettagliato sulla testa dei bastoni e sulle velocità della palla generate dieci anni fa e lo confronterà con i risultati di altrettanti studi relativi a oggi, non si avrà una risposta definitiva. Riconosco che la palla è uno dei fattori di queste nuove “infinite” distanze, e probabilmente una manciata di metri in più se la fa; ma ci sono altri fattori alla base delle nuove distanze. Giocatori come Dustin Johnson, Gary Woodland, Bubba Watson e Robert Garrigus tirano molto forte e molto lontano. La velocità delle loro palle può superare i 280 km/h. Ma io, che non ho la loro potenza, sfioro pur sempre i 260 km/h. Non vorrei sfidare le ire delle autorità del golf, ma io invece della distanza vorrei la palla meno stabile in aria. Questo significherebbe un aumento di spin e obbligherebbe i giocatori a dare un effetto a ogni colpo, rendendo le cose molto più difficili. Così, credo che il golf avrebbe un fascino infinitamente superiore…