I caddie del PGA Tour vogliono più tutele e per questo hanno istituito la loro Associazione

James Edmondson Ryan Palmer

Più di 100 caddie del PGA Tour, compresi alcuni dei più conosciuti, si sono organizzati per creare l’APTC (Association of Professional Tour Caddies) con l’obiettivo di migliorare le loro condizioni di lavoro.

Il gruppo è nato da una serie di questioni irritanti, tra cui la decisione del PGA Tour di cancellare le “caddie races” al Waste Management Phoenix Open e il Crowne Plaza Invitational al Colonial per il 2014, così come un incidente al The Barclay in cui i caddie si sono sentiti trattati ingiustamente. “La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata al The Barclay durante un ritardo causato dalla pioggia”, ha detto il presidente dell’APTC James Edmondson, caddie di Ryan Palmer (nella foto). “Un uomo della sicurezza è arrivato e ha iniziato a urlarci contro chiedendo a ognuno di noi un documento di identità, cacciando via le nostre famiglie sotto la pioggia. Abbiamo tutti pensato: “avrebbero fatto lo stesso con i giocatori nella loro lounge? È stato lì che abbiamo deciso di indire una riunione”.

Il meeting si è svolto due settimane dopo il BMW Championship, in cui hanno preso parte 35 dei 70 caddie in loco. La decisione di formare un’associazione è stata unanime. Il comitato, votato in una pausa del Tour a Las Vegas, comprende oltre a Edmondson, il vice presidente Lance Bennett (caddie di Matt Kuchar), il tesoriere Jimmy Johnson (Steve Stricker) e il segretario Adam Hayes (Russell Henley), oltre a Joe LaCava (Tiger Woods), Brennan Little (Camilo Villegas) e Kenny Harms (Kevin Na).

“I caddie hanno realizzato di avere due opzioni”, ha detto Edmondson. “Imporsi o organizzarsi, per poi accelerare il processo del PGA Tour di riconoscimento della loro professione come i giudici arbitri. Abbiamo pensato che era il momento giusto”. “I caddie giocano un ruolo fondamentale per il successo dei giocatori e del golf professionistico”, ha detto un legale dell’associazione. “Nel tentativo di promuovere la loro professione si sono riuniti per dare più informazioni sul loro ruolo e ottenere benefici di gruppo che permetteranno loro di avere una liquidazione e un’assicurazione medica”.

Il vice presidente sottolinea che la nuova impresa non ha nulla a che vedere con la ricerca di avanzamenti economici per i caddie mentre il presidente ha specificato che ci sarà anche un comitato consultivo formato da alcuni giocatori del PGA Tour e che l’associazione si servirà anche di rapporti con agenti e allenatori.

Il regno di Francisco il Grande

molinari open di spagna

Dopo tante partecipazioni, per la prima volta un italiano scrive il suo nome nell’Albo d’Oro dell’Open di Spagna. Perché solo ora, visto come gioca bene Chicco?

Questo mese sarebbero tanti gli argomenti da toccare ma il posto d’onore spetta certamente a Francesco Molinari, splendido vincitore dell’Open de España. Francesco gioca talmente bene che sembra impossibile che, dopo Shanghai, ci abbia messo così tanto tempo a vincere. Oltre alla naturale gioia, c’è anche il fatto che finalmente un italiano ha scritto il suo nome nel centenario albo d’oro del torneo a cui gli italiani hanno sempre partecipato sin dai tempi dei Tre Moschettieri. Finalmente Chicco è riuscito a vincerlo. Peccato che abbia mancato il taglio al The Players, ma è arrivato tardi per potersi adeguare al campo, completamente diverso per l’erba e un tracciato di tutt’altro genere. È stata comunque una grande vittoria. Ho visto pochi giocare così bene, soprattutto con un rough da dove talvolta faticava a uscire col sand iron e, guarda caso, ha vinto su un campo con bruttissimi green. Francesco è un buon lottatore e, con green perfetti, imbuca regolarmente un certo numero di putt – anche se meno di molti suoi avversari, ma in questo caso il gap è diminuito.

Parlando degli italiani, devo fare i complimenti a Matteo: benissimo la gara che ha fatto in Spagna. È stata fantastica perché fare due doppi bogey e un triplo nel terzo giro fanno vedere da vicino lo spettro di arrivare 60mo; e invece si è rimesso a posto nelle seconde nove, ha limitato i danni ed è riuscito a entrare nei primi 10. Questo significa che ha una maturità eccezionale. Se giochi bene è facile ottenere una buona prestazione e il vero giocatore porta a casa lo score rimettendo a posto i cocci durante la gara: imbucando un putt in più, raggiungi il risultato. Dietro a quanto ha fatto Matteo c’è molto oltre la tecnica. È quello che deve imparare Gagli: l’anno scorso andava tutto bene e ora deve giocare con quello che ha. Si sapeva che l’anno della riconferma è quello più difficile e io l’ho visto un po’ preoccupato, com’è giusto che sia. Però non deve cominciare a chiedere consigli a tappeto. Scarpa è la figura di riferimento in quanto responsabile della Squadra Professionisti e saprà consigliarlo nel migliore dei modi, se non l’ha già fatto. Come Edoardo, Lorenzo gioca bene da agosto in poi e speriamo sia così anche quest’anno. A proposito di Dodo, ha l’attenuante del malanno al polso ed è difficilissimo passare una stagione con la spada di Damocle di un infortunio quando già sai che dovrai subire un intervento. In ogni caso, i nostri Tre Moschettieri dell’era moderna sono bravissimi perché sono sottoposti a una fortissima pressione. Ogni volta che scendono in campo sanno che devono tenere conto di quattro classifiche: il torneo, il World Ranking, la qualificazione in Ryder Cup e il Race to Dubai. Senza contare la ragione economica e gli interessi degli sponsor.

Infine, prendendo spunto dalla defezione forzata di Billy Foster – fuori gioco per quasi due mesi dopo un incidente al ginocchio in una partita di calcio, che ha obbligato Westwood a sostituirlo temporaneamente – vorrei dire qualcosa sull’importanza dei caddie. Il caddie per un giocatore come Quiros conta di più che per Francesco, che prende tutti i fairway e i green facendo sempre la stessa distanza. Per lui è sufficiente essere puntuale e preciso. Ma per Quiros, che fa qualsiasi colpo con qualsiasi effetto, conta tantissimo perché non è consistente. Parlando di giocatori di qualche anno fa, è più difficile fare il caddie a Daly che a Faldo, nonostante il “caratteraccio”. Il lavoro di un portabastoni è importante soprattutto perché – se è bravo e conosce bene il campo – può anche far risparmiare un colpo a torneo. Potrebbe sembrare poco; ma è abbastanza, ad esempio, per far rientrare il giocatore nella squadra di Ryder, se si tratta di un pro di alto livello. Nell’arco di una stagione è importantissimo: non porta solo la sacca ma può tranquillizzare il suo giocatore quando è arrabbiato, sdrammatizzando la situazione. Billy Foster ride e “cazzeggia” col giocatore un po’ come uno psicologo. E, vivendo sempre in simbiosi, dopo un po’ il caddie conosce il suo pro meglio di un familiare.