Ricorrenza speciale e campioni d’eccezione

vialli cabrera bello

Nella settimana magica dell’Open d’Italia Lindt si è celebrata anche la decima edizione della Pro Am Vialli e Mauro. Un successo illuminato anche dalla presenza di Olazabal e Cabrera Bello

Vorrei iniziare questo pezzo condividendo con gli amici lettori di Golf Today la gioia per il premio “La Pallina d’Oro” che ci è stata assegnata dall’Associazione dei Giornalisti Golfisti per quanto ha fatto la Fondazione a favore della diffusione del golf. Personaggi prestigiosi, non da ultimo Mario Camicia, sono stati insigniti di questo riconoscimento e devo dire che non avevamo mai pensato di poter ricevere una simile onorificenza. Il nostro obiettivo è quello di raccogliere fondi, ma ci ha fatto riflettere il renderci conto che qualcuno ha apprezzato quanto abbiamo fatto. Noi abbiamo sempre pensato alla beneficenza e la promozione è arrivata da sé, in maniera non voluta, e questo ci rende orgogliosi. Personalmente parlando, avrei potuto magari aspettarmi qualcosa inerente al calcio; ma al golf proprio no, e ciò mi dà una grande gioia.

Tutti intorno a Ollie

Detto questo, al Royal abbiamo giocato la decima edizione della nostra Pro Am per la quale si sono resi disponibili grandi nomi a cominciare da Johann Cruijff, che ormai è un habitué. Ma soprattutto sono stato felicissimo di poter ospitare (grazie alla stima e all’amicizia che nutre per Peppo Canonica) una leggenda come José Maria Olazabal. Inutile dire che, com’è nel suo stile, è stato molto gentile e disponibile; però, ho avuto la netta impressione che si sia anche divertito parecchio. La sua presenza ha impreziosito la gara, anche se non abbiamo potuto contare sulla partecipazione degli italiani. Che sono sempre disponibili con noi, ma la settimana dell’Open d’Italia è fitta di impegni e sia Chicco Molinari che Matteo Manassero erano davvero presi.

Un vero gioco di squadra

La mattina della Pro Am mi sono svegliato e ho pensato che sarebbe stato bello tornare a vincere. Mi sono chiesto: “Ma come facciamo?”. Io quando c’è la gara ho sempre troppe cose per la testa. Il mio compagno Edoardo Garrone aveva perso il derby proprio la sera prima e ho pensato che sarebbe stato molto arrabbiato. Quindi ho immaginato che sarebbe stato impossibile vincere. Poi ci ho ripensato: il golf in Pro Am è uno sport di squadra e quando puoi contare su due “fenomeni” come Anna Pettene e il pro Rafael Cabrera Bello, hai le spalle coperte. È andata proprio così. Io ed Edoardo non abbiamo brillato per continuità; ma essendo uomini di squadra abbiamo segnato le nostre buche, dimenticandoci gli errori commessi e cercando di fare il nostro dovere dove avevamo il colpo. Anna ha giocato le prime nove come una proette, era due sotto! Rafael ha mostrato una regolarità impressionante. Abbiamo trionfato sia nel netto che nel lordo e, a distanza di dieci anni, ho riprovato la soddisfazione di vincere. Ora, ovviamente, spero di non dover aspettare altri dieci anni! Insomma, abbiamo fatto il vero gioco di squadra, lo stesso che mettiamo in campo nella Fondazione ogni qualvolta organizziamo degli eventi e iniziative, perfettamente compreso da sponsor, privati, aziende, istituzioni, amici e colleghi che rispondono positivamente. Vorrei chiudere con una frase che mi ha molto colpito e che condivido pienamente: “Non esistono giocatori in forma o fuori forma, esistono giocatori con o senza fiducia”. C’è da riflettere.

Ti aspetto a Torino

vialli e mauro

Appuntamento al Royal Park I Roveri per la Pro-Am della Fondazione Vialli e Mauro, che per l’ottavo anno trasformerà il campo da golf in un tappeto rosso. Ma vediamo cosa succede nel backstage

Ormai ci siamo. Ma prima di salire sul primo tee voglio raccontarti qualche retroscena del nostro grande evento.

Innanzitutto vorrei dire che organizzare una Pro-Am di un certo livello è un po’ come organizzare un matrimonio. Sono necessari almeno una decina di mesi di preparazione. Per prima cosa bisogna trovare una location adatta, e noi siamo sempre stati molto fortunati: Royal Park I Roveri, Bogogno, Castelconturbia e di nuovo il Royal Park. Tutti campi magnifici. E poi quest’anno torniamo dove abbiamo cominciato, sul campo che ha ospitato le ultime tre edizioni dell’Open d’Italia, sul tracciato in odore di Ryder Cup: speriamo che riescano a ottenerla! È un campo difficile, con una splendida club house: è la location giusta. Poi bisogna scegliere la data; a noi sarebbe piaciuto il giorno dopo la finale dell’Open d’Italia, ma quest’anno non è stato possibile a causa della prossimità dell’US Open; speriamo che l’anno prossimo cambi qualcosa… Comunque abbiamo scelto il 5 settembre, subito dopo l’Omega European Masters a Crans-Montana e prima del KLM Open in Olanda, che sono due date importanti per il Tour europeo.

Come in tutti i matrimoni, gli ospiti sono fondamentali. E noi dobbiamo dire grazie, per il suo aiuto di cui non possiamo fare a meno, a Peppo Canonica, che gestisce i rapporti con i professionisti: persone fantastiche che supportiamo negli spostamenti e nella logistica. Sono sempre tutti molto carini e gentili, a disposizione per qualsiasi cosa; fanno tutto ciò che è nelle loro possibilità per rendere gradevole la giornata ai dilettanti. Poi ci sono i nostri ex colleghi calciatori. La beneficenza è una cosa bella e negli anni è sempre più sentita; i personaggi famosi ricevono moltissimi inviti per eventi come il nostro e noi siamo davvero grati perché, nonostante il tempo per loro sia poco, siamo fortunati a poterli annoverare tra i presenti.

Ma soprattutto ci vogliono i “patron”. Quest’anno abbiamo un nuovo Main Sponsor, R.F. Celada: dopo Kia e i fratelli Cristina (che parteciperanno all’edizione nel ruolo di amici della Fondazione) un nuovo amico filantropo, che sappiamo essere all’altezza.

Organizzare un evento così grande non è semplicissimo e noi non potremmo farlo senza i nostri angeli custodi, le ragazze della Fondazione, l’ufficio stampa, i volontari. Tutte persone che si mettono a disposizione per rendere l’evento di qualità. Certo, a volte ci sono delle difficoltà, per combinare le esigenze di chi partecipa per motivi filantropici e accontentare tutti; ma possiamo contare su veri amici, che sanno mediare tra le nostre esigenze e quelle di chi ci aiuta con grande generosità.

Una cosa cui teniamo molto è la qualità, per dare visibilità all’evento e invogliare così sponsor, pro e celebrità a trascorrere la giornata con noi. Questo, ovviamente, ha un costo, che noi però cerchiamo di contenere, per poter dare in beneficenza tutto quello che raccogliamo senza troppe spese. A proposito, la raccolta quest’anno sarà destinata sia al progetto di ricerca sulla SLA che all’ospedale IRCC di Candiolo (To). Se la forza di una squadra si vede nelle difficoltà, possiamo dire di aver superato la crisi del settimo anno: anche se durante la passata edizione abbiamo avuto problemi con il tempo, siamo riusciti comunque a creare un evento di successo. Alla fine della giornata riceviamo sempre un sacco di complimenti, che accettiamo quasi con imbarazzo, perché in realtà abbiamo trovato un meccanismo per fare qualcosa di buono, che ci impegna concretamente, divertendoci. In fondo abbiamo il tempo per farlo e per questo ci riteniamo fortunati. Quindi, perché non donare un po’ della nostra fortuna a chi ne ha bisogno?

Non vedo l’ora di giocare la Pro Am dell’Open d’Italia

Vialli Canonica

L’Open d’Italia è un appuntamento importante. Per me lo è anche la Pro-Am, una ghiotta occasione per migliorarmi

Credo che la tendenza del BMW Italian Open sia un po’ come quella degli Internazionali di Tennis: far crescere l’evento facendolo diventare di grandissimo prestigio. I presupposti ci sono tutti, a cominciare dalla location. Penso che il nostro amato sport, che sta cominciando a prendere piede, abbia bisogno di manifestazioni che lo valorizzino, per aumentare l’entusiasmo già creato dalle performance dei nostri tre moschettieri. Il mio sogno sarebbe di poter vedere in campo, oltre a Matteo, Francesco ed Edoardo, anche i migliori europei, così come è successo nel tennis a Roma dove erano in campo Nadal, Federer e Djokovic. Purtroppo quest’anno sarà impossibile a causa della quasi concomitanza con l’US Open e molti dei migliori saranno già negli States per acclimatarsi: quindi bisogna trovare una data che permetta ai più forti, e magari anche a qualche “ospite” del PGA Tour, di esserci. Una chimera è, ovviamente, vedere in campo Tiger Woods, cosa che costituirebbe la consacrazione per il nostro Open. A contorno dell’evento di Torino, c’è la Pro-Am, una gara che mi piace giocare in modo particolare. In Italia ne ho giocare tre o quattro; mi sono appassionato a questa formula quando ho avuto la fortuna di poter prendere parte per tre volte al Dunhill Links con Costantino e Peppo. Per un appassionato come me, poter giocare a St Andrews, Kingsbarns e Carnoustie è come per un calciatore giocare a Wembley. Un anno siamo addirittura arrivati secondi dietro al team di Fred Couples e lì credo di aver fatto il giro più bello della mia vita: 4 sopra il par a St Andrews!

Si gioca come un (quasi) pro

Sono dell’idea che questo genere di gare sia una grande idea anche quando rappresenta una finalità benefica. Quando si dice “unire l’utile al dilettevole”, la Pro-Am è il modo migliore per poterlo fare. Credo che sia utile anche per i pro, perché è normale che provino il campo mettendo a punto la strategia di gioco il martedì, mentre il giorno prima dell’inizio del torneo è giusto che facciano un giro più rilassato giocando per una squadra e non con una formula individuale, conoscendo gente interessante, ridendo e sdrammatizzando un po’ in vista dei successivi quattro giorni. Mi sono sempre divertito moltissimo: i pro sono fantastici, si mettono a disposizione seguendo i dilettanti dal primo all’ultimo colpo. Per me è sempre stato come fare una lezione seguito da campioni. Prima di tutto, un dilettante può capire veramente la differenza di gioco. Sono due approcci al golf completamente differenti, come chi pratica il calcio amatoriale e poi si trova a competere con un professionista. Ci si rende veramente conto che è un altro pianeta ed è… un pochino frustrante! È però estremamente educativo: non si può pretendere di imparare a colpire la palla come un pro, però è utilissimo sui green e nella strategia di gioco. Giocare la Pro-Am significa sfruttare l’occasione non tanto dal punto di vista ludico ma soprattutto per diventare un giocatore migliore. Poi c’è l’opportunità di calcare campi preparati per i pro: si vede la differenza e si capiscono meglio le difficoltà. Infine è divertente, perché loro sono bravissimi a farci sentire a nostro agio. Sono sempre occasioni molto emozionanti, a cominciare da quando li si vede in campo pratica prima della gara.