Quella volta c’ero anch’io. Di Carlotta Sanzogni

Quella volta c_ero anch_io

È un sabato di novembre, il 9 novembre, e, sveglia dalle 5 del mattino, alle 6 sono in metropolitana, con la sacca da golf. Probabilmente desterei meno sospetti e attirerei meno sguardi inorriditi trascinando un cadavere in mezzo ai passeggeri del vagone che mi accompagna fino alla Stazione Centrale.  Incontro una vecchietta pazza che mi chiede quanto ho di hcp e mi dichiara di fare 260 metri col drive. Mi chiedo, ma non le chiedo, con quale valore di gravità, se quello terrestre quella lunare. Finalmente raggiungo il treno e per un paio d’ore tamburello nervosamente con il piede, impaziente di arrivare a Rapallo. Da quello che so sulla gara che devo fare, a partire dal nome “Quella volta c’ero anch’io”, non può che essere così.

Con il mio comodo bagaglio raggiungo la mia amica che mi attende in stazione e con lei mi reco al Circolo Golf e Tennis Rapallo, dove in un secondo mi rendo conto che l’atmosfera di questi due giorni sarà diversa da quella della maggior parte delle gare. Che meraviglia vedere un signor circolo, un simbolo della tradizione, invaso da così tanti giocatori, tutti under 40. Ma ancora più bello vedere il sorriso stampato sul viso dei soci che under 40 non lo sono più nel vedere tanti giovani e rispondere con entusiasmo ai loro “Buongiorno”.

Alle 12 sono sul tee di partenza. La gara è formula pro-am e con la mia squadra tutta al femminile passo ben cinque ore in campo, costretta a fermarmi alla 16 per mancanza di luce, ma con un sorrisone stampato sulle labbra e un male tremendo agli addominali per quanto ho riso tra una buca e l’altra, mi lancio sotto la doccia e mi preparo per la serata.

Il pensiero di dover fare ben 21 buche il giorno successivo non mi impedisce di affrontare uno stupendo aperitivo e una cena curata e ben servita , che mi godo insieme ai miei giovani commensali, anche se tra di loro c’è anche chi, poche ore prima, aveva sgommato col cart mentre stavo tirando. Un magnifico bar allestito dal nulla ci coccola e ci invita alla pista da ballo. Astenutisi snob che prima dell’una non toccano la dance floor, la serata parte subito e il divertimento regna sovrano fino a notte fonda. Ci rivediamo qualche ora dopo in clubhouse, dove le occhiaie si sprecano, ma dove già si sente parlare di “una gara memorabile” e di “una festa pazzesca”.

Forse per merito del gin tonic non perdiamo il coraggio di affrontare altre 18, per me e le mie compagne 21, buche del secondo giorno. Forse per colpa del gin tonic la performance del secondo giorno non eguaglia quella del primo.

Ma questa gara non è solo un punteggio. Questa gara è un modo per far vedere che il golf siamo anche noi under 40 e che si può sfidare un signor campo, divertendosi. Gli under 40 sanno giocare e sanno stare in campo, gli under 40 sanno festeggiare con rispetto per chi li ospita. Nonostante le leggende metropolitane e gli stereotipi su questo sport, i giovani golfisti sono una realtà concreta, terreno fertilissimo per iniziative innovative ed azzeccate.

Esistiamo, siamo solo sparpagliati e molto spesso non invogliatissimi a frequentare la clubhouse dei nostri circoli, dove le teste prive di capelli bianchi latitano. Ma “Quella volta c’ero anch’io”, quella volta in cui tutto era diverso, quella volta c’eravamo anche noi.

Tutto questo è stato possibile solo grazie al duro lavoro degli organizzatori Fausto Gadolla, Umberto Gadolla, Alessia Gadolla e Marta Risso e al fondamentale apporto degli sponsor Azienda vinicola Broglia, azienda vinicola Beneventano dal Bosco, Hermés,  Paul Rice Golf Fragrance e L.C. Genova, della creatrice del logo Iris Keci e di chi, in primis il Circolo Golf e Tennis Rapallo, in questa iniziativa ci ha creduto e ci crede.

Questa volta c’ero anch’io.

E voi?

L’oroscopo golfistico: Perché un Club è un po’ come un segno zodiacale

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BOGOGNO

I pianeti a voi avversi vi hanno dato qualche difficoltà negli ultimi mesi, fino a farvi pensare di non potercela fare da soli. Ma ora siete pronti a ripartire, cominciando una nuova fase della vostra vita. Non sognate un ritorno al passato ma un inedito futuro, dopo le tribulazioni e abbandonata la filosofia dei fratelli Vanzina vi scoprite diversi, più concreti e meno yuppies.

CASTELCONTURBIA

Con un po’ di spontaneo opportunismo avete gestito la nascita di nuovi rapporti lasciando da parte il vostro snobismo, che fosse novarese, provinciale o nato nella Milano ovest. Siete stati capaci di mettere da parte i pregiudizi e di assorbire tutto il buono che coloro di cui prima diffidavate, non sapete neanche voi perché, hanno da offrire.

TORINO

Un grande anno si prospetta per voi e vi dovrete misurare con grandi responsabilità. Negli anni passati avete seminato confidando in un proficuo raccolto, verso settembre vedrete se le vostre aspettative saranno soddisfatte. Nel frattempo, nonostante le fatiche non vi è concesso di abbassare la guardia. Fate attenzione.

Finchè flappa non ci separi – Di Carlotta Sanzogni

Ehy voi, sì proprio voi, non ne potete più di avere a che fare con soggetti che non sono disposti a venire dopo verdi campi e sacche nuove nella vostra scala delle priorità? Siete estenuati da cene ed aperitivi a lume di candela che non contemplano il resoconto di alcuna buca? Schifate l’idea di abbracciare la vostra dolce metà, alitandole sul collo, guidandola nel completamento del suo primo swing? Fate bene.

I tempi per rendere un neofita in grado di concludere una buca in meno di un milione di colpi sono decisamente impegnativi, e l’orgoglio del maschio troppo grande perché il poverino si ripresenti davanti a voi in campo pratica dopo la prima serie di palle mancate. Per le fanciulle invece atteggiarsi ad oche impedite a volte può dimostrarsi più efficace di un hcp sotto il 10 per conquistare un golfista, storie di mascolina vanità.

E allora come si fa? Mica i golfisti crescono sugli alberi, alcuni ci si arrampicano, sì, ma è un’altra cosa. Ecco che improvvisamente ufficiali e garette diventano una passerella, una battuta su un socket un valido approccio all’altro sesso (agli ometti dovete sempre dire che tirano lunghissimo, tra i loro simili è riconosciuto come segno di infinita virilità).

Qualche relazione resiste a pushettini ripetuti e novantate e lì sì che è vero amore ma il difficile viene quando, in un tempo minore di quello in cui vostra nonna impiega a fare 18 buche in car, la passione si esaurisce, e le strade, pardon, i fairways dei due ormai ex piccioncini si dividono. Che ci si sia scappato un timido bacio dopo la premiazione o che sia stata la passione di anni ti toccherà condividere con la ormai non più tanto dolce metà e con i suoi amici l’ossigeno di qualche clubhouse e, se hai fatto qualcosa di male in una gara precedente, giocare con la sua nuova fiamma, passandoci quattro ore della tua domenica ed atteggiandoti a persona gentile rimettendo sempre tu le aste e rastrellando anche un po’ delle sue tracce.

Amo il golf anche perché insegna anche a sviluppare un meraviglioso, forse un po’ cinico ma assolutamente sano ed indispensabile autocontrollo.

Tu Garcia, io Jane – Di Carlotta Sanzogni

Ho un pezzo urgente da scrivere: zitti tutti, “mamma, un attimo e arrivo”, ignoro persino whatsup, non ce la faccio ad aspettare, dobbiamo affrontare lʼargomento “quanto è figo Garcia”.

Sì, lo so che scrivendo di un altro uomo subito dopo aver pubblicato un articolo su Tiger rischio di fare la figura della solita giornalista sportiva, o aspirante tale, oca, che aspira solo a farsi spedire a bordo campo un paio di volte e guadagnarsi, chessòio, cose tipo una dichiarazione in diretta tv su sky da un romanticissimo allenatore da film Disney.

Sia chiaro che non disdegno le dichiarazioni in diretta, ammiratori sfogatevi, anche alla Prova del Cuoco tra una besciamella e un balletto della Clerici. Orrenda visione, torniamo a Sergio, por favor.

Intanto El Niño parte avvantaggiato: è spagnolo, e dovrò mica spiegarvelo io,

diciannovenne che ha appena guadagnato lʼequilibrio dellʼormone, perché venire dalla terra di Barca e Madrid è una cosa positiva per un uomo. Ha denti bianchi e dritti, occhi tra il castano e il verde, un fisico scolpito dalla palestra dei golfisti di nuova generazione e conta solo 33 primavere. Eʼ alto un metro e settantotto (due cm in meno della sottoscritta) ma possiamo passarci sopra, magari con un paio di ballerine di marca francese, e ha solo una modesta stempiatura, sdrammatizzabile con il nome di “fronte un poʼ alta”.

Eʼ pazzescamente ricco, talentuoso ma soprattutto è istintivo, a volte un poʼ folle e tremendamente irascibile: come possiamo resistergli?

E poi, diamine, Garcia ha tirato da un albero, da-una-pianta, arrampicandosi come un novello Tarzan, per il quale tutte le golfiste sintonizzate sarebbero state volentieri una Jane, e lo ha fatto allʼArnold Palmer Invitational, mica al circolo suo per non perdere la birretta di fine nove buche. Non contento di aver dato spettacolo con la salita sul ramo e uno swing rivisitato stile agricolo, per tornare a terra si è lanciato in un salto dallʼaltezza considerevole alla quale si trovava, rischiando, senza pensarci un secondo, caviglia e stagione.

Eʼ pure amante del rischio, che uomo.