Nemo propheta in patria. O quasi

molinari open

A Torino, il nostro campione non ha vinto. Ma è stato un perfetto padrone di casa. La sconfitta fa parte di ogni sport, ma la generosità e l’altruismo con cui si accoglie il proprio pubblico fanno parte dell’educazione dell’atleta. E, in questo, Chicco ha trionfato

Al di là del risultato finale, questo Open d’Italia è stato il più speciale per me; anche più di quello vinto nel 2006. Il Circolo Golf Torino La Mandria è il mio campo, quello in cui ho imparato (quasi) tutto quello che so del golf. E tornarci per questo torneo è stato un vero onore. Durante i giri di prova ho subito notato che il percorso, a seguito delle modifiche effettuate, era molto più delicato: stretto dal tee, con un rough punitivo e green più ampi ma molto ondulati e veloci (si è parlato di 12 di stimpmeter, anche per il fatto che non ha mai piovuto). Da subito, quindi, ho capito che il segreto per fare bene era tenere la palla in gioco e concentrarsi sul putt. I green hanno fatto la differenza; perfetti e sempre più veloci, hanno creato non pochi problemi con le pendenze. È stato fatto un ottimo lavoro – confermato dagli score finali – e tutti i miei colleghi in campo hanno fatto apprezzamenti sulla preparazione e il mantenimento del percorso.

Io ero proprio carico. Certo, arrivavo da due tagli mancati e da una stagione altalenante (in nove anni da pro ho imparato che non sempre si ottengono i risultati sperati), ma volevo fare bene. Ero il padrone di casa e sentivo la responsabilità di non deludere il mio pubblico. Dopo il primo giro ero soddisfatto; sulle prime buche ero molto emozionato, ma contento di come l’avevo gestita. Ho giocato bene, reagendo nel modo giusto nei momenti di difficoltà. L’impatto è stato forte. Non giocavo al Torino da anni e, oltre all’atmosfera che si respirava, il fatto di usare legni e ferri in maniera così diversa da come facevo quando ero ragazzo mi ha suscitato un’emozione speciale. Il secondo giro è stato ancora meglio del primo. Il mio livello di gioco è migliorato e ho raggiunto la leadership. Mi sono divertito davanti a un pubblico fantastico.

Non ho mai visto così tanta gente e così tanti giovani all’Open d’Italia! I primi giorni pensavo solo a divertirmi, senza mettermi troppa pressione. Il terzo giro poteva andare meglio, ma sono riuscito a rimanere attaccato ai primi. Ero partito bene ma poi il fango sulla palla mi ha condizionato e ho tirato dei colpi fuori linea. Inoltre ho il rammarico di tanti birdie sfumati per pochi centimetri. Tutto diverso la domenica, quando ho segnato un brutto 75. Che delusione, ho sbagliato troppi colpi. Ero rientrato in corsa alla fine delle prime nove buche, ma gli errori nelle successive hanno vanificato il mio tentativo di rimonta. Che peccato non riuscire a fare -3 nel weekend, dopo aver chiuso 9 sotto par i primi due giri. Forse sono arrivato all’ultimo un po’ scarico, d’altronde è stata una settimana molto intensa, ricca di impegni e con la responsabilità di fare bene per il foltissimo pubblico che ha continuato a credere in me e che ringrazio di cuore per il sostegno e le grandi emozioni che mi ha fatto provare.

Parole al volo, tra le corde del Torino

– La scia azzurra di giovani che avanza, come Paratore o Lipparelli, è un bel segnale della crescita del livello del nostro vivaio. I risultati di tutti noi aiutano a far aumentare l’interesse per il golf e la presenza di tanti bambini nei giorni a Torino ne è la conferma.

– L’anno prossimo l’Open sarà l’ultima gara a far punti per la Ryder Cup. Personalmente, ho già avuto la possibilità di chiacchierare in un paio di occasioni con il capitano McGinley. È una persona che ascolta molto il parere dei giocatori, abbiamo parlato soprattutto dei requisiti di selezione e del campo. È un vero uomo da statistiche e ogni decisione che prende è attentamente studiata e ponderata. C’è molta strada da fare ma per me sarebbe fantastico riuscire a qualificarmi per la grande sfida proprio all’Open d’Italia.

– Diversi miei compagni del Tour europeo hanno scelto la strada americana. Io penso che sia una decisione molto delicata, soprattutto se si ha una famiglia. Ma in fondo, rimanendo nei primi 50 del mondo, si possono giocare numerose gare del PGA Tour anche mantenendo la propria base in Europa.

– Dave Stockton è il mio nuovo maestro per il gioco corto. L’ho incontrato per la prima volta la settimana prima dell’Open. Sono andato da lui su indicazione del mio manager americano che da tempo me lo consigliava. Non so quanto avrò tempo di vederlo ma è stata una decisione che ritengo positiva. L’attenzione meticolosa che dedico alla valutazione della traiettoria del putt forse mi porta via troppe energie nervose quindi il lavoro che ho portato avanti negli ultimi tempi mira proprio a una velocizzazione della lettura del putt.

Dave Stockton nuovo maestro per il gioco corto di Francesco Molinari

Dave-Stockton

Dave Stockton è il nuovo maestro per il gioco corto di Francesco Molinari che, settimana scorsa, l’ha incontrato per la prima volta.

“Sono andato da lui su consiglio del mio manager americano che da tempo me lo consigliava. Non so quanto avrò tempo di vederlo ma è stata una decisione che ritengo positiva”, ha affermato i nostro campione.

Stockton è il più famosi Guru del putting del mondo e vanta, fra i suoi allievi campioni del calibro di Phil Mickleson,  oltre ad aessere stato un grande giocatore e capitano vincente della Ryder Cup nel 1991 a Kiawah Island.