Tecnica, gioco e sorrisi

chicco pugh

Quella del maestro è una figura preziosissima, che può determinare la carriera di un campione. Insegna e affina il gioco. Ma il vero lavoro lo tesse nell’ombra, nel campo privato delle relazioni umane

Il 2013 è un anno importante per me: in vista delle sfide che dovrò affrontare nei match dei circuiti mondiali, statunitensi ed europei, mi sono preparato con un programma intenso di allenamento invernale insieme a Denis Pugh. E ora sto iniziando a vedere i frutti del tempo trascorso con lui. Mi alleno a Wisley, dove insegna, a 40 minuti da Chelsea dove abito. Denis Pugh è da moltissimi anni il mio maestro. Quando ero ancora dilettante sono sempre andato a lezione da Sergio Bertaina, al quale si è affiancato Denis prima, Mark Roe poi (negli ultimi tre anni per il gioco corto) e ora mi segue Jamie Spence. La collaborazione tra Sergio e Denis ha preso avvio poiché vivevo a Torino: andavamo a Londra, dove Denis mi affinava lo swing; e poi Sergio mi seguiva negli allenamenti di tutti i giorni, facendomi mettere in pratica gli insegnamenti di Denis. Ormai siamo una squadra perfetta: Denis come coach fa le sue osservazioni sulle modifiche che ritiene necessario fare, basandosi sulla sua esperienza con giocatori del tour come Colin Montgomerie e altri.

Un rapporto in continua evoluzione

Il rapporto con i miei allenatori è cambiato negli anni. Prima è iniziata un’evoluzione con Sergio; e poi con Denis. Inizialmente abbiamo lavorato sulla collaborazione fra loro due. In seguito è subentrata una profonda amicizia e con Denis scherziamo spesso anche su Twitter o usciamo a cena a Londra. Poi, al nostro trio si è aggiunto anche Mark. Dopo tre anni ho sentito l’esigenza di cambiare per acquisire maggiore sicurezza nel gioco corto. Così mi sono rivolto a Jamie Spence, ex giocatore dell’European Tour. Ora sono molto soddisfatto del mio team. Rimangono separati i lavori di Jamie e Denis e nessuno dei due si permette di intromettersi nel lavoro dell’altro. Fra i due c’è anche un rapporto di amicizia che aiuta a rendere il nostro impegno più piacevole e facile. Inevitabilmente Sergio – da quando mi sono trasferito a Londra – è un po’ meno coinvolto, anche se ha continuato a venire da noi un paio di volte all’anno e mi segue in qualche torneo. Nei tornei più importanti (come i Major) e in alcune altre occasioni di rilievo mi segue anche Denis. Faccio tesoro dei suoi consigli perché – anche se è meglio un maestro che ti vede tutto l’anno piuttosto che una volta ogni due mesi – se è un teacher che ti conosce bene, vede con più facilità i cambiamenti. Una volta questo accadeva con Denis, ora i ruoli si sono invertiti.

Un gioco corto migliore

Con Mark Roe ho iniziato a lavorare tre anni fa, proprio prima della Ryder Cup in Galles. Con una gara come quella alle porte, abbiamo iniziato facendo piccoli cambiamenti sul putting e sul gioco corto: penso che abbiano funzionato. Naturalmente ho avuto giornate favorevoli e altre meno, come chiunque, ma il rotolo della palla sul putting è stato subito migliore e mi sono sentito più sicuro sui green. È per questo che ho pensato che abbiamo fatto un buon lavoro insieme.