Doping nel golf. In vista di Rio 2016 servono più controlli

Il problema del doping nello sport sta assumendo dimensioni sempre più grandi: basti citare due nomi eccellenti, Alex Schwazer e Lance Armstrong. Ma il doping esiste anche nel golf?

La questione è tornata alla ribalta circa un mese fa, quando Vijai Singh rivelò in un’intervista di aver fatto uso di uno spray a base di estratto di corna di cervo; un prodotto naturale per stimolare la crescita muscolare, che però contiene l’ormone della crescita, proibito dall’Agenzia Mondiale antidoping.

Aperto il vaso di pandora nel golf professionistico e in vista del ritorno del nostro sport tra le discipline olimpiche, dove i test sono giustamente sempre più severi, sono tutti concordi nel chiedere più controlli.

A chiedere maggiore severità nella battaglia alle sostanze proibite c’è anche Tiger Woods: “Personalmente non sono mai stato controllato al di fuori di un torneo. L’unica volta è successo al World Challenge del 2008, quando ero presente ma non giocavo per via di un’operazione al ginocchio. So che qualcuno è stato testato in passato a sorpresa al di fuori delle gare, ma a me non è mai successo”.

E pare che non sia l’unico, Anche Rory McIlroy è stato coinvolto nel sondaggio del New York Times che, tra il Northern Trust Open e l’Accenture Match Play, ha intervistato 54 giocatori, circa il 25% dei professionisti del circuito americano. Alla domanda: “Quante volte sei stato controllato al di fuori di un torneo?”, Rory ha risposto semplicemente: “Mai!”.

Stessa cosa per altri big come Lee Westwood, Luke Donald, Ernie Els e Phil Mickelson. Ma il portavoce del PGA Tour, Ty Votaw, è chiaro: “I controlli ci sono e vengono fatti anche al di fuori delle gare, cioè durante i tre giorni antecedenti il torneo, durante le competizioni e tra un torneo e l’altro”. L’effetto sorpresa però è relativo se si considera che i giocatori non sono tenuti a comunicare i propri spostamenti.

Pare quindi che la strada per adeguarsi ai protocolli di Rio 2016 sia ancora lunga per il golf e gli atleti che potrebbero partecipare ai Giochi dovranno quindi aspettarsi un brusco cambiamento di abitudini, visto che la World Anti-Doping Agency richiede un’ora al giorno di reperibilità per fare prelievi di sangue e urine.