Le distanze dei drive dal 1980 ad oggi

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Come vi sentireste se precipitaste, indietro nel tempo, al golf di trent’anni fa?

Quando il Club Fitting era ancora un taboo, quando la Balata era il “must” e la Pro V1 solo un miraggio, quando l’allenamento fuori dal campo era pressoché inesistente e quando i percorsi non erano resi sempre più difficili.

Beh di certo saremmo tutti un po’ spaesati, ma credo anche stupiti nel vedere come le distanze dei grandi campioni del Tour siano oggi così facilmente raggiungibili. A dimostrarlo è una statistica portata a termine dal PGA Tour, che mostra come sia cambiata, dal 1980 ad oggi, la distanza media del drive di ciascun professionista.

Ciò che più di tutto fa restare attoniti, è pensare che dal 1980 al 2000 nessun giocatore riuscì a superare i 280 yards (256 metri). Cifre che oggi potrebbero far sorridere.

Non finisce però qui: bisogna aspettare ben vent’anni per incontrare gli unici due giocatori del Tour che riuscirono a superare i 290 yards (265 metri). Uno di questi fu John Daly, che arrivò addirittura oltre i 300 yards (274 metri).

Una storia ben diversa è quella che invece accompagna le distanze di quest’anno: 54 giocatori sono riusciti a superare i 290 yards e ben 13 professionisti hanno superato i 300 yards dal tee.

Un nuovo modo di giocare a golf quindi, accompagnato dal mutare delle attrezzature, rese più leggere e personalizzate grazie a materiali e tecnologie sempre più moderne.

Senza dimenticare però l’evoluzione della stessa pallina, forse la vera protagonista  di questo gap tra il1980 ed oggi. Dalla pallina con il nucleo liquido che permette di essere facilmente manovrabile, a quella composta da due pezzi con il rivestimento duro e un nucleo più grande che consente di coprire lunghe distanze. Fino ad arrivare alla tre pezzi, con un nucleo solido, nata per controllarne il volo e lo spin.

Resta solo una domanda da porsi: dove si arriverà tra altri dieci anni?

Non ci resta che continuare a giocare per scoprirlo…