Un mese tra le nuvole

matteo manassero

A Torino ho sentito il calore del pubblico, in America ho vissuto l’emozione del mio primo US Open. In entrambi i casi, però, avrei voluto vincere…

Cari amici di Golf Today, vi scrivo da Monaco dove mi trovo per il BMW International Open. Sono ancora un po’ sfasato a causa del lungo viaggio dagli USA ma che emozione volare su aerei privati, non mi era mai successo prima. Quando sono partito da Torino, subito dopo l’Open d’Italia, è stato un volo tranquillo, eravamo tra di noi, solo in sei (oltre a me c’erano Massimo Messina, Alberto Binaghi, il mio caddie Ryan, Chicco e il suo caddie). Al ritorno, invece, con altri sette giocatori siamo partiti dal Maryland a bordo di un jet privato messo a disposizione da BMW: spettacolare. Che bella vita; finisci la gara, vai in aeroporto e dopo cinque minuti stai già decollando.

A parte questo, l’esperienza al Congressional è stata emozionante. Certo, ho un po’ litigato con il putt e ho fatto leggermente fatica, ma come primo US Open è stato indimenticabile. L’atmosfera è ineguagliabile, per ogni Major è diversa. Là c’era un sacco di gente, che urlava e faceva un tifo sfrenato: era una vera festa e mi sono divertito. Penso di aver giocato bene da tee a green ma, come mi era già successo a Torino la settimana prima, ho avuto qualche problema a imbucare. Comunque, giocare insieme ai Molinari i primi due giorni è stato positivo: ci è servito per allentare un po’ la tensione e, visto che ci conosciamo bene, ci siamo divertiti insieme.

E poi Rory: incredibile. Purtroppo non l’ho visto dopo la vittoria perché sono partito subito, avrei voluto dirgli che ha fatto qualcosa di straordinario. Non ci sono parole per descrivere come ha giocato. Così tanti birdie e così pochi bogey: ha dominato il campo. Ha davvero meritato di vincere, dopo che era stato criticato tanto esageratamente al termine del Masters.

Personalmente ho trovato il campo un po’ molle, non da USGA. Ma il problema è stato la pioggia e l’umidità. Non hanno potuto farci niente. È un tracciato lungo e con tutta quell’acqua giocare è diventato difficile. Però che emozione trovarmi al tee della 1 giovedì: ero contentissimo e speravo veramente di fare bene. Ho cercato di dare il meglio, solo che mi è mancata una parte del gioco. In tre parole descriverei il mio US Open così: bello, divertente, frustrante. E poi che attesa per sapere se avevo passato il taglio! Una notte intera senza averne la certezza. Appena consegnato lo score e vista la classifica ero quasi sicuro di non averlo passato, poi ho visto che con il tempo la mia posizione migliorava e alla fine ce l’ho fatta, per un pelo!

Ho notato che noi europei abbiamo fatto bene rispetto agli americani. Nemmeno nella “loro” gara sono riusciti a emergere. Che dire, è un momento che si sta rivelando molto positivo per noi, ma loro restano sempre degli ottimi giocatori. E non solo: ho visto il video dei Golf Boys Oh Oh Oh (con Ben Crane, Bubba Watson, Rickie Fowler e Hunter Mahan). Simpaticissimi, in quel genere di cose sono i migliori. Davvero stupendo!