Il nuovo caddie di Tiger sarà…

Dopo aver licenziato Steve Williams a luglio, Tiger Woods ha scelto il suo nuovo caddie. È Joe LaCava, che ha lasciato Dustin Johnson, numero 5 al mondo, uno dei più talentuosi giovani americani, per seguire l’ex Numero Uno, a digiuno di vittorie da due anni.

La decisione ha spiazzato tutti. LaCava è stato a lungo caddie di Fred Couples, un rapporto finito nell’estate, quando Johnson stava cercando un caddie e il calendario di Couples era stato ridotto per problemi di salute. Era stato Butch Harmon a raccomandare LaCava a Johnson; e adesso il coach si è detto “scioccato” da questo cambiamento.

Johnson ha vinto The Barclays con LaCava solo un mese fa quindi la notizia è stata una sorpresa. Ma Joe ha due figli e ha sempre dichiarato di voler passare più tempo con loro. Johnson l’anno prossimo ha intenzione di giocare anche sul Tour europeo mentre Tiger, anche se in piena salute, avrà un calendario di impegni limitato.

Domenica Tiger ha postato su twitter: “Joe è in gamba, lo conosco da quando ero dilettante e ho sempre sperato di poterlo avere alla sacca”. “È un’opportunità unica di far parte di qualcosa di molto speciale. Siamo amici da anni e so quello di cui è capace”, ha dichiarato invece LaCava. Il debutto della nuova coppia sarà dal 6 al 9 ottobre al CordeValle Golf Club di San Martin, in California.

 

La redazione

Vi racconto il Masters

tiger woods

Il simpatico campione condivide emozioni e apprensioni vissute durante il Masters, incollato alla tv tra Milano e Londra. Apprezza il “collega” telecronista Manassero, ammira Woods e si gode il “nuovo che avanza”

È stato un torneo fantastico per le caratteristiche che lo rendono unico (e che quest’anno sono state ancora più evidenti) ma soprattutto per la competizione. Seguo il Masters da dieci anni ma non ricordo così tante alternanze con dieci giocatori a turno al comando della classifica. Si dice che il golf sia uno sport da vecchi ma se sei competitivo non c’è nulla di più agonistico. Devi tenere conto di moltissime variabili: avversario, campo, nervi, stanchezza. È stato veramente emozionante. Il primo giorno l’ho visto su Sky e mi sono reso conto che abbiamo confezionato un ottimo prodotto con trasmissioni di qualità, lo studio di Giovanni Bruno con ospiti come Matteo Manassero, Alberto Binaghi ed Emanuele Canonica.

Ho sentito solamente Matteo che ha dimostrato di essere un grande intenditore. Mi sono rivisto in lui quando, a 17 anni, parlavo di calcio; anche se nel golf è necessaria una maggiore competenza tecnica. In ogni caso, è abbastanza impressionante per un ragazzo di 18 anni la sua maturità e le incredibili conoscenze di cui è in possesso. Detto questo, ho visto gli ultimi tre giri a Londra e mi sono reso conto di quello che potrebbe diventare per noi italiani il golf a livello televisivo, quando ci saranno 500mila spettatori che lo seguiranno in televisione. Ho sentito grandissimi esperti a livello tecnico, da Butch Harmon a Colin Montgomerie, che spiegavano ogni cosa aiutati anche da un’altissima tecnologia in 3D che finalmente dava l’idea non solo dei dislivelli sui green ma anche delle differenze fra fairway, tee e green. In più, per non interrompere troppo spesso, avevano programmato spot da un minuto. È stata una goduria!

Attenti a Tiger

Per quanto riguarda la gara mi ha fatto piacere vedere Tiger – come sottolineava anche Butch Harmon – tornato a colpire la palla come non faceva da un anno e mezzo, a dimostrazione che con il cambiamento del suo swing forse ci siamo ed è destinato a tornare al successo. Credo, comunque, che il fine ultimo nel golf sia simile al calcio. L’importante è “buttarla dentro”! Sennò, si fa la fine del Brasile nei Campionati del Mondo del 1982, che produceva una grandissima mole di gioco ma non aveva un Paolo Rossi che segnava. Alla fine ha vinto chi ha imbucato e quello che conta è ciò che succede in green. Complimenti quindi a Schwartzel che, a parte i due approcci imbucati alla 1 e alla 3, ha dimostrato d’avere nervi d’acciaio e, al momento decisivo, non si è fatto influenzare dalla pressione. Mi dispiace per Rory, ragazzo dalla stoffa incredibile.

In ogni caso il golf è in buone mani con giovani come Fowler, i due Molinari, Manassero, Ishikawa, Day… ragazzi di grandissimo talento e attitudine sul campo. Le nuove generazioni sono pronte. La speranza è di vedere l’anno prossimo i tre italiani in “contention”. Peccato che quest’anno Matteo non ce l’abbia fatta, ma sono sicuro che l’anno venturo ci daranno tutti e tre soddisfazioni! Per il momento sono felicissimo per Edoardo, che ha giocato un ottimo Masters con un 11mo posto di grandissimo valore. L’unico rammarico è stato aver visto il torneo praticamente da solo, perchè il mio amico Nando che era con me si è addormentato alle 21.30 e, fra una russata e l’altra, si è svegliato al termine della cerimonia di premiazione.

E io non me ne sono fatto una ragione del suo disinteresse…