Anno nuovo, soliti problemi

kuchar mahan

Tolti i due Nike, è calma piatta: non si profila all’orizzonte un giocatore capace di stimolare l’intero movimento. Che soffre parecchio del gioco lento, contro cui non si fa niente. Per fortuna, in Italia abbiamo segnali incoraggianti

L’inizio del 2013 è stato abbastanza noioso. Non abbiamo visto grandi novità. Se non scendono in campo Tiger Woods o Rory McIlroy o non ci sono da tifare i nostri azzurri, il panorama è piatto. Purtroppo non vedo giocatori emergenti “fighi”. Gli stessi Westwood o Donald sono in ombra e, quel che è peggio, non ci si accorge della loro mancanza. Questo trend non è confortante, perché conferma una volta di più che chi conta è sempre e solo Tiger Woods. Mi chiedo chi potrebbe catalizzare l’attenzione se, per un qualsiasi motivo, Woods uscisse dai giochi. Forse Webb Simpson, che con la sua laurea in teologia ha assunto le sembianze di un diacono? Teniamo le dita incrociate sperando che Tiger giochi bene. La finale dell’Accenture fra Kuchar e Mahan è stata emozionante come vedere “La corazzata Potëmkin”, in quanto a suspence. La gara match play è tanto bella ai primi turni, quanto noiosa alla fine. Se facessero come al Volvo (formula a gironi) potrebbe essere più divertente; ma potrebbero giocare solo in 16 e perderebbe lo stato di WGC. Io metterei in calendario un altro WGC con la formula consueta ma, ripeto, non match play.

Due parole anche sulla piaga ormai inguaribile del gioco lento. I dirigenti del PGA Tour continuano a “parlare-proibire-permettere-discutere” dei vari putter lunghi, ma non fanno nulla per evitare che ci si metta anche quattro minuti e mezzo per tirare un colpo. E questo accade abitualmente, anche in match play: l’abbiamo visto nell’Accenture, dove in semifinale hanno impiegato quattro ore per fare 14 buche. Ormai negli Stati Uniti non riescono più a completare il venerdì le prime 36 buche. È vergognoso, perché impiegando cinque ore sembra che si giochino delle gare di circolo. Non viene rispettato il regolamento, molti giocatori si prendono anche tre minuti per giocare un colpo. Questa è diventata la media e temo sia troppo tardi per porre rimedio sia perché hanno permesso che diventasse un’abitudine con troppa tolleranza, sia perché il problema è stato sottovalutato per troppo tempo. Hanno redatto il regolamento senza punire fin da subito; e ormai rischiamo di non uscirne. Analizzando a fondo la situazione, bisogna ricordare che nei Tour comandano i giocatori e, di conseguenza, è proprio la loro associazione che paga gli stipendi agli arbitri; è quindi facile immaginare che, quando un arbitro deve dare la penalità, questo fatto lo senta.

Sono molto contento per Lorenzo Gagli e per Matteo Del Podio. Francesco Molinari non si può prendere in considerazione, perché finora ha giocato poco; ma resta una sicurezza. Sono invece preoccupato per Edoardo Molinari. Spero non si sia “incartato” troppo con il nuovo allenatore o con i nuovi attrezzi per l’allenamento, anche se sono certo che lui, che ha un’intelligenza superiore, si renderà conto di come tornare competitivo come nel 2010. Gagli mi ha parlato benissimo di Matteo Del Podio. Sta giocando bene, fiducioso della stagione e tranquillo. Del Podio ha un grande potenziale, ma deve abituarsi a giocare ai livelli dell’European Tour. Deve rendersi conto che ogni colpo sul Tour vale oro e che, pertanto, non ci si può permettere di buttarne via alcuno. Bisogna imparare a dimenticare e non arrabbiarsi mai, perché giocare ad alto livello vuol dire anche questo. Tanto di cappello ad Alessandro Tadini che a 38 anni ha ottenuto la carta quest’anno: è un esempio di costanza e determinazione per i giovani. Sono invece perplesso per la base. Gli allenatori lavorano sempre sui numeri piccoli e fra dieci anni, se non allarghiamo la base e facciamo il salto di qualità, non ci ritroviamo nessuno.

Osservando il calendario mi sono reso conto di quanto sia faticoso. Capisco perché molti giocatori giochino stabilmente sul PGA Tour. È molto più comodo rispetto all’Europa, dove si viaggia il doppio. Il fatto di aver perso sette gare in Inghilterra ha influito non poco. I big a questo punto pensano che negli USA si spostano bene, hanno montepremi di sette milioni di dollari, hanno il sole… Il loro maggior interesse diventano i Major, non guardano più al World Ranking. E sono più di uno i grandi che fanno questo ragionamento. A proposito di Major: ti saluto confessandoti che non vedo l’ora che arrivi il Masters.

La Bouvette di Ale Marcoli, 8° giro. Regine, porchetta e aerei.

Buca 1: Royal Silence. Al Ricoh Women’s British Open giocato al Royal Liverpool c’erano proprio tutti per assicurarsi la buona riuscita dell’evento.

Buca 2: Fuffa & Co. Si è alzato un gran polverone per la scelta di Rory McIlroy se rappresentare il Regno Unito o l’Irlanda alle Olimpiadi di Rio. Rory ha scritto una lettera dicendo che non ha ancora scelto e buonanotte al secchio.

Buca 3: Tale Padre. Javier Ballesteros, figlio del leggendario Severiano, ha vinto l’Amateur Madrid Open. Il 22enne spagnolo passerà al professionismo una volta completati gli studi.

Buca 4: Buon Compleanno King! Arnold Palmer compie 83 anni e continua tuttora ad avere più classe di molti suo colleghi sul Tour.

Buca 5: Dominanti. La Coreana Jiyai Shin stravince (di 9 colpi e unica sotto par) il Women’s British Open e chiude il cerchio: tutti e 4 i Major femminili sono infatti nelle mani di giocatrici asiatiche.

Buca 6: Attapirato. Hunter Mahan a seguito della sua (ingiustificata) esclusione dalla Ryder Cup ha dichiarato che se ne andrà in vacanza e non la guarderà nemmeno in TV. Peccato Hunter, ci mancheranno le tue flappette a bordo green.

Buca 7: #1. Rory McIlroy ha partecipato al talk show di Jim Fallon e tra varie americanate del tipo “Rory come si legge Jumeirah?” il comico ha detto “Rory you are the greatest golfer in the world I would say”. Risposta di Rory: “So would I.” Genio.

Buca 8: Simpaticissimo. Ecco l’ultimo video di quel pistola di Bubba Watson, questa volta dal bagno di un aereo in volo. Saranno contenti ad Augusta di averlo alla cena degli auguri.

Buca 9: Uguale. Peter Jacobsen imita splendidamente Jason Dufner, sia nella sua routine che nello swing.

In Bouvette: Sagra della Porchetta. Congratulazioni a Gonzalo Fernández-Castaño che è riuscito a vincere l’Open d’Italia nonostante i Marshall disturbassero più degli spettatori, i fotografi scattassero durante la routine dei giocatori e il pubblico pensasse di essere al Festivalbar.

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Mahan, il nuovo re del Match Play

Non tutti, ieri sera, si aspettavano la finale tra il nord irlandese Rory McIlroy e l’americano Hunter Mahan, due protagonisti della passata Ryder. Una sfida che ha preso le vesti di Europa vs America con un pubblico, specialmente su twitter e facebook, completamente schierato per il “ricciolino”.

Mentre Lee Westwood ha ceduto il podio ad un concentrato Mark Wilson, Rory non riusciva a spaventare l’americano che ha saputo riscattare, nella finale, un socket da dilettante in mondovisione accauto durante la semifinale. Mahan, già in Ryder, aveva dimostrato che possono capitare “colpacci” ma ieri ha anche mostrato al mondo come si può vincere il WGC Matc-Play. Con determinazione, grandi ferri al green e soprattutto prudenza quando l’avversario è in difficoltà.

Un paio di drive di Rory nel deserto dell’Arizona hanno dato “pepe” ad una sfida all’inizio troppo controllata. Ma è il putt del nordirlandese che non è incisivo e i soliti ferri “pungenti” non hanno funzionato a dovere dando il fianco ad un avversario affamato di vittoria.

1,060,767 euro per Hunter che inizia il 2012 con un buon bottino nella sacca. Rory, con il secondo posto non agguanta la vetta del ranking mondiale, ma siamo sicuri che non mancherà molto tempo.

Matteo Manassero e Francesco Molinari passano il primo turno di match e con una moneta di circa 70.000 euro “rinfrescano” la loro posizione nella Race To Dubai rispettivamente assestata al 19esimo e 26esimo posto.

A qualcuno, su twitter, non piacciono i match-play, ma, una volta ogni tanto, questi duelli svegliano la mente assopita del “golfista-divano”.

PGA Tour: Brandt Snedeker conquista il Farmers Insurance Open

Con un perentorio 67 64 74 67 (272, -16) l’americano Brandt Snedeker ha conquistato il Farmers Insurance Open, quarto torneo stagionale dell’US PGA Tour, che si disputato sui due percorsi del Torrey Pines (North e South) a La Jolla, in California.

Snedeker ha superato ai playoff Kyle Stanley, autore di un quarto giro da suicidio, dopo aver dominato i primi tre (62 68 68, -18), durante i quali aveva posto una pesante ipoteca sulla vittoria. Al punto che lo stesso  Snedeker, seguendo al Centro Media il giro dell’avversario, era convinto che il suo margine di vantaggio fosse ormai incolmabile. Poi il crollo (improvviso e verticale) con la palla che passa troppo a sinistra della 18 e prosegue, dannatamente sospinta dall’inclinazione, verso l’acqua. Il rough sembra rallentarla, ma non è sufficiente e le speranze di Stanley annegano con quel colpo galeotto.

Brandt Snedeker, nato nella luccicante Nashville, in Tennessee, è “nipote” d’arte, essendo stato introdotto al golf dalla nonna materna che gestiva in Golf Course in Missouri. Nel 2007 è stato designato Rookie of the Year sul PGA Tour e, in quell’anno, ha vinto il suo primo torneo nella challange a stellestrisce (il  Wyndham Championship). Ad aprile 2011, il bis (The Heritage, domando uno scatenato Luke Donald) e ieri la terza affermazione sul PGA Tour.

Il torneo presentava un field di grandissimi: al tee di partenza Bradley Keegan (Mister PGA Championchip 2011), Hunter Mahan, Rickie Fowler, Bubba Watson, nonché il “nostro” opinionista Geoff Ogivly, l’argentino Angel Cabrera, il giapponese Ryo Ishikawa, il sudafricano Ernie Els, il colombiano Camilo Villegas e molti altri big. Tra i quali Phil Mickelson, che non è riuscito a riscattare la prestazione opaca nell’Humana Challenge: il primo giro con il freno a mano tirato (77) ha inficiato un buon 68 del secondo, sicché al taglio ha fatto le valigie (145, +1).

Spenti i riflettori su La Jolla, occhi puntati a Scottsdale, in Arizona, dove giovedì 2 febbraio inizia il Waste Management Phoenix Open: montepremi di sei milioni e centomila dollari, dei quali 1.098.000 andranno al vincitore.