Alla 1 contro Lefty (e gli altri)

Bahrain

Non capita a tutti di sfidare Montgomerie, Casey e Bjorn. Magari in pieno deserto, tra le lingue di fuoco dei pozzi di petrolio. Ecco come è andata

Su questo numero avrei tanto voluto parlare di Augusta. Per seguire il torneo al meglio mi ero perfino attrezzato con un televisore HD. Però poi mi sono reso conto che sarei stato in Sudafrica e pertanto non ho potuto vederlo come avevo sperato. Con molto dispiacere, perché mi hanno detto che, soprattutto per il gioco corto, è stato straordinario. Tutto rimandato al prossimo Major! Dopo Pasqua ho avuto una settimana pienissima, perché dal Sudafrica sono volato direttamente in Bahrein dove era stato organizzato un evento dal Dipartimento dello Sport per la promozione di alcuni giochi con l’organizzazione di IMG. È stato molto divertente, ma anche stancante: sono atterrato alle 5 del mattino del venerdì dal Sudafrica e alle 7 è suonata la sveglia… devo dire che non ci siamo annoiati! La mattina ho presenziato a una conferenza stampa al National Stadium seguita da una football session con i ragazzini. Nel frattempo ci sono state altre riunioni anche per il tennis e il golf. Nel pomeriggio abbiamo partecipato a una Celebrity-Am dove io ero la celebrity e ho giocato con tre dilettanti locali. Il campo, molto difficile, è stato disegnato da Montgomerie: in pieno deserto, con i pozzi di petrolio a fianco che emettevano lingue di fuoco dei gas di scarico, e illuminato per il gioco notturno. Per fortuna io avevo come caddie un giocatore locale che conosceva benissimo il percorso. Solo che il gioco era lentissimo: dopo sei ore avevamo fatto solo 12 buche, di cui una con la luce artificiale, quando improvvisamente si è scatenato un temporale e ci hanno fatto rientrare in hotel per il pericolo dei fulmini.

Il giorno dopo io, Ruud Gullit, il tennista Tim Henman e Joe Montana (uno dei migliori quarterback nella storia della NFL) siamo stati abbinati ad altrettanti pro e cioè, rispettivamente, a Thomas Bjorn, Suzann Pettersen, Colin Montgomerie e Paul Casey. Sono stato molto contento di incontrare Joe Montana, una persona tranquillissima, e Tim Henman, un grandissimo giocatore anche a golf: è scratch, quasi più lungo di un professionista e con uno straordinario gioco corto. Ero un po’ preoccupato di incontrare Gullit, perché credevo che avesse dei problemi con me dopo che, nel 1998, avevo preso il suo posto come allenatore al Chelsea; ma mi sono reso conto che ha superato la cosa e abbiamo chiacchierato normalmente. Probabilmente, più che altro, era una mia paura. La formula di gara prevedeva che ogni sei buche le coppie cambiassero avversario. Nel primo turno, grazie a un mio par alla 1 e a tutti gli altri abbiamo battuto Colin e Tim; nel secondo siamo stati sconfitti da Paul e Joe; mentre nel terzo (sono molto fiero di due birdie che ho fatto), abbiamo sconfitto Ruud e Suzann Pettersen, la proette con le gambe più belle del Tour, abbronzata… un gran bel vedere! E gioca bene. Ho molto invidiato Gullit.

Sono partito per la gara con almeno 5/600 persone che osservavano. Se fai praticare a un atleta uno sport che non è il suo, si agita come chiunque; infatti non c’è stato niente che mi abbia impaurito come tirare quel drive alla 1. Anche Henman, che pure è abituato a giocare a Wimbledon, era emozionato! I pro li ho trovati abbastanza simpatici, soprattutto Colin, colto, arguto e divertente. E poi con quella sua risata contagiosa… Bjorn è stata una scoperta perché faceva battute che non mi sarei aspettato e ha anche vinto la gara individuale al play-off contro Casey, con il quale aveva terminato appaiato a -4. Dopo aver giocato con loro mi sono reso conto che il golf dei pro è proprio un altro sport. Forse è per questo che ci hanno premiati mettendo i tappeti sul green. Dal Bahrein poi sono volato a Milano il sabato notte per partecipare alla Milano City Marathon con il pettorale della nostra Fondazione. È stata una bellissima esperienza (nonostante il tempo pessimo), anche se la gara è stata portata avanti principalmente da Massimo Mauro, dal mio amico Nando e da mio fratello, mentre io ho corso solo la parte finale.