Tempo di bilanci

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Archiviati i Major 2013, ecco i primi verdetti della stagione. Che, pur essendo ancora in corso, ha già espresso giudizi precisi: per qualcuno non è una bella annata, altri invece sono grandiosi

L’ultimo Major dell’anno è stato, fra tutti e quattro, quello che ha riservato le minori emozioni. Nulla da eccepire sul vincitore Jason Dufner e sul suo contender Jim Furyk che giocano benissimo ma… anche l’occhio vuole la sua parte. Detto questo, sono tanto brutti quanto bravi: hanno sbagliato pochissimo in quattro giorni. Sono stati regolarissimi, sempre in fairway, sempre in green. Il campo era molto difficile negli ultimi due giorni: stretto con tutte le buche dog-leg e i fairway in pendenza che, se asciutti, fanno fermare la palla solo quando tocca il rough. In questo modo diventa complicato l’attacco con il secondo colpo al green. In più, Costantino Rocca – che conosce bene Oak Hill, dove ha giocato la Ryder Cup – mi ha raccontato che i green “tirano pazzi” per le pendenze, che tendono tutte a uscire. Se il campo è bagnato, il discorso cambia. Sono felice perché mi sono accorto che è stato uniformato il criterio di preparazione: chi prepara i campi non difende più il par a tutti i costi in modo da non permettere di scendere sotto. Nel PGA si è visto: fino a due buche dalla fine c’erano 30 giocatori sotto par. Peccato che si siano autoeliminati tutti i più carismatici. A cominciare da Tiger Woods.

Quanti dubbi su Tiger Woods

Sto iniziando a pensare che sia entrato in una specie di sindrome da Major. Non entro nel merito tecnico; ma da un punto di vista psicologico alla fine molla, passando da nervosissimo a moscio. E questo è veramente preoccupante. Soprattutto da lui, sempre alla spasmodica ricerca del 15mo Major: deve rincorrere e l’essere apatico non fa parte del suo personaggio. Ha giocato una gara inspiegabile, soprattutto dopo la squillante vittoria nel Bridgestone Invitational della settimana prima. Sembrava la brutta copia di suo fratello (che peraltro non ha).

Invece, all’Open…

Cambiando torneo e tornando indietro all’Open Championship, Mickelson è stato straordinario. Si è messo lì, con pignoleria, a voler vincere la gara e ce l’ha fatta. Chapeau a un campione capace di mettersi in discussione perché si è reso conto di non essere in grado di giocare certi colpi in quanto dà molto spin alla palla e la gioca molto alta. Ha imparato anche il punch. Il mancino, grazie all’enorme talento, se pratica dei colpi alla fine gli vengono benissimo. Ripeto: è stato bravo a mettersi in discussione. Bravissimo non solo come tecnica, ma anche nella strategia che è stata perfetta. Ha espresso un golf fantastico nel quale ogni parte del gioco era perfettamente registrata. Non è vero, poi, che sui links bisogna giocare sempre e solo le palle basse. Bisogna anche saperla tirare alta, e molto, con il vento a favore. Phil sapeva fare solo una parte del gioco da links ma ha capito cosa doveva migliorare. E ha ottenuto una vittoria dove vincono solo i grandi visto che Muirfield è un tracciato super fair.

Tricolore a mezz’asta

Per tirare le somme dei nostri italiani, devo ammettere che quest’anno Matteo è andato male in tutti i Major, dove ha mancato tre tagli ed è arrivato solo 72mo nel PGA. Deve capire cosa gli manca per giocare bene sui campi più difficili o, per dirla meglio, cosa gli è mancato. Chicco non ha giocato un brutto PGA, anche se da lui ci si aspetta di più. Purtroppo non posso dire altro perché le statistiche sono incomplete e non ce li hanno mai mostrati in tv, a parte qualche brevissimo highlight, ed è quindi difficile dare giudizi. Molinari è stato invece bravissimo nell’Open Championship, con un nono posto che vale oro anche perché non era al massimo della forma. E questo risultato per me vale doppio. Francesco non sta facendo una grandissima stagione, come del resto quasi tutti i giocatori della Ryder Cup. Credo di non sbagliare affermando che cinque dodicesimi del team di Medinah sono in vacanza: Hanson, Kaymer, McIlroy, Poulter e Westwood. Però, finché “galleggia” nei primi 50 del World Ranking, la sua stagione si può ritenere sufficiente.

Graeme McDowell straripante ha dominato nel World Challenge

Un Graeme McDowell straripante ha dominato nel World Challenge che ha vinto con 271 colpi (69 66 68 68, -17) dopo essere passato in vetta nel secondo giro.

Sul percorso dello Sherwood CC (par 72), a Thousand Oaks in California, il nordirlandese ha colto il secondo titolo in questo evento, dopo quello ottenuto nel 2010, mentre nella terza occasione in cui è stato invitato si è classificato secondo (2009).

Alla gara, che assegnava punti per il ranking mondiale anche se non era un evento ufficiale del PGA Tour, hanno preso parte 18 selezionati giocatori, dei quali tredici hanno partecipato a varie edizioni della Ryder Cup,

E’ terminatos al secondo posto con 274 (-14) Keegan Bradley, al terzo con 278 (-10) Bo Van Pelt e al quarto con 279 (-9) Rickie Fowler, Jim Furyk e il campione uscente Tiger Woods, autore di ottime giocate e di svarioni inattesi che ne hanno condizionato gli score.

Al vincitore è andato un assegno di 1.000.000 di dollari su un montepremi di quattro milioni di dollari.