José Maria Olazábal “Principe de Asturias”

Abu Dhabi HSBC Golf Championship - Previews

José Maria Olazábal ha sempre formato, insieme all’eroe e all’amico di sempre Severiano Ballesteros, una delle coppie più celebri e vincenti del mondo del golf. Nella sua carriera ha vinto due Masters, quattro Ryder Cup in coppia con l’amico Seve, ed è stato per 300 settimane tra i dieci migliori giocatori dell’Official World Golf Ranking.

Non sono solo le vittorie da professionista ad arricchire il suo palmàres. Ha guidato la squadra Europea a una strepitosa vittoria nella Ryder Cup del 2012 e, nemmeno un mese fa, ha portato l’Europa continentale alla conquista del Seve Trophy. Non è quindi un riconoscimento imprevisto che venerdì sia stato premiato con il Premios Príncipe de Asturias de los Deportes a Oviedo, in Spagna.

Dopo 24 anni dalla vittoria nel 1989 dell’amico Seve, un altro golfista si porta a casa quello che in Spagna è considerato il premio sportivo più prestigioso. La giuria ha descritto Olazábal come uno tra i migliori giocatori della storia, celebrandone in particolare le doti di leader, manifestate con grande personalità nella Ryder Cup del 2012.

Olazábal ha così commentato: “È difficilissimo essere nominati per questo premio quindi, ad essere sincero, non avrei mai pensato di riuscire a vincerlo. È senza dubbio il premio più prestigioso che abbia mai ricevuto. Ho sempre cercato di comportarmi nel migliore dei modi, sia dentro che fuori dal campo, e spero che questo possa esserne un riconoscimento”.

Il premio spagnolo dedicato allo sport è conferito a chi contribuisce, con impegno e professionalità, a perfezionare, promuovere e far crescere lo sport in tutto il mondo.

Olazábal è così entrato a pieno titolo nel ristretto gruppo dei più importanti professionisti dello sport di Spagna.

“Sento già profumo di Ryder”

poulter ryder

Se da una parte è ancora fresca nella memoria di tutti la trionfale rimonta di Medinah, dall’altra quella travolgente cavalcata serve proprio da stimolo per la prossima edizione. Manca un anno. “Ma io non vedo l’ora…”

Manca poco meno di un anno alla Ryder Cup (per un golfista è un dolce pensiero fisso) e, per quanto mi riguarda, non vedo l’ora. Negli ultimi mesi ho già chiacchierato un paio di volte con Paul McGinley, il capitano, e sono certo che si rivelerà un fantastico skipper. Paul riflette su tutto e vuole disperatamente fare il lavoro migliore possibile. Una volta predisposta la strategia di massima, si dedicherà in modo più analitico ai giocatori. Il compito del capitano è importantissimo e delicato. Difficile. Non è assolutamente vero che se i giocatori sono in buona forma, per il capitano è tutto semplice. Ci sono stati ottimi capitani che hanno perso la Ryder Cup, e capitani meno capaci che l’hanno vinta. Questo perché ci sono tanti aspetti importanti che possono creare o disgregare una squadra. E, a parte tutto il resto, è proprio il capitano che deve decidere il tono della settimana.

La gente spesso mi chiede come sono riuscito a mantenere i nervi saldi a Medinah, sotto la pressione più intensa immaginabile; ma più la pressione è forte, più facilmente riesco a concentrarmi e meglio gioco. L’adrenalina mi aiuta davvero. E non è un segreto che, a volte, faccio più fatica negli eventi meno importanti. Del resto, già a scuola le mie pagelle riportavano sempre: “Fa bene quando si concentra”. A Medinah mi sentivo calmo, ma carico. Anche il sabato pomeriggio, quando eravamo sotto 4-10 nei match. Rory e io eravamo 2 down contro Jason Dufner e Zach Johnson. Abbiamo parlato alle buche 10, 11 e 12 sul fatto di cercare un modo per imbucare un approccio o un putt. Sapevamo che se non fosse cambiato qualcosa in fretta, ci avrebbero distrutti. Ma Sergio e Luke hanno trasformato il loro match e questo ci ha dato lo stimolo giusto. Poi Rory ha fatto un colpo fantastico alla 13 a circa 5,5 metri dalla buca. Quando ha imbucato il putt, ha dato il via a quello che è successo nelle cinque buche successive, con i miei cinque birdie consecutivi.

Quando entri in quello stato mentale, tutto sembra andare a posto. Vedi la linea del putt dritta davanti a te. È quasi come se fosse disegnata sul green, a indicarti come e dove colpire. In queste circostanze riesco a concentrarmi. Nulla può distrarmi. Ci sono 50mila tifosi, ma non sono una distrazione. Al contrario, ti aiutano, ti trascinano. E così, dopo che abbiamo rimontato 6-10, sabato notte è stata una delle più incredibili che io abbia mai vissuto. Anche se eravamo ancora indietro, il briefing della squadra è stato davvero positivo. La sera precedente eravamo solo due punti sotto, eppure è stata una delle più deprimenti di sempre. È stata avvilente. Ma José Maria Olazabal ci ha dato una sonora strigliata e ha saputo trasformare l’umore della squadra: 24 ore dopo, ogni sfida che arrivava ci faceva sognare. Luke poteva tenere a bada Bubba nella prima gara. Io ero sicuro di poter dare una spolverata a Webb Simpson nella seconda. Rory avrebbe fatto bene. Justin aveva battuto Phil Mickelson a Valhalla ed era convinto di farcela di nuovo. Voleva davvero farlo di nuovo. E così è andata; sapevamo che per vincere tutto avrebbe dovuto andare esattamente nel modo in cui volevamo. Siamo riusciti a instillare il seme del dubbio nelle menti degli americani e abbiamo visto tutti cosa è successo dopo. Con questa cavalcata trionfale, il conto alla rovescia per Gleneagles è iniziato. Forza Europa!

Lasciate stare il mio swing

Alcuni di noi hanno un allenatore fin dalla tenera età, e non si sentono a proprio agio se non hanno qualcuno che stia dietro di loro sul range, a suggerire cosa fare. Io no. Io non sono uno di questi. A me non piace che qualcuno mi dica cosa devo fare. Al contrario, mi diverto a cercare di capire il mio lato tecnico. Penso di avere una comprensione del mio swing migliore di chiunque altro, soprattutto perché l’ho visto in video più di chiunque altro. La mia carriera è stata abbastanza consistente per quanto riguarda la presenza nella Top 50 del World Ranking e le vittorie, il che significa che non ho dovuto apportare molti cambiamenti al mio swing. Spesso arrivano sul Tour giovani coach con nuove idee su come muovere il bastone; e scoprire di cosa parlino, di solito è una tentazione molto forte. Ma ho deciso di rimanere fuori da tutto questo. Non ho bisogno di stravaganti aiuti per l’allenamento, imbracature per le braccia o altri strani accessori. Mantenere le cose semplici sembra essere la cosa che funziona meglio per me. Inoltre, molti pro del Tour cambiano i loro caddie regolarmente. Lo stesso fanno con i manager. È facile, soprattutto se non stai giocando bene, guardare alle tue relazioni – personali, professionali e finanziarie – e iniziare a incolpare le persone. Io sono diverso. Ho bisogno di solidità intorno a me per giocare bene. Ho avuto solo tre caddie in 14 anni e il mio amico Paul Dunkley (insieme a RJ Nemer in America) è sempre stato il mio unico manager, in tutto questo tempo. Paul sostiene che io mi accontento facilmente. Sarà; ma, in ogni caso, per me funziona.

Ricorrenza speciale e campioni d’eccezione

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Nella settimana magica dell’Open d’Italia Lindt si è celebrata anche la decima edizione della Pro Am Vialli e Mauro. Un successo illuminato anche dalla presenza di Olazabal e Cabrera Bello

Vorrei iniziare questo pezzo condividendo con gli amici lettori di Golf Today la gioia per il premio “La Pallina d’Oro” che ci è stata assegnata dall’Associazione dei Giornalisti Golfisti per quanto ha fatto la Fondazione a favore della diffusione del golf. Personaggi prestigiosi, non da ultimo Mario Camicia, sono stati insigniti di questo riconoscimento e devo dire che non avevamo mai pensato di poter ricevere una simile onorificenza. Il nostro obiettivo è quello di raccogliere fondi, ma ci ha fatto riflettere il renderci conto che qualcuno ha apprezzato quanto abbiamo fatto. Noi abbiamo sempre pensato alla beneficenza e la promozione è arrivata da sé, in maniera non voluta, e questo ci rende orgogliosi. Personalmente parlando, avrei potuto magari aspettarmi qualcosa inerente al calcio; ma al golf proprio no, e ciò mi dà una grande gioia.

Tutti intorno a Ollie

Detto questo, al Royal abbiamo giocato la decima edizione della nostra Pro Am per la quale si sono resi disponibili grandi nomi a cominciare da Johann Cruijff, che ormai è un habitué. Ma soprattutto sono stato felicissimo di poter ospitare (grazie alla stima e all’amicizia che nutre per Peppo Canonica) una leggenda come José Maria Olazabal. Inutile dire che, com’è nel suo stile, è stato molto gentile e disponibile; però, ho avuto la netta impressione che si sia anche divertito parecchio. La sua presenza ha impreziosito la gara, anche se non abbiamo potuto contare sulla partecipazione degli italiani. Che sono sempre disponibili con noi, ma la settimana dell’Open d’Italia è fitta di impegni e sia Chicco Molinari che Matteo Manassero erano davvero presi.

Un vero gioco di squadra

La mattina della Pro Am mi sono svegliato e ho pensato che sarebbe stato bello tornare a vincere. Mi sono chiesto: “Ma come facciamo?”. Io quando c’è la gara ho sempre troppe cose per la testa. Il mio compagno Edoardo Garrone aveva perso il derby proprio la sera prima e ho pensato che sarebbe stato molto arrabbiato. Quindi ho immaginato che sarebbe stato impossibile vincere. Poi ci ho ripensato: il golf in Pro Am è uno sport di squadra e quando puoi contare su due “fenomeni” come Anna Pettene e il pro Rafael Cabrera Bello, hai le spalle coperte. È andata proprio così. Io ed Edoardo non abbiamo brillato per continuità; ma essendo uomini di squadra abbiamo segnato le nostre buche, dimenticandoci gli errori commessi e cercando di fare il nostro dovere dove avevamo il colpo. Anna ha giocato le prime nove come una proette, era due sotto! Rafael ha mostrato una regolarità impressionante. Abbiamo trionfato sia nel netto che nel lordo e, a distanza di dieci anni, ho riprovato la soddisfazione di vincere. Ora, ovviamente, spero di non dover aspettare altri dieci anni! Insomma, abbiamo fatto il vero gioco di squadra, lo stesso che mettiamo in campo nella Fondazione ogni qualvolta organizziamo degli eventi e iniziative, perfettamente compreso da sponsor, privati, aziende, istituzioni, amici e colleghi che rispondono positivamente. Vorrei chiudere con una frase che mi ha molto colpito e che condivido pienamente: “Non esistono giocatori in forma o fuori forma, esistono giocatori con o senza fiducia”. C’è da riflettere.

Jose Maria Olazabal: “Ho ancora tanta voglia di vincere”

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Sono passati otto anni dall’ultima volta che Jose Maria Olazabal, il vittorioso capitano del Miracolo di Medinah, ha vinto una gara dello European Tour.

Il weekend appena trascorso però ha mostrato un Ollie in forma, vicino a cogliere il suo secondo Irish Open, 23 anni dopo il suo primo successo. Peter Uihlein aveva meno di un mese di vita quando Jose Maria catturò il suo Irish Open nel 1990 ed è dal 2005 che non vince, quando centrò al Majorca Classic la vittoria numero 23 della sua infinita carriera che sembra abbia ancora molto da regalare.

“Sto lavorando molto duramente, quindi non mi sorprende fare dei buoni risultati. In realtà, sto lavorando proprio per darmi la possibilità di trovarmi in contention e vedere cosa succede. Sono felice di quello che sto facendo e il mio obiettivo è migliorare il driver e il mio gioco in generale, per provare a vincere.”

Tommy, ti racconto una storia

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«La giornata finale della Ryder mi rimarrà impressa nella mente e nel cuore tutta la vita. L’atmosfera, la tensione, Tiger Woods… quante emozioni. Da condividere con mio figlio»

Ho trascorso il Natale e le feste in Italia dove sono andato a trovare la mia famiglia ancora sull’onda dei ricordi del bellissimo successo di Medinah e mi sono proprio goduto Tommaso, sempre attaccato ai miei pantaloni. È stato divertentissimo! Con lui cerco di fare del mio meglio e da quando è nato la vita mi sembra migliore. Mi è così venuto in mente che il ricordo della giornata finale della Ryder mi rimarrà impresso tutta la vita. Per me è stato il culmine di una stagione bellissima e dopo la sfida non è stato facile tornare alle competizioni “normali” e tornare ad apprezzarle. Certo, quando ripenso a quei momenti mi viene ancora il nodo alla gola… Non ho mai visto nessun video, nemmeno un minuto delle trasmissioni perché voglio tenermi ben stretto il mio ricordo personale e non voglio cambiare la prospettiva.

Così quando Tommaso crescerà e mi chiederà di raccontargli della mia vita gli parlerò sull’onda dei miei ricordi e sarà un momento di grande felicità. Gli dirò che con Tiger Woods è stato un grande match e una grande esperienza uscire come ultimo giocatore. Certo c’era il rischio che tutto fosse già deciso quando magari eravamo alla 9 ma sono certo che entrambi abbiamo realizzato quasi subito che non sarebbe stato così. Entrambi alla 11 abbiamo dato uno sguardo al tabellone e abbiamo fatto i conti e abbiamo capito che tutto si sarebbe deciso nel nostro match e in quello che ci precedeva. Ripeto, c’era molta tensione ma sono stato felice di aver incontrato Tiger due volte su due singoli giocati in altrettante Ryder Cup consecutive. Puoi essere un grandissimo giocatore, partecipare ai Tour e alla Ryder ma potresti non avere mai l’opportunità di incontrare Tiger in un testa a testa. Figuriamoci in due! Dopo il primo incontro ho capito che sovente la vita ti offre una seconda possibilità e a me è capitato dopo la sconfitta in Galles dove non ho giocato male ma mi sono scontrato con un Woods in giornata di grazia e non c’era molto che io potessi fare.

Ho chiesto io di poter giocare tardi l’ultimo giorno a Medinah, non di essere l’ultimo in campo, ma non pensavo certamente di incontrarlo di nuovo! Sono stati due match completamente diversi per via del gioco non ottimale che abbiamo espresso, ma anche per le circostanze. È stato bellissimo andare pari grazie al mio birdie alla 14 e ho avuto due grosse opportunità sia alla 15 che alla 16 che sfortunatamente non sono riuscito a cogliere. Quando è finita, e tutti sanno come, è stato il caos per noi. Penso che Olazabal sia stato un ottimo capitano e quando abbiamo vinto gli ho sorriso ma lui ha capito che sapevo quanto questa vittoria potesse significare per lui. Nonostante fosse in lacrime si è girato verso di me dicendomi di rimanere concentrato, che c’era ancora da fare e per me è stato importante averlo accanto le ultime buche.

È stato scritto moltissimo su quanto accaduto il sabato sera. Sono certo che la svolta è stata data dal putt di Poulter e da Luke e Sergio perché con i loro successi ci hanno fatto tornare negli spogliatoi convinti che avevamo ancora delle possibilità. Recentemente Olazabal ha dichiarato che noi siamo come fratelli ed è normale quando si condividono simili esperienze. Siamo legati come team anche perché è stata una settimana molto dura sia per l’atmosfera che per i risultati. Siamo sempre stati sotto nei due primi giorni e non è stato piacevole e questo ha rafforzato i rapporti fra di noi. Poi la vittoria è stata la ciliegina sulla torta. Sono così orgoglioso di aver fatto parte di questa squadra! Non so cosa mi riserverà il futuro ma questo è stato una parte di presente meraviglioso che non mancherò di raccontare a Tommaso.

Che anno fantastico!

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Tre Top 10 su quattro Major, poi la qualificazione per Medinah e la vittoria della grande sfida. Certo, lasciarmi scappare l’occasione a Kiawah è stata una delusione, ma la Ryder Cup mi ha compensato di tutto

Non ho ancora centrato un Major, ma la mia forma di quest’anno dimostra che uno dei “Big Four” non è poi così lontano. Alla fine, il PGA Championship è stato una delusione e il Wanamaker Trophy in questo momento non è in bella mostra sulla mensola del mio camino. Ma non puoi essere troppo deluso quando finisci terzo in un Major. Inoltre, non potevo davvero sperare in una partenza migliore all’ultimo giro! Avevo visto che le prime tre buche erano ottime chance di birdie, ma fare birdie al volo nelle prime cinque buche, e poi di nuovo alla 7, è stato qualcosa di speciale e meraviglioso. È stato un gran colpo portarmi così in alto; e semplicemente una vergogna perdermi nel finale. Il mio terzo giro in +2 (74) è stato particolarmente frustrante, perché le condizioni erano perfette per fare score. Tra l’altro è successo dopo il venerdì, in cui ho giocato uno dei miei migliori giri di golf. Poteva essere anche solo un 71, ma il forte vento (a quasi 60 km/h) ha reso le cose incredibilmente difficili, come 41 score di 80 e più (e un paio oltre il 90) possono provare. Ho guardato le statistiche e Rory ha giocato i par 5 meglio di me solo per un colpo (-8, invece del mio -7); ma mi ha distrutto sui par 3 (-3, contro il mio +2). Due di questi erano dei veri mostri (213 e 217 metri rispettivamente); aggiungi un po’ di vento e puoi capire il problema. Tutti noi programmiamo la stagione intorno ai Major e quest’anno penso di aver dimostrato di essere vicino a conquistarne uno. Oltre al mio terzo posto a Kiawah, il settimo ad Augusta e il nono al Lytham hanno significato che ho raggiunto la Top 10 in tre dei quattro Major. Non posso proprio lamentarmi!

La vittoria da record di Rory a Kiawah significa che è il secondo più giovane di sempre a vincere due Major dai tempi della guerra. La sua impressionante vittoria per otto colpi ha superato di una lunghezza il precedente record, per il margine più ampio, appartenente a Jack Nicklaus (PGA Championship 1980). Non ci vuole Einstein per capire che Rory ha imparato una grande lezione dalla sua disfatta di Augusta l’anno scorso. Inoltre – cosa forse ancora più impressionante – ha vinto i suoi primi due Major con un distacco totale di 16 colpi. Nessuno ha mai fatto una cosa del genere, nemmeno Tiger Woods o il grande Jack Nicklaus!

Dopo l’ultimo Major, mi sono concentrato sulla Ryder. Anzi, passo indietro: quando sono tornato a casa da Kiawah, ho conosciuto il nuovo membro della nostra famiglia. È un Labradoodle (un incrocio tra un labrador e un barboncino) che si chiama Enzo ed è molto dolce. I bambini, come puoi immaginare, sono entusiasti. E, infine, Bentley, l’altro mio cane, ha un “fratellino” con cui giocare. Questioni familiari a parte, dopo l’ultimo Major mi sono concentrato sulla Ryder. Ho sempre programmato che il PGA Championship fosse l’ultimo evento importante che avrei giocato nel processo di qualificazione per la grande sfida, pertanto mi ha fatto piacere aver giocato così bene. Sono rientrato automaticamente nelle picks e ci sarei rimasto davvero male se non fossi stato scelto. La forza dell’Europa è tanto impressionante (c’erano sette europei nella Top 10 di Kiawah) che avrei preferito non dover dipendere dalle picks del capitano. Alla fine, sappiamo come è andata. A Kiawah eravamo tutti concordi sul fatto che Olazabal sarebbe stato un leader perfetto, un capitano davvero stimolante. Del resto, anche quando ha fatto il suo breve discorso di Valhalla, gli è bastato alzarsi in piedi per ottenere che la stanza fosse in completo silenzio. Tutti erano pietrificati. È una persona fantastica e lo ha dimostrato a Medinah.

Ryder Cup: la grinta di Ian Poulter scuote il Medinah Country Club

La selezione degli Stati Uniti, in vantaggio su quella dell’Europa per 10-6, ha messo una seria ipoteca sulla vittoria nella 39ª edizione della Ryder Cup. Infatti alla squadra guidata da Davis Love III basterà conquistare quattro punti e mezzo dei dodici a disposizione nei singoli che concluderanno la manifestazione per riconquistare il trofeo.

La seconda giornata è stata piuttosto difficile per la squadra guidata dallo spagnolo José Maria Olazabal che comunque è riuscita a contenere il distacco proprio nel finale, quando il punteggio stava assumendo proporzioni vistose. Infatti dopo il 3-1 in favore degli statunitensi nel foursomes, gli europei sono riusciti a pareggiare nei fourballs (2-2) con i successi di Sergio Garcia/Luke Donald (1 up su Tiger Woods/Steve Stricker) e con le prodezze di Ian Poulter che inanellando cinque birdie consecutivi nelle buche finali ha ribaltato il risultato contro Jason Dufner/Zach Johnson (1 up). L’inglese era in coppia con Rory McIlroy, che ha indovinato poche cose.

La situazione, come detto, non è facile per gli europei, ma il finale di giornata potrebbe aver almeno ridato un po’ di fiducia al clan visto che Poulter ha cambiato un irrecuperabile 11-5 in un recuperabile 10-6. C’è in materia un precedente del 1999 quando gli americani di Ben Crenshaw in Massachusetts, sotto proprio per 6-10, operarono la rimonta lasciando agli europei guidati da Mark James solamente 3,5 punti nei singoli.