Ingiustizia è fatta

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A sorpresa, Diana Luna è restata esclusa dalla Solheim Cup. Ai suoi successi sono state preferite tre esordienti. Qualche interrogativo (e qualche sospetto) è lecito averlo

Nel mio editoriale del numero di luglio avevo parlato di sport e golf femminile sottolineando le prestazioni di Diana Luna. A lei dedichiamo la copertina di ottobre rendendole il giusto merito per i due successi della stagione ma anche un piccolo, anzi piccolissimo, risarcimento per l’ingiusta esclusione dalla squadra di Solheim Cup. Voci di corridoio affermano che la “colpa” sia stata di Laura Davies, giocatrice certamente influente per la sua grandissima esperienza nella sfida, che ha fatto valere la sua voce. I motivi non sono noti né lo saranno mai; vero è che le wild card sono state assegnate a giocatrici che trascorrono molto tempo gareggiando negli USA. Mi chiedo allora quale peso e quale importanza possa avere il LET e soprattutto giocare in Europa. Le prescelte da Alison Nicholas – e dalla Davies – sono state: Caroline Hedwall che ha disputato tre tornei negli Stati Uniti, Karen Stupples (16) e Azahara Munoz (16) e sono tutte esordienti. La quarta è Karen Stupples, che ha fatto parte del team nel 2005 e che è scesa in campo nell’LPGA 16 volte in questa stagione. E la bella prestazione di Diana nella scorsa edizione è stata completamente dimenticata? Pare di sì. Quando questo numero di Golf Today sarà in edicola, i giochi saranno fatti, il risultato sarà noto e Diana avrà seguito la gara e tifato Europa da sportiva quale è. Per la prima volta, invece, io lo sarò meno; perché, da sempre, detesto le ingiustizie. E questa per me è veramente grossa.

L’estate è stata caratterizzata da alcuni fatti golfistici, a cominciare dalla rivincita degli americani e contemporaneamente dei “Signori Nessuno” nel PGA Championship. Le decine di migliaia di appassionati che hanno seguìto con apprensione un Tiger Woods che è tristemente sparito dalla scena dopo 36 buche, e le molte meno migliaia che hanno seguìto Luke Donald ammirandone lo swing da orologio svizzero, si sono trovate a tifare due che, in partenza, avrebbero avuto il solo ruolo di comparse e nemmeno di lusso. Non sono il primo caso, certamente, e solo il tempo dirà se Keegan Bradley e Jason Dufner non faranno la fine dei vari Ben Curtis o Todd Hamilton, solo per citare i due casi più recenti.

In compenso, è iniziata la corsa verso la Ryder Cup e, com’è tradizione, è iniziata a Crans con l’Omega European Masters, che quest’anno ha visto in gara il parterre più ricco di tutto l’European Tour (Open Championship e BMW PGA Championship a parte). Gli svizzeri sono stati bravi, anzi bravissimi a portare così tanti campioni (molti dei quali della scuderia di Chubby Chandler) ottenendo il record assoluto di pubblico – 54mila spettatori – nonostante la domenica di maltempo e la conseguente decisione di anticipare le partenze abbiano scoraggiato molti appassionati a salire sul plateau. Tantissimi anche gli italiani presenti, molti dei quali arrivati in giornata per farsi un “pieno di campioni”. Facile, potrebbe pensare qualcuno, fare un bel torneo con un budget di 10 milioni di franchi svizzeri per un montepremi di due, molto più difficile farlo con tre e mezzo e una borsa di un milione e 700mila euro come accade per l’Italia. Il cambio di data favorirà certamente il nostro torneo negli anni dispari, ovvero quando saranno aperti i giochi per la qualificazione della Ryder Cup, mentre nei pari potremo contare su campioni di alta fascia non qualificati nel team europeo. Non essendo a ridosso di grandi tornei, la data è ideale e ci garantisce, con buone probabilità, la presenza dei nostri tre alfieri.

A proposito di gare a squadre, si è concluso poco prima di andare in stampa il Seve Trophy. Chiedo scusa se non lo chiamo con il suo attuale nome (“Vivendi Trophy”), ma la sfida è nata per volere del campione spagnolo e per me rimarrà sempre tale. Nel suo ricordo, Jimenez ha giocato il colpo inaugurale e tutti i giocatori indistintamente gli hanno più volte reso omaggio. L’unico non all’altezza della situazione è stato il capitano europeo Jean Van De Velde, scelto non si capisce in base a quali strani criteri, che si è prodotto in incomprensibili abbinamenti e scelte di far giocare pro (come Jacqueline) assolutamente fuori palla, oppure di lasciare in panchina personaggi come Molinari o Hansen, convinto che le sue scelte fossero esatte. Come dire: squadra che perde non si cambia! L’Europa avrebbe avuto delle possibilità, vista la reazione nei singoli, se nei doppi non ci fossimo fatti travolgere. Certo, sugli europei hanno pesato alcune assenze importanti come Quiros, infortunato; ma d’altro canto anche i britannici non hanno potuto contare su McIlroy. Ottima prova per Francesco Molinari, che ha strapazzato Jamieson per 4 a 3; e amaro in bocca per Matteo Manassero, sconfitto alla 18 da Ian Poulter (quasi imbattibile in match-play), che si è esibito in quattro birdie nelle ultime cinque buche!

Infine, dicono che non sia fair parlarsi addosso, ed effettivamente non lo è, anche se alcuni lo fanno da anni. Però ci tengo a esprimere la nostra riconoscenza ai moltissimi lettori che ci hanno gratificato con infinite mail e fermandoci in ogni evento cui siamo presenti. A nome di tutta la Redazione voglio ringraziarli promettendo che il nostro impegno sarà sempre maggiore, per dare loro un prodotto sempre più ricco di quelle idee, curiosità, articoli interessanti e divertenti che finora hanno reso Golf Today – a detta di tutti – un giornale “finalmente diverso”, da leggere dalla prima all’ultima riga.

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