Il Masters che non ti aspetti

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Tutti davano per scontata la vittoria di Tiger Woods. Ma quando mai il golf è prevedibile? Ad Augusta è successo di tutto, tranne ciò che si ipotizzava

Avrebbe dovuto vincere Tiger. Se lo aspettavano tutti. Qualsiasi media medio (pardon per il gioco di parole) aveva già annunciato la quinta Giacca Verde del fenomeno con tabelle, caccia al record e via dicendo… Una frase scontata afferma che la pallina è rotonda e una volta di più lo si è visto. Tiger non ha vinto; però, a ripagare tutti delle perdute speranze ci ha pensato il supremo e ignoto sceneggiatore del Masters che, ancora una volta, non ha sbagliato un’inquadratura. Alti e bassi, cadute senza scampo e risalite (tanto per parafrasare Battisti) lungo le discese ardite dell’Augusta National. Ancora più ardite per la pioggia che rende più abbordabili le sadiche aste delle prime 9 rallentando i green, però come sempre infastidisce i giocatori.

Adam Scott ce l’ha fatta a dispetto dei fantasmi che aleggiavano sul suo capo a otto mesi di distanza dalla disfatta del Royal Lytham. Sotto l’acqua ha esultato piangendo, ridendo, alzando le braccia al cielo, abbracciando il caddie in uno sfogo di adrenalina da esplosione. Lui, primo nella storia a far attraversare alla Giacca Verde la dogana australiana. Mai un successo nel Masters per un “canguro” contro le 15 vittorie nei Major. Scott ha saputo stringere i denti e tenere. Lui del quale lo scorso luglio era stato scritto di tutto. Non parliamo dei social network dove era stato invitato a smettere di giocare, dove gli avevano detto (posso scriverlo?) che aveva gli attributi di un criceto e i Soloni avevano sentenziato che non avrebbe mai e poi mai più vinto un Major.

Pfui!, deve aver pensato. Queste nuove generazioni sono evidentemente fatte così. McIlroy frana miseramente al Masters e vince un Major due mesi dopo, Scott perde l’Open Championship e trionfa ad Augusta due Major dopo. Sinceramente credevo che l’aver imbucato il putt per il birdie alla 18 che avrebbe potuto dargli la vittoria o, alla peggio lo spareggio com’è stato, gli avesse tolto la carica psicologica per affrontare il prosieguo della gara. Ma sono ragazzi fatti così. Non sono solo atleti dai fisici scolpiti, dal gioco completo. Sono anche preparati psicologicamente. Adam usa il controverso putter che, se R&A e l’USGA proseguiranno nel loro intento verrà bandito a partire dal 2016. Questo varrà anche per Keegan Bradley vincitore del PGA Championship nel 2011, per Webb Simpson (US Open nel 2012) e Ernie Els (British Open 2012). Il nostro sceneggiatore ha anche pensato di far chiudere la gara alla 10. Per la terza volta in cinque anni la seconda buca del play-off si è rivelata decisiva.

Tutt’altro giocatore rispetto a Scott è Angel Cabrera: non certamente un fisico statuario, amante dei piaceri della vita con la prevalenza della tavola (lo ricordo a Is Molas nel 2001 quando per una settimana mangiò sempre nello stesso ristorante dei quantitativi industriali di porceddu accompagnato da una bottiglia di limoncello), un talento naturale tipico dei sudamericani con una rara sensibilità nelle sue manone. Avrei voluto che vincessero tutti e due per motivi diversi, se lo sarebbero meritato fosse solo per lo straordinario gioco messo in mostra nell’ultima giornata e, soprattutto, nelle ultime buche. Altro che criceti! Botte e risposte degne di due veri campioni che hanno scaldato la folla bagnata dal “sole liquido” come chiamano qui la pioggia.

Orgoglio australiano che ha infiammato il pubblico presente, vestito in verde/oro (i colori dello sport in Australia), anche per il terzo posto di Jason Day che si è bruciato lo spareggio per due bogey alla 16 e alla 17 e il quarto di Marc Leishman che non ha retto la pressione e ha contenuto con un giro in par. A -5 Tiger Woods. Che dire? Sfortunato perché troppo bravo? Gli è veramente successo di tutto e di più. Le polemiche hanno riempito tweet su tweet con golfisti e pro equamente divisi in innocentisti e colpevolisti. Passate 12 ore anche i suoi più accaniti detrattori, Faldo in testa, hanno dovuto rimangiarsi le cattiverie lanciate appena scoppiata la bomba “I giocatori della mia generazione quando violavano una regola si autosqualificavano.

Ora è cambiata la regola e dobbiamo accettarla”. Leggi l’opinione di Silvio Grappasonni, sempre molto addentro alle “segrete cose” e informato sulla penalità a Woods e sulla penalizzazione di Tianlang Guan per gioco lento. È molto facile punire un bambino dilettante di 14 anni e cento giorni. È invece difficilissimo farlo con i grandi che sono a capo del “sindacato” dei giocatori e che a fine mese retribuiscono i giudici col loro compenso. Penalizzare un Kevin Na, notoriamente lentissimo, o Jason Day che lo è altrettanto, significherebbe vedersi messi nel mirino e, alla meno peggio, redarguiti per aver punito un giocatore di punta. Non vale nemmeno più di tanto l’opinione di David Feherty (ex giocatore ora seguitissimo e bravo commentatore) che sostiene “bastava vedere quanta gente è andata sabato a seguire Tiger. Non si poteva squalificare”. E questo è il cane che si morde la coda.

mp.gennaro@golftoday.it

Vi capita mai di fare un 10? Tranquilli, succede anche a loro

Puo’ succedere a tutti, anche ai migliori. Specialmente in un campo come l’Augusta National. Ed e’ ancora piu’ facile sotto la pressione di un Major come il Masters. Figuratevi al par tre della 12 dell’Amen Corner.

L’ex campione ‘giaccaverdato’ Bubba Watson e Kevin ‘fulmine-di-guerra’ Na hanno entrambi marcato un disastroso 10 alla 12 dell’Amen Corner la domenica del Masters.

Il primo e’ stato Na, che ha avuto bisogno di quattro palle per arrivare dall’altra parte del fiume Rae e ha poi concluso con un solido tre putt. Bubba ha forse fatto peggio. Corto con il primo che e’ finito nel fiume, ha flappato il terzo colpo dalla dropping zone e, manco a dirlo ci e’ ricascato. Da li’ con il quinto e’ andato nel bunker dietro al green dove e’ uscito un po’ pulito ed e’ finito di nuovo nel ruscello. Dopodiche’ ha approcciato lateralmente e poi, con il nono colpo, ha finalmente incontrato il green per imbucare da molto lontano per un 10.

Rasserenatevi, i danni li fanno anche loro.