Carismatico e seducente

huggan

Per entusiasmarmi ancora del golf devo incontrare qualcosa di veramente speciale, ma esistono dei luoghi che mi fanno innamorare. Askernish è uno di questi: un percorso disegnato da Madre Natura

A parte il fatto che: un movimento di spalle decente sembra essere al di là delle mie capacità di invecchiamento, un normale giro di 18 buche richiede almeno 90 minuti in più di quanto sia preparato ad affrontare, il mio misero stipendio fa fatica ad adeguarsi ai green fee del XXI secolo; ecco, a parte tutto questo, credo che il golf di oggi sia di gran lunga più stressante che soddisfacente. Almeno per me, la combinazione di troppo tempo, costi esorbitanti e mancanza di abilità ha visto il mio entusiasmo per il gioco calare notevolmente. Quindi, oggi, mi ci vuole qualcosa di veramente speciale per tirarmi fuori da questa apatia di lunga data. E, fortunatamente, ci sono ancora occasioni in cui questo succede davvero e posti che restano capaci di far drizzare le mie antenne golfistiche.

Le nove buche “americane” di Kingarrock vicino a St Andrews sono molto divertenti. E così è il mio club di Kirriemuir ad Angus: questo affascinante disegno di James Braid lungo appena 5.029 metri non ti occupa tutto il giorno per giocarci. Un viaggio annuale in Tasmania con l’accoppiata Barnbougle Dunes – Lost Farm è un vero piacere. E non esagero a dire che un giro serale su un quasi deserto Muirfield è qualcosa di adorabile. Ma c’è un’altra destinazione che adoro: Askernish. Certo, l’isola di South Uist nelle Ebridi non è il luogo più semplice da raggiungere, ma ne vale la pena. È golf puro, come deve essere. Non troverai molti comfort moderni ad Askernish, come il parcheggiatore e il portasacche. E il numero di caddie va da virtualmente nessuno a nessuno proprio. Ma questo golf club vecchio stile, basato su un disegno di Old Tom Morris della fine del XIX secolo, ha tutto il carisma che vorresti incontrare.

A rinfrescare il mio ricordo delle sue glorie è stato un recente articolo su Golf Illustrated: per una volta, l’espressione “esperienza golfistica unica” non è solo uno slogan di marketing ma la verità. Forse, la cosa più bella di Askernish è che non è mai stato realmente disegnato. Quando sono arrivati gli uomini, le buche erano già lì. Tutto ciò che c’era da decidere era la posizione dei tee e dei green, e molte di queste erano più che scontate. Tom Doak, uno dei migliori designer al mondo, ne è un vero fan. “Askernish”, dice, “è innovativo, perchè tutto ciò che ci hanno fatto è stato tagliare l’erba”. Ad essere onesti, la terra su cui giace Askernish sembra sia stata davvero “pensata” per un campo da golf. Su molte delle sue interessanti buche, i fairway corrono realmente verso i green ondulati. Ben poco (o proprio nulla) è stato fatto per distinguere i due. Se è vero il vecchio detto per cui il golf diventa molto, ma molto più interessante, intrigante e stimolante quanto più a lungo la palla resta in terra, allora Askernish è un esame di laurea del gioco scozzese. Aiuta il fatto di recarvisi senza l’aspettativa di trovare un percorso completamente curato. Non è l’Augusta National, dove il carattere originario del percorso e l’intento dell’architetto si sono persi da tempo. Questo è un paradiso perchè non è mai stato troppo toccato dalla mano dell’uomo. In altre parole, è altamente seducente.

La bella notizia è che Askernish sta addirittura migliorando. Tre anni fa, la mia prima visita è stata guastata dalla foltezza e la vicinanza del rough alla landing area. Perdere la palla era più che comune, anche con colpi decenti. Ma grazie a qualche taglio d’erba giudizioso, è molto meno frequente adesso. In realtà, la larghezza che il percorso richiede, per incoraggiare il gioco strategico che sicuramente Old Tom aveva in mente, c’è. Ed è ben descritto dalla buca 12 da 495 metri. Sul tee devi fare delle scelte. E al secondo colpo ci sono opzioni in abbondanza, per lasciarti l’approccio più facile, che aggiri nel modo migliore il grande bunker che si trova proprio davanti alla superficie del putting. Ciò che una volta era più che penalizzante, oggi è piacevolmente strategico. Ad Askernish, la lettura dello stimpmeter è improbabile che raggiunga le due cifre. Ma è necessario, viste le ondulazioni. Se non riesci a divertirti puttando qui – pensa all’Himalaya putting green di St Andrews – allora sei ufficialmente un deficiente. Anche se io stesso non ho ancora raggiunto questo livello.