Il mio golf in Sudafrica

sudafrica

Il campione di sport e solidarietà risponde in esclusiva per Golf Today su svariati argomenti realtivi al golf, la sua grande passione. E lo fa partendo da lontano. Cioè dal Sudafrica

Come mai giochi spesso in Sudafrica?

Perché ho fatto una scelta intelligente sposando una donna sudafricana con la quale vivo a Londra; ma a Natale e Pasqua torniamo a Città del Capo dove abbiamo una casa allo Steenberg Golf Club disegnato da Peter Matkovich. Così sono quasi “costretto” a giocare 18 buche tutti i giorni!

Il clima è meraviglioso, c’è quasi sempre il sole, ho molti amici e giocare diventa quasi un dovere…

Quali sono le differenze con il golf europeo?

Per prima cosa sono strutturati diversamente i campi, anche se quelli nuovi sono più uniformati alla realtà europea.

Sono tutti molto belli ma così differenti da quelli ai quali sono abituato in Inghilterra e in Italia che testarli diventa uno stimolo. Un lato piacevole è l’atmosfera rilassata che si respira all’interno dei circoli. I sudafricani giocano da sempre, si può dire che ce l’abbiano nel sangue e, vedendoli in campo, ci si rende conto che praticano tutti da quando sono bambini; diversamente dagli europei, che invece iniziano il golf quando smettono con il calcio o il basket. Per loro è proprio lo sport principale. Un’altra differenza è che non esiste classismo, in campo si trovano ricchi e poveri in un miscuglio di razze, turisti e stranieri. È tutto cosmopolita, si capisce che il golf è lo sport di tutti. Le club house sono anche meno “stiff” di quanto non lo siano in Inghilterra, dove vigono regole che sono necessarie ma non bisogna esagerare sennò tolgono la voglia di entrarci. L’ultima differenza riguarda l’atteggiamento: i sudafricani cercano di divertirsi mentre noi siamo spesso, a torto, vittime della frustrazione provocata dal non riuscire a esprimere quel gioco che vorremmo. Il loro divertimento è fare 18 buche e bersi due birre dopo il giro, quasi come se il golf fosse una scusa per socializzare.

Se tu dovessi consigliare dei campi agli italiani, quali sceglieresti?

Sicuramente il Leopard Creek – dove si svolge l’Open – per il disegno di Gary Player e la ristrutturazione di Nicklaus, ma anche perché è popolato dai Big Five e da moltissimi altri animali. È splendido andare a giocare e poi approfittare dei safari fotografici organizzati per vedere gli animali, che sono numerosissimi perchè il campo è confinante con Kruger Park. Certamente poi sceglierei i tre percorsi di Fancourt, regno di Gary Player, l’Arabella, che ha uno splendido resort, e tutti i campi di Cape Town. Il mio prossimo obiettivo è andare a Sun City perchè non l’ho mai visitato.

Tornando lì dopo i mondiali di calcio hai notato qualche cambiamento nel Paese?

Da un punto di vista architettonico devo dire che sono terminati i lavori di ristrutturazione e rinnovamento con risultati meravigliosi. Ho trovato ancora un’atmosfera piacevole, come se la nazione fosse soddisfatta di essersi mostrata al resto del mondo con successo.