Dove Manassero è diventato re

La Malesia rappresenta, per i lettori di mezzo mondo, l’Oriente misterioso ed esotico. E in effetti, la distanza tra fantasia e realtà, nel caso della penisola malese, non è poi tanta.

Nelle città costiere, porti marittimi di grande passaggio, fertili di opportunità economiche, si sono stabilite negli anni popolazioni diverse. Commercianti arabi, cinesi e indiani, agricoltori e pescatori malesi, singalesi e sikh, impiegati statali e militari sono gli eredi di quelle genti. Un’eterogenea mescolanza di etnie che convivono pacificamente, affascinando i visitatori con una moltitudine di feste e cerimonie religiose, un gran numero di diverse tradizioni quotidiane e una cucina dai sapori e profumi estremamente vari.

È Kuala Lumpur, “Kei Ell” come la chiamano i locali, ad accogliere chi arriva dall’estero, con un moderno aeroporto che è il preludio alla frenesia tipica delle indaffarate capitali d’Oriente. Eppure il fascino descritto da Salgari non è completamente svanito. Lo ritroviamo nella città vecchia, a Chinatown o a Little India, con i loro templi multicolori, le piccole botteghe e i palazzi sontuosi. E sullo sfondo svettano all’apice dello skyline le famose Petronas Towers, due luccicanti torri gemelle di oltre 450 metri d’altezza, che dal 1988 sono l’immagine simbolica di Kuala Lumpur e l’icona tangibile della crescita economica del Paese.

La Malesia è un Paese multietnico e multireligioso che ha saputo costruire la propria unità nel rispetto reciproco e nella cortesia. Sono molti i ricordi piacevoli che si conserveranno tornando a casa: la sacralità dei templi, la bellezza dei palazzi, l’incanto delle spiagge incontaminate e dei mari trasparenti considerati un paradiso per subacquei, lo shopping firmato e conveniente e l’artigianato caratteristico, la natura selvaggia e gli ottimi campi da golf.

Alberto Benazzi

Il testo integrale dell’articolo è a pag. 112 di Golf Today n. 9 marzo/aprile 2012