Edoardo Molinari 2° nel Maybank Malaysian Open; Vince Kiradech Aphibarnrat; Matteo Manassero 17°

Gli organizzatori del Maybank Malaysian Open insieme ai responsabili dell’European Tour hanno deciso di ridurre la gara da 72 a 54 buche, viste le numerose sospensioni.

Sul percorso del Kuala Lumpur G&CC (par 72), a Kuala Lumpur in Malesia vince, dopo l’ultima sospensione, il thailandese Kiradech Aphibarnrat con 203 (-13) colpi.

Ottima la prestazione di Edoardo Molinari, secondo, con 204 (-12) colpi. In 67 (-5) colpi l’ultimo giro, no bogey, marcando 5 birdie.

Matteo Manassero conclude 17° con 209 (-7) colpi recuperando nove posizioni grazie ad un ultimo giro in 69 colpi (-3), segnando 6 birdie, 1 bogey ed un doppio bogey.

Malaysian Open vince Oosthuizen; Manassero 7°, Gagli 47°

Matteo Manassero, con una bella rimonta negli ultimi due giri, ha conquistato un ottimo settimo posto con 279 colpi (70 72 68 69, -9) nel Maybank Malaysian Open, torneo dell’European Tour nel quale difendeva il titolo e che è stato vinto con pieno merito dal sudafricano Louis Oosthuizen (271 – 66 68 69 68, -17). Si è classificato 47° con 287 colpi Lorenzo Gagli (69 71 74 73, -1).

Sul percorso del Kuala Lumpur G&CC (par 72) nella capitale della Malesia, Oosthuizen, trentenne di Mossel Bay nel cui palmares il fiore all’occhiello è un titolo major (Open Championship 2010), ha conquistato il quarto successo nel circuito prendendo il comando dopo il secondo giro in una gara che ha subito interruzioni per il maltempo e dove i turni centrali sono stati effettuati in due frazioni. Affatto disturbato dal gioco a singhiozzo, il sudafricano è andato diritto per la sua strada e al termine ha preso tre colpi di vantaggio allo scozzese Stephen Gallacher (274, -14) e cinque a un terzetto composto dallo spagnolo Rafael Cabrera Bello, dall’inglese Danny Willett e dallo statunitense David Lipsky (276, -12).

In sesta posizione il sudafricano Charl Schwartzel (277, – 11), che era stato leader dopo un giro, mentre Manassero ha concluso alla pari con il tedesco Martin Kaymer, il quale ha ceduto vistosamente nelle ultime tre buche, con il francese Romain Wattel e con il sudafricano Hennie Otto. Prestazioni altalenanti degli indiani Jeev Milkha Singh e Jyoti Randhawa, 11.i con 280 (-8), del transalpino Julien Quesne, 20° con 282 (-6),  dell’iberico Pablo Larrazabal, 24° con 283 (-5), e del sudafricano Branden Grace, 40° con 286 (-2).

Oosthuizen, che ha firmato la settimana vittoria sudafricana negli ultimi venti tornei dell’European Tour, ha iniziato il giro finale con un colpo di margine su Gallacher, il quale si è progressivamente staccato per non aver potuto dare al suo gioco l’accelerazione necessaria. Ha proceduto con due birdie e 16 par per il 70 (-2), mentre il vincitore è partito a ritmo alto (tre birdie e un bogey in sette buche) e poi ha messo a segno altri due birdie nel rientro per il 68 (-4). Ha guadagnato 314.700 euro su un montepremi di 1.900.000 euro.

Manassero ha perso terreno nel secondo giro (38°), poi ha iniziato la sua rimonta verso la quarta “top ten” stagionale. Ha offerto complessivamente un gioco piuttosto alterno, come dimostra anche l’andamento dell’ultimo giro (69, -3) con un eagle, cinque birdie e quattro bogey. Ancora una prova in chiaro scuro per Lorenzo Gagli, che ha superato cinque tagli in otto tornei rimanendo però sempre in media o in bassa classifica. Ha conseguito il secondo miglior piazzamento stagionale, dopo il 35° posto nell’Abu Dhabi Championship, con una buona difesa nei primi due turni e un calo di tono nel prosieguo. Nel suo 73 (+1) di chiusura sei birdie, tre bogey e due doppi bogey.

Alla conquista dell’America

manassero caddie

La mia trasferta oltreoceano? Non male, mi sono divertito e ho fatto punti. Una bella esperienza

America e Malesia, due trasferte molto positive per me. A Kuala Lumpur ho vinto e credo che si sia deciso tutto in quell’ora tra la 8 e la 12. Il mio caddie era molto nervoso, ma chi non ha il bastone in mano lo è sempre di più… Io, invece, ero molto tranquillo e ho centrato un eagle alla 10 e due birdie, alla 11 e alla 14. Diciamo che il vero avversario è stato il caldo, con quel tasso pazzesco di umidità: ti sembra di andare per terra da un momento all’altro. Ho apprezzato molto il gioco di McIlroy e ci andrei molto cauto nel definirlo “in crisi” o, peggio, “finito” per come ha chiuso il Masters e il Malaysian.

È rimasto in testa a lungo e, per me, è davvero un giocatore di vertice.

Esordio sul PGA Tour

Al Transitions sono andato bene e resta comunque una bella esperienza per l’approccio sul Tour americano, perché ho giocato bene e perché mi sono proprio divertito: il Salamander è un campo strano e bellissimo, davvero curioso. Siamo in mezzo al niente, è pieno di cactus e coyote, che ululano tutta notte. A prima vista sembrerebbe un postaccio; invece, è un posto “particolare”. I cactus, peraltro, sono micidiali: se stai a debita distanza, nessun problema; ma appena li sfiori, gli aculei ti si attaccano addosso e sono terribili, si infilano nelle suole e non c’è verso di toglierli. Comunque tutto è organizzato in modo perfetto, con grande attenzione ai giocatori e grande affluenza di pubblico. Ci sono alcune buche “simbolo” (qui era la 17) e gli americani ti mettono lì, apposta, una tribuna enorme: la gente che segue è veramente tantissima e il tifo è davvero scatenato per tutti i giocatori. Quando ho battuto Sticker, ad esempio, era il giorno del suo compleanno e tutte le tribune continuavano a cantare in coro “Happy Birthday to you!”.

A casa di Palmer

Pochi giorni dopo, a Bay Hill ho conosciuto Palmer. Era nel suo ufficio, ci siamo scambiati una stretta di mano, è davvero un monumento del golf. Bay Hill è un campo stupendo, pieno d’acqua, difficilissimo; è un po’ un incubo giocare lì sopra, non è lungo ma è molto impegnativo. Ho avuto un paio di episodi spiacevoli il primo giorno (ho finito con doppio bogey), cose che succedono. Sono convinto di aver giocato discretamente.

I migliori sono loro

Il Pga è comunque bello e tutto è impeccabile. Si ritengono i migliori,  i primi della classe e… lo sono: non hanno mai avuto un periodo di crisi, hanno mantenuto sempre i montepremi agli stessi livelli, l’organizzazione è sempre perfetta, la gente arriva sempre. Non comprendo perché Westwood abbia voluto entrare in polemica, non ho idea dei motivi che lo hanno portato a fare ciò. Ma che il Tour americano possa permettersi di dire: “Siamo i migliori del mondo”, su questo non ho nulla da obiettare.