L’European Tour e Rolex rinnovano la loro storica partnership

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Rolex è partner e official timekeeper del nostro Tour maggiore dal 1997, incoraggiando lo sviluppo, l’organizzazione e la promozione del golf in tutto il mondo.

L’estensione di un decennio, che rafforza la posizione di Rolex come sponsor principale nel golf, durerà fino al 2022 e comprenderà anche la partnership con la Ryder Cup (di cui la Maison svizzera è il partner più antico). Il rinnovo del contratto rafforza inoltre il legame storico tra Rolex e l’European Tour.

“L’impegno di Rolex verso il gioco non ha eguali”, ha detto George O’Grady, CEO del Tour europeo. “Sono stati un partner di valore in questi anni, supportandoci in ogni aspetto della nostra missione di portare il golf in tutto il mondo. Rolex ci supporta in tutti i nostri circuiti, compresi il Senior e il Challenge Tour. La nostra partnership è unica ed eccezionale e insieme non vediamo l’ora di creare uno stage per i golfisti di domani e lavorare al futuro del Tour”.

Rolex sostiene il golf dal 1967 ed è fermamente impegnata a continuare il suo retaggio sportivo nel prossimo futuro, supportando l’European Tour con le sue 46 gare il 25 Paesi.

“Oggi Rolex è il supporter numero uno del golf ed è associato non solo alle più importanti e prestigiose entità che governano lo sport nel mondo, ma anche ai principali tour professionistici di golf, gare e atleti. Il rinnovo della nostra partnership con l’European Tour è una dimostrazione della nostra forte dedizione al futuro del golf, e incarna i valori di eccellenza impersonati dal Tour e dal grande gioco del golf”, il commento della Maison.

Paul McGinley, capitano europeo per la Ryder Cup 2014, ha detto: “Quando Rolex è coinvolta in un evento, porta uno standard qualitativo riconosciuto in tutto il mondo. Non vedo l’ora di continuare la mia carriera di giocatore con loro al mio fianco e magari festeggiare insieme la vittoria europea a Gleneagles l’anno prossimo”.

Nella foto, McGinley con i testimonial Rolex; Nicolas Colsaerts, Luke Donald, Paul Casey, George O’Grady (European Tour), Jean-Noel Bioul (Rolex Communications Senior Advisor), Martin Kaymer e Matteo Manassero.

Medinah per un Major? No, grazie

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Siamo riusciti nell’impresa di una delle più stupefacenti rimonte nella storia dello sport. Che non cambierei per nulla al mondo

Wow, sono ancora al settimo cielo! Non ci sono parole per descrivere le emozioni che ho provato quando ho visto andare in buca il putt di Kaymer. Anche se sono passati un paio di mesi da Medinah, sono ancora eccitato. Ancora adesso non riesco a capacitarmi dell’enormità di quanto è successo a Chicago. C’è stato un momento, il sabato, in cui eravamo davvero nei guai. Anzi, praticamente spacciati: sotto 4 a 8; e poi, addirittura, 4 a 10! Una situazione deprimente che era arrivata a un passo dal tracollo più umiliante: se non avessimo vinto quegli ultimi due fourball del sabato, saremmo stati morti e sepolti. Poi, il miracolo: dopo aver vinto quei due match, tutto è cambiato. Abbiamo preso lo slancio per la prima volta; e la squadra ha iniziato a crederci. Eravamo ancora quattro punti sotto, ma non l’avresti detto: in qualche modo, sembrava che se fossimo pari.

Quanto era successo alla fine del pomeriggio ci ha esaltati e ha creato uno spirito di squadra coeso e imbattibile. Nessuno ha fatto alcun discorso, ma ci siamo seduti tutti insieme – proprio come un dream team – con le pin position della domenica davanti a noi, e ci siamo confrontati su alcune buche che pensavamo potessero essere fondamentali. Il giorno dopo abbiamo dato tutti il massimo e siamo riusciti a ribaltare una situazione disperata. Certo, avrebbero dovuto andarci bene molte cose; ma è proprio quello che è successo. Ero con Olazabal, a metà del fairway della 18, quando il putt di Kaymer è andato in buca, e l’onda di esaltazione e di felicità che mi ha colpito è molto difficile da spiegare. Posso onestamente dire che non baratterei mai i miei ricordi della Ryder Cup con un Major.

Ci sono due cose, soprattutto, che mi sono rimaste impresse. La prima è stata la sfida contro Dufner e Johnson che ho disputato insieme a Rory. Ho giocato diversi match divertenti nella mia vita, ma quel fourball di sabato è stato il più incredibile! Con sei buche da giocare, i nostri avversari erano 2 up e hanno fatto tre birdie, eppure hanno perso. Noi eravamo 2 sotto, ma abbiamo fatto sei birdie di fila dalla buca 13. Ho fatto cinque punti nelle cinque buche finali. È stato semplicemente stupendo! La seconda è stata la reazione alle provocazioni di Bubba Watson. Venerdì sera abbiamo parlato nei nostri spogliatoi del fatto che Bubba avesse incitato la folla a “tifare esageratamente” (insomma, a fare casino) mentre effettuava il suo primo drive quel pomeriggio. Ho spiegato alla mia squadra che il giorno successivo gli avrei reso pan per focaccia. Sapevo che Bubba stava per (ri)farlo; quindi mi sono mosso per primo. Fare davvero ciò che faceva lui è stato uno shock per il sistema. Mi era già successo un’altra volta a Phoenix, ma è scoraggiante quando loro sono tutti lì a urlare e tirare banane. Anche questo è golf (forse…).

Comunque, tifo esagerato e banane a parte, sappiamo bene come è andata. Domenica sera i festeggiamenti sono stati incontenibili, con lo champagne che scorreva a fiumi. La festa per la nostra vittoria è iniziata verso le dieci in hotel e io me la sono filata alle 3 circa, lasciando ancora Nicolas Colsaerts e almeno metà della squadra a folleggiare fino alle 5 del mattino dopo. Intanto il mio account twitter è davvero impazzito e, per giorni, i tweet arrivavano più velocemente di quanto riuscissi a leggerli. Ho anche ricevuto più richieste del solito dai media, al punto da essere costretto a rimandare alcune interviste, pur di accontentare tutti (ma per Golf Today ho sempre un occhio di riguardo). E, ovviamente, ora sto già facendo il conto alla rovescia di quanto manca alla settimana di Gleneagles…

Quei ragazzi “spaccadriver”

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I giocatori più lunghi riescono a ottenere il massimo dalla loro attrezzatura. Sto cercando anche io di fare lo stesso e mi sembra che stia funzionando. O almeno: in Ryder ci sono arrivato…

Molti esperti spiegano il gioco “di potenza” di oggi parlando di attrezzatura; ma non dimentichiamo le condizioni fisiche dei giocatori.

La tecnologia è cambiata negli ultimi 20 anni, ma non così tanto come pensa la gente. È cambiato di più il modo in cui oggi si gioca. Spesso non si tiene in conto che i giocatori sono più in forma e più forti, e quindi colpiscono la palla con molta più violenza. Quando studi la tecnologia, non puoi solo guardare quanto più lontana va la palla; devi anche pensare a quanto energicamente i giocatori la colpiscono, anche rispetto a 10 anni fa. Ci sono diversi golfisti che sanno muovere bene la palla, con velocità incredibili. JB Holmes (soprattutto), Bubba Watson, Dustin Johnson, Nicolas Colsaerts, Alvaro Quiros e molti altri; sono tutti giovani, allenati, lavorano sodo in palestra e sono fisicamente in grado di “frantumare” letteralmente la palla. Raggiungono velocità di quasi 300 km/h. È assolutamente incredibile! Per questo li chiamo “frantuma-driver”: non è un’esagerazione, ti assicuro che ne fanno fuori un po’ ogni anno. È pura potenza fisica.

Per quanto riguarda me, ho guadagnato 18 metri rispetto al mio primo anno sul Tour, nel 2000. Non è molto. E poiché le palline oggi sono molto più dure di un tempo, i ragazzi di cui sopra riescono a comprimerla molto meglio di me, così – in proporzione – ottengono più distanza. Possono anche usare la mia stessa palla, ma ottengono molto di più rispetto a quelli come me che colpiscono a distanze medie. Per esempio, il driver mi è costato molto all’Olympic. Dopo il giro iniziale in par (70), è stato deludente non riuscire a rimanere in gara per l’US Open. La preparazione del campo era brutale e con i green duri come la roccia alla fine ho concluso 41mo. In sostanza, non sono stato sufficiente proprio nei drive. Parlando sempre di Major, dopo aver mancato il taglio in due degli ultimi tre Open Championship, ero davvero determinato a fare meglio al Royal Lytham. Avevo sentito parlare bene del percorso e sono soddisfatto della mia nona posizione.

Con il terzo posto di Tiger all’Open, tante persone mi chiedono se penso che vincerà un altro Major in carriera. Bisogna essere coraggiosi a sostenere di no. Ha solo 36 anni e ha ancora molto tempo davanti a sé. È troppo bravo per non vincere ancora, secondo me. Nulla gli impedisce di tornare a essere di nuovo il Numero Uno del mondo; e lo sta dimostrando scalando inesorabilmente la classifica. Molto dipende da quanto lo desidera lui stesso; e il suo recente impegno dimostra quanto ardentemente desideri un altro Major. Comunque, per me, è il putt il segreto per il successo. A qualsiasi livello. I dilettanti non ci dedicano abbastanza tempo. Li vedi tirare per ore in campo pratica prima di un giro in campo. Poi provano un paio di putt e vanno dritti al tee della 1. Guarda invece i migliori puttatori di oggi quanto hanno ottenuto. David Howell quando è diventato No. 6 del mondo, Graeme McDowell l’anno che ha vinto l’US Open, Justin Rose quando ha dominato l’ordine di merito: tutti loro puttavano in modo incredibile!

Il mio obiettivo di metà anno è una migliore forma fisica. Ma è dura a causa del poco tempo a disposizione, come al termine della stagione, quando abbiamo solo un break di sei settimane. Forse, se avessi vinto un Major avrei potuto prendermi un po’ di vacanza e tornare nel 2013 con le sembianze di Arnold Schwarzenegger!

Nicolas Colsaerts vincitore del Volvo World Match Play

Il belga Nicolas Colsaerts ha vinto la 47ª edizione del Volvo World Match Play Championship battendo in finale per 1 up il nordirlandese Graeme McDowell.

Nella finale, condizionata dal forte vento, Colsaerts ha costretto McDowell a un continuo inseguimento. Nelle prime nove buche per tre volte il belga è andato 1 up e in ogni occasione il nordirlandese ha impattato alla buca successiva. Tra le buche 11 e 13 due errori di McDowell hanno dato il doppio vantaggio a Colsaerts. Il primo ha accorciato le distanze alla 14ª, l’altro ha replicato alla 16ª ancora su svarione di McDowell, che però alla 17ª è tornato sull’1 down mantenendo vivo il match. Alla 18ª l’epilogo con McDowell che ha sbagliato il drive nell’ultimo attacco e che ha permesso a Colsaerts di chiudere con un comodo par.

Colsaerts, 30enne di Bruxelles, è al secondo successo nell’European Tour dopo quello conseguito nel Volvo China Open (2011), mentre MdDowell, 33enne di Portrush è rimasto fermo a sette titoli, tra i quali spicca un major (US Open, 2012).

Al belga sono andati 700.000 euro, su un montepremi di 2.750.000.