Sei secoli di golf in festa a St Andrews

Non poteva che essere la “Home of Golf” a ospitare il primo vero Festival del golf della storia. Qui, uno dei più antichi e prestigiosi club del mondo dove ha sede il Royal & Ancient, l’organismo che si occupa della regolamentazione del nostro sport, e che organizza l’Open Championship, il più antico torneo golfistico al mondo, tra fine marzo e inizio aprile verrà festeggiata la lunga storia del golf.

Il programma è ricco di eventi, dibattiti e rassegne imperdibili, come l’incontro con Mungo Park, pronipote di Willie Park Senior (il primo vincitore dell’Open nel 1860), le mostre dedicate a Seve Ballesteros, Bobby Jones e Old Tom Morris, quelle sulla storia del golf e sul suo risvolto “rosa”, visite guidate e tanti altri appuntamenti divertenti.

Dal 28 marzo al primo aprile sono previsti cinque giorni intensi dedicati ai veri appassionati, occasione irripetibile anche per visitare le bellezze della pittoresca cittadina. La prima università della Scozia, fondata nel 1413, il castello del 1200, l’antico porto e la cattedrale più grande della regione; da programmare anche una visita al British Golf Museum, alla casa di Old Tom Morris e all’Happy Hacker Golf Shop, una delizia per i fan di memorabilia in tema.

Per info www.standrewsgolffestival.com

Ma quanto mi costi

wanamaker-trophy-622x350 2

Sono tramontati i tempi di Old Tom Morris e Willie Park Senior, vincitori di soli onori. Oggi i tornei e gli sponsor assicurano montepremi favolosi, con cifre da capogiro. Ma non siate invidiosi: a volte si vince, ma spesso si perde

Non dovremmo mai dimenticarci che, in quanto professionisti, noi golfisti siamo in una posizione molto privilegiata. Essere ben pagati per girare in bellissime località esotiche è già di per sé un’esperienza straordinaria. Per di più, siamo pagati per fare qualcosa che amiamo (e che avremmo probabilmente fatto anche con un ritorno economico molto più modesto, se non nullo). Questa non è una cosa che possono dire in tanti. Nessuno può negare che al vertice del golf professionistico ruotano moltissimi soldi, ma agli inizi non era certo così: i vincitori dei primi quattro Open, dal 1860 al 1863 (Old Tom Morris e Willie Park Senior, entrambi due volte), non ricevettero alcun premio in denaro!

Un secolo dopo, Tony Jacklin ricevette un assegno di 4.250 sterline, quando vinse l’Open Championship del 1969 a Royal Lytham & St Anne’s; e dieci anni dopo, nel 1979, Seve Ballesteros ne ritirò uno di 15.000 sterline, quando conquistò il suo primo Open su quello stesso campo. Nick Faldo intascò “solo” 85mila sterline per la vittoria dell’Open a St Andrews nel 1990. “Solo” in confronto alle 900mila che si è portato a casa Darren Clarke a luglio, dopo la sua vittoria al Royal St George’s, tra premi di gara e incentivi dagli sponsor. Cifre che fanno capire come la remunerazione dei pro sia totalmente cambiata nel tempo. A marzo scorso, l’autorevole rivista inglese Golf World (da una cui costola è nato Golf Today) ha pubblicato la “Rich List”, che rivelava la Top 50 dei golfisti che avevano guadagnato di più nel 2010. E, devo ammetterlo, era molto affascinante scorrere quei nomi e, soprattutto, quelle cifre.

La lista includeva i guadagni sia “dentro” che “fuori” dal campo, e la Top 5 era composta nell’ordine da: 1. Tiger Woods (con 74.294.116 dollari); 2. Phil Mickelson (40.185.933); 3. Arnold Palmer (36.000.000); 4. Greg Norman (30.009.270); 5. Jack Nicklaus (25.175.000). Io ero “solo” 18mo nella lista; ma spero di guadagnare qualche posizione nel 2011, anche se ho davvero sprecato l’occasione nell’ultimo Major dell’anno, l’US PGA Championship all’Atlanta Athletic Club, in Georgia. È stato incredibilmente caldo tutta la settimana, con temperature che talvolta sfioravano i 48 gradi, ma non vale come scusante. I bogey arrivavano uno dietro l’altro: se non avessi perso un colpo a buca nelle ultime quattro del giovedì e non ne avessi persi cinque nelle prime quattro buche il sabato, le cose sarebbero andate molto diversamente. Sfortunatamente il nostro gioco è tutto fatto di “se” e “ma”.

Comunque, tornando ai vari premi, c’è un’enorme remunerazione nel nostro sport, se giochi bene. Certo, se mettiamo a confronto i migliori golfisti con i migliori calciatori, c’è ancora una grande differenza. Ma sono consapevole che la popolarità mondiale del calcio sia pesantemente maggiore di quella del golf, per cui se diamo una rapida occhiata ai compensi di Rooney, Torres, Messi, Kakà, Ronaldo e li confrontiamo con quelli di Luke, Westy, Rory, G-Mac e i miei, possiamo vedere come calciatori mediamente bravi guadagnino molto di più dei migliori golfisti. A ogni modo, per quanto possa sembrare poco credibile, non sono i soldi a motivarmi. So che è facile da dire nella mia posizione; ma non mi sono mai soffermato troppo sull’entità del montepremi di un torneo. E se sono in lotta per la vittoria, gli zeri dell’assegno passano in secondo piano: il titolo, il trofeo e i punti del ranking per me contano ben di più.

Quando metto a punto il mio calendario gare non penso al montepremi. Gioco comunque in tutti i più grandi tornei, magari pensando a quanto sia bello il campo o alle insidie che nasconde un percorso. Questi sono i fattori alla base delle mie scelte, e saranno sempre più importanti di qualsiasi altra cosa. È bello, nel golf, essere motivati dalla passione e dal desiderio di vincere. Poi, se il gioco viene ricompensato anche dal punto di vista economico, è ancora meglio!